Val Brembana, a caccia con visore notturno e silenziatore (vietati): bracconiere denunciato

Redazione 18/08/2021 0 commenti

Da quando la caccia di selezione al cinghiale è stata aperta (a inizio maggio nel Comprensorio Alpino Prealpi Bergamasche e in giugno nel resto del territorio alpino), il servizio ha accertato diversi casi di violazione. Tra i più gravi, in Val Cavallina le pattuglie hanno individuato un cinquantenne che avendo tra l’altro segnalato il punto di localizzazione in modo errato esercitava l’attività utilizzando mezzi vietati, tra cui un silenziatore per le armi a disposizione.

Il cacciatore era in compagnia di altre persone, cacciatori anche loro. Insieme hanno cercato di allontanarsi e di allontanare la pattuglia, sostenendo che il controllo aveva “rovinato” l’attesa venatoria degli animali. Il loro comportamento elusivo non ha comunque distolto l’attenzione degli agenti che hanno individuato i mezzi vietati per la caccia tra cui il silenziatore di fattura artigianale che la persona aveva tentato di celare. Tutti loro sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria per caccia con mezzi vietati e alterazione dell’arma.

Altro episodio analogo è avvenuto nella valle Brembana. Un quarantenne nei pressi di un piccolo immobile rurale al quale aveva accesso ha esploso un colpo verso un animale, senza colpirlo, in ore notturne. La pattuglia in servizio ha udito il colpo, pure attutito dal silenziatore, ed è intervenuta. Gli agenti hanno accertato che il soggetto non aveva comunicato la localizzazione del luogo di caccia, e nemmeno l’obbligatoria uscita; inoltre aveva posto in atto un “foraggiamento” con mais in granella al fine di attrarre i cinghiali e agevolare il loro abbattimento. Anche questo cacciatore è stato deferito all’Autorità giudiziaria per l’utilizzo di mezzi vietati quali visore notturno e silenziatore, oltre all’alterazione di armi da caccia. Si specifica che la legge n. 221, emanata anche per ragioni di pubblica incolumità il 28 dicembre 2015, vieta di alimentare, ovvero foraggiare, i cinghiali sull’intero territorio nazionale. Questo comportamento è configurato come reato, tranne nei casi che riguardano l’applicazione dei piani di controllo numerico della specie.

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La Polizia provinciale è impegnata nel controllo di diverse attività vietate dalle norme nazionali e regionali, tra cui l’addestramento abusivo di cani da caccia che comporta spesso gravi disturbi alle specie stanziali. Non solo, spesso gli animali - tra cui cinghiali, caprioli, cervi... - messi in allarme o inseguiti dai cani possono raggiungere strade, con il grave rischio di impattare con i veicoli in marcia.

Sono diverse le occasioni in cui gli agenti hanno rinvenuto animali con tracce da impatto, che per mancata segnalazione non è stato possibile rintracciare in tempo per un eventuale soccorso. Questi esemplari, quando riescono ad allontanarsi dal luogo dell’investimento, rimangono nei pressi delle strade. Bisogna considerare anche che la carcassa può attirare altri selvatici opportunisti che si nutrono di animali morti, finendo a loro volta sulla sede stradale.

Pertanto si consiglia vivamente di fare attenzione quando si percorrono strade che attraversano aree boschive o poco edificate, molto frequenti soprattutto nella fascia collinare e montana della nostra provincia. La presenza di segnaletica di pericolo che preannuncia la possibilità di incontrare animali selvatici impone di moderare la velocità di corsa.

Ricordiamo infine che il Codice della Strada prevede una sanzione amministrativa qualora vi sia un sinistro con animali (siano essi uno o più animali, siano essi d’affezione, da reddito o protetti), se chi è coinvolto (o ha assistito all’impatto) non ottempera all’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno.

“L’attività svolta dalla Polizia provinciale è fondamentale per il soccorso della fauna selvatica e la sicurezza dei cittadini – dichiara il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli - . Nonostante la carenza di personale che affligge il servizio, l’operato degli Agenti dimostra giorno per giorno alta professionalità e impegno nel preservare un patrimonio della collettività, che deve rimanere tale, nel rispetto delle norme nazionali e regionali che regolamentano l’attività sia venatoria che ittica”.

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