Diego, Patrizia e la comunità familiare di Berbenno: una storia di accoglienza lunga 8 anni

Eleonora Busi 23/12/2020 0 commenti

Era il 2 ottobre 2012 quando le porte della comunità familiare di Berbenno si sono aperte ufficialmente. Ad attendere sull'uscio di quella casa, rimessa a nuovo dopo essere stata sequestrata qualche anno prima ad un usuraio, vi erano due neo-sposini da poco tornati dal loro viaggio di nozze. Diego Mosca e Patrizia Pesenti, entrambi di Zogno, portavano sulle spalle tante belle esperienze di oratorio e vacanze solidali, dalla Terra Santa fino in Bolivia e Romania, in cui hanno avuto l'occasione di imparare l'accoglienza, la disponibilità e l'amore che si cela dietro ad ogni opera di volontariato.

E così quando la Cooperativa Aeper ha proposto loro di rendere quell'edificio in via Milano la loro casa in cui poter realizzare con bimbi e ragazzi provenienti da situazioni di difficoltà una grande “famiglia allargata”, Diego e Patrizia non hanno potuto fare altro che aprire il proprio cuore nonostante amici e parenti avessero consigliato loro diversamente. Qualche anno prima, l'edificio era stato confiscato ad un usuraio e quindi assegnato al Comune di Berbenno che, insieme all'Azienda Speciale Consortile Valle Imagna-Villa d'Almè e alla Cooperativa Aeper, ha deciso di trasformarlo in una comunità familiare.

Come primo incontro ci aspettavamo una piccola fiammiferaia piangente, raccolta sull'uscio in una nevosa notte natalizia – racconta Diego Mosca – Invece una sera trovammo ad aspettarci i carabinieri, che avevano portato qui un ragazzo tunisino con le sigarette in tasca e arrabbiato con il mondo”. Da allora sono passati 8 anni e 2 mesi e sotto il tetto di Diego e Patrizia sono passati 14 fra bambini e ragazzi, a ritmi dai due ai cinque per volta. “Al momento stiamo ospitando due ragazzi, forse ne arriverà un terzo per Natale” aggiunge Diego.

Quello di Berbenno non è un centro, ma una famiglia vera e propria, con tutte le gioie e le fatiche quotidiane che ne conseguono: i due coniugi mettono volontariamente a disposizione il loro tempo per riprodurre e offrire ai ragazzi una realtà famigliare sicura, confortevole e stabile che non hanno avuto la fortuna di vivere nella famiglia di origine a causa dei più svariati motivi e difficoltà. L'obiettivo finale è quello di mettere a fuoco un percorso condiviso, in cui il continuo scambio di visioni ed esperienze possa contribuire alla crescita personale e famigliare di ognuno.

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Durante questi 8 anni di accoglienza, dall'amore di Diego e Patrizia sono nati anche tre figli, Elisa di 7 anni, Federico di 5 e Alessandro di 6 mesi. “Per loro i ragazzi che ospitiamo sono i fratelli più grandi – racconta con orgoglio Diego – È un'esperienza bellissima, che consiglierei a chiunque se la senta. Le gioie sono tante, ma ci sono anche tantissime problematiche, dai rapporti con le famiglie a quelli con i servizi. Oltre che, ovviamente, con i ragazzi in accoglienza”. Per una buona e sana convivenza è fondamentale ritrovare un proprio equilibrio personale, ma soprattutto di accettazione verso sé stessi e la propria, unica storia.

È a partire da quei cocci che bisogna costruire la propria autonomia – spiega il giovane – unito al distacco da quell'esperienza famigliare vissuta fino a quel momento, affinché non si ripeta. Questo è un grosso nodo, difficile da sciogliere”. Per fortuna ci sono le piccole e grandi gioie quotidiane a rischiarare le nubi delle fatiche. “Per noi sono state tutte delle conquiste, a partire dalla ragazza che se n'è voluta andare fino a quelle in cui ci siamo salutati con grandi pianti – racconta Diego –. Sono state tutte esperienze dove siamo cresciuti, io e mia moglie in primis. Le fatiche di questi ragazzi mettono a nudo le tue fatiche, i tuoi limiti, le paure ed i fantasmi che ti porti dentro. Alla fine si vive giorno per giorno, ognuno sceglie la velocità e il numero di giri con cui far andare il motorino della propria vita: io suggerisco sempre di tenerlo alto, qualche volta si rischia di sbattere è vero, però quantomeno è una vita completamente vissuta. La forza di andare avanti la danno le piacevoli gioie, il passare del tempo, i ritorni durante il Natale ed i bellissimi rapporti che si vengono a creare. Le relazioni, i legami, gli affetti e le storie che si intrecciano sono la benzina che fanno andare avanti il motore di questa iniziativa”.

Per supportare il continuo sviluppo della casa famiglia ed affrontare le problematiche di natura economica, ogni anno vengono organizzate una serie di iniziative finalizzate alla raccolta di fondi: dalle colombe pasquali alla vendita delle mele, fino alla periodica cena della legalità e solidarietà che quest'anno si è tenuta in modalità “smart”. “Abbiamo fatto preparare una cena, distribuita dai volontari in tutta la provincia – racconta Diego –. Di solito raggiungiamo un centinaio di persone, mentre quest'anno c'è stato un boom: abbiamo servito ben 708 pasti, tanto da dover dividere la cena in due turni. È stata una bella esperienza nonostante la distanza, ci siamo guardati attraverso uno schermo, abbiamo fatto la tombola su Meet. È stato bello, tanto quanto il desiderio di volerci essere da parte da moltissime persone, più di quelle che avremmo potuto raggiungere restando all'Oratorio di Berbenno, come ogni anno”.

Un'esplosione di solidarietà anche per la consueta iniziativa natalizia del “panettone solidale”, prodotti artigianalmente dalla Pasticceria “Dolce Venere” di Ponte Giurino, e i cui proventi sono destinati alla comunità famigliare gestita dai coniugi. “Ogni anno ne vendiamo circa 200, quest'anno ad oggi siamo a 507, un numero raddoppiato – racconta con stupore – Non saprei spiegare il motivo, ma ci fa piacere”. Forse ad essere premiata è stata la costanza di un presidio in grado di camminare giorno per giorno lungo un percorso di crescita e amore, che si riflette anche nell'Associazione APS “Affidiamoci” fondata da volontari della comunità e rappresentanti di varie realtà associative e territoriali, tra cui l'Azienda Speciale Consortile, interessati al tema della promozione sociale nell'Ambito Valle Imagna-Villa d'Almè.

Ora Diego e Patrizia hanno rispettivamente 38 e 34 anni e nel cuore ancora tanta voglia di tracciare questo percorso sempre nuovo e colmo di imprevisti. “Finché i nostri figli ce lo consentono, ci piacerebbe andare avanti ancora qualche altro anno – confessa Diego – Però sappiamo anche che è abbastanza ragionevole pensare che questa esperienza non sia per sempre. Da un lato c'è un dato anagrafico da rispettare, dall'altro sono i nostri figli che ad un certo punto potrebbero voler mettere una parola fine per i più svariati motivi, forse anche per non volersi sempre separare da ragazzi con cui si sono creati legami affettivi”.

Per ora, dopo 8 anni, sono ancora giovani e in forze, “però quando sentiremo di aver esaurito le energie sapremo che non sarà più sano portare avanti l'esperienza – conclude Diego – Questo è l'unico punto fisso per un futuro che decidiamo di vivere giorno per giorno. Fino a quando continueremo a trovare in noi la forza di proseguire, noi continueremo ad accogliere ragazzi e ragazze nella nostra famiglia”.

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