I Tre Faggi di Fuipiano sono malati? Ecco lo stato di salute dei tre simboli valdimagnini

Eleonora Busi 03/11/2020 0 commenti

A qualcuno piace chiamarli i tre “saggi”, per altri si tratta dei tre “signori” che, dall'alto dei loro 1.400 metri sopra il livello del mare, osservano la quotidianità degli esseri umani di un'intera vallata. La località “Tre Faggi” di Fuipiano Valle Imagna è un luogo davvero suggestivo, sotto tutti i punti di vista, che sia bagnato dalla luce dorata del tramonto o semi-nascosto da una leggera foschia nelle giornate più grigie e cupe.

Questi imponenti alberi secolari – non si conosce la loro età esatta, ma si stima possano avere dai 110 ai 120 anni – erano una volta quattro: si dice che furono piantati insieme in quel luogo per creare una zona d'ombra a quegli animali che si avvicinavano per dissetarsi nella pozza d'acqua che si trova proprio di fronte. Nel tempo, uno di loro fu abbattuto e la zona divenne così conosciuta con il nome di “Tre Faggi”, divenendo poi un simbolo culturale e naturalistico dell'intera Valle Imagna.

In tempi recenti, però, l'attenzione si è concentrata sulla salute dei “tre saggi” valdimagnini: la situazione non è sfuggita all'occhio attento di Carlo Manzinali, alpino di Fuipiano Valle Imagna che ha segnalato, su Facebook, il presunto stato precario stato di salute dei Tre Faggi, a lui molto cari: “l'infanzia l'ho passata lassù con gli zii a fare il fieno, per questo motivo ci sono profondamente legato – racconta Manzinali –. Insieme agli alpini di Corna Imagna e Gerosa ci siamo naturalmente interessati per la tutela di questi tre faggi, restituendo identità all'intera zona ripristinando il complesso devozionale dedicato alla Madonna, circondato dalle quattordici stazioni della Via Crucis e da altri otto cippi più piccoli che ricordano le antiche strutture celtiche dei Dolmen. Il prossimo obiettivo è restaurare anche la piccola santella dedicata alla Vergine Maria, però abbiamo a cuore anche la salute dei tre faggi secolari”.


(I Tre Faggi a Fuipiano Valle Imagna)

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A preoccupare è soprattutto una cavità nel tronco di uno dei tre alberi, che ha richiesto l'intervento della Comunità Montana Valle Imagna per l'accertamento della sua eventuale pericolosità per chi raggiunge la zona. “La località dei Tre Faggi è un luogo particolarmente paesaggistico e conosciuto nella Valle Imagna, uno dei punti di riferimento tipici nelle mete escursionistiche – afferma Roberto Rota, responsabile dell'Ufficio Agricoltura – Gli alberi hanno subito una serie di vicissitudini nel corso degli anni, anche a causa di chi ha fruito la zona in maniera non corretta. Perciò, lo scorso anno abbiamo affidato un incarico al Dottore Agronomo Nicola Caffi Avogadri per eseguire alcune indagini, svolte lo scorso mese di giugno, per capire se vi fossero pericoli per i fruitori. Avevamo, inoltre, effettuato un censimento con le nostre guardie ecologiche volontarie per far sì che anche i Tre Faggi venissero inseriti nell'elenco degli Alberi Monumentali d'Italia, di competenza del ministero dell'Agricoltura, ma la proposta, trasmessa al tempo ai Comuni, non ha avuto un prosieguo”.

Per analizzare lo stato di salute di questi faggi simbolici è stato utilizzato un tomografo sonico, uno strumento che si avvale di sensori sonici infilati per mezzo centimetro all'interno del tronco che vengono percossi per creare – attraverso un cavalletto dendrometrico elettronico – una sezione tridimensionale della pianta mediante l'impiego di onde sonore, con lo scopo di analizzare agevolmente la qualità interna del legno. In poche parole: determinare la stabilità e lo stato di salute dell'albero.

Il primo faggio, quello verso la montagna, presenta delle compromissioni molto estese, ma come fattore sicurezza è nella norma, vista l'altezza ridotta rispetto alle potenzialità dell'albero – spiega Nicola Caffi Avogadri, Dottore Agronomo iscritto dal 2012 all'Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della Provincia di Bergamo –. Il secondo faggio, quello centrale, non mostra invece grandi problematiche, ad eccezione di alcuni rami un po' secchi e altri rotti che verranno ripuliti in modo tale da mettere in sicurezza l'area. Presenta una cavità all'interno del tronco, ma per quanto riguarda il fattore sicurezza siamo nella norma. Il terzo, quello che dà sulla vallata, non ha invece riscontrato anomalie ed è sano”.


(Analisi in corso)

Le cavità non rappresentano, perciò, motivo di preoccupazione. “Non devono essere sempre interpretate come un difetto – spiega il Dottore Agronomo – La parte centrale dell'albero, il durame, viene eliminata anche per delle strategie della pianta e, in alcuni casi, è quella che conferisce la rigidità. Quella che ha mantenuto è la parte più elastica, dove riesce a dissipare nel miglior modo possibile le sollecitazioni. E in ogni caso, ormai la pianta si è strutturata per la cavità che ha, perciò non c'è da preoccuparsi”.

Nel complicato intreccio di rami e foglie dei monumentali Tre Faggi, talmente intricato da dare l'illusione di essere un'unica entità, l'unico appunto va cercato nella chioma del faggio 2, talmente bella ed in salute da stare lentamente “sottomettendo” quella del faggio 1. “Ma quanti decenni ci vorranno affinché prenda completamente il sopravvento, è impossibile stabilirlo – sottolinea Caffi Avogadri – Essendo un ambiente totalmente naturale, quello che ho proposto è: lasciamo che la natura faccia il suo corso, come è giusto che sia. In ogni caso, né questo né le cavità sono un problema che preoccupano sul breve termine: a parte qualche piccola manutenzione per eliminare i rami secchi, se ne parlerà fra molte decine di anni”.

Il responso è, quindi, positivo: nessuna malattia sta minando alla salute degli alberi e le cavità non sono motivo di preoccupazione. E gli imponenti “Tre Faggi” potranno troneggiare ancora per molto tempo, in completa simbiosi, su tutta la Valle Imagna.


(Il Dottore Agronomo Nicola Caffi Avogadri all'interno della cavità)

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(Foto in evidenza di: Nicola Caffi Avogadri)

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