L'impatto del Covid sulle famiglie in Valle Imagna: difficoltà con i figli, case senza internet. Ora si pensa all'estate

Eleonora Busi 09/06/2020 0 commenti

La “fase 2” dell'emergenza coronavirus ha ormai preso il via (a pochi giorni partirà pure la fase 3) e con essa anche il motore della comunità ha ripreso lentamente a girare per tornare ad una sorta di quotidianità alla pre-Covid. Nonostante ciò, sono numerosi i nodi che ora vengono al pettine: uno fra questi riguarda in particolare i bambini e la riorganizzazione di quelle attività estive che fino all'anno scorso parevano quasi scontate.

L'Azienda Speciale Consortile Valle Imagna-Villa d'Almè si è già attivata per mettere in campo una sinergia fra varie alleanze territoriali, progetti, Enti e Agenzie per concentrare le proprie verifiche ed approfondimenti e progettare insieme un “territorio diffuso”, ovvero uno spazio associato ad una attività, che necessita però di una collaborazione straordinaria fra diversi attori a diversi livelli. Tutti insieme per offrire una proposta educativa-ricreativa-ludica ai bambini e sostenere le famiglie in questi momenti delicati e difficili.

Requisito fondamentale per istituire un “gruppo della comunità” è avere una fotografia chiara delle famiglie dopo l'emergenza sanitaria. Le risposte sono arrivate a seguito di un questionario, rivolto ai nuclei con uno o più figli dagli 0 ai 17 anni: a rispondervi sono state 1.007 famiglie residenti nell'ambito Valle Imagna-Villa d'Almè – equamente divise con un picco di 129 a Sant'Omobono Terme – la maggior parte delle quali con figli di un'età compresa fra i 7 e i 10 anni (407 bambini) e fra i 4 e 6 anni (322 bambini), per un totale di 1.578 fra bambini e ragazzi.

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Di queste famiglie, il 5% ha un componente con disabilità, per la maggior parte cognitivo/intellettiva (35 soggetti) e con bisogni specifici di socializzazione fuori casa (38 soggetti). Per quanto riguarda, invece, la situazione lavorativa, ben 130 persone hanno perso il lavoro durante l'emergenza Covid, 688 hanno subito una riduzione oraria e 538 ha sempre lavorato. Molte meno (88) le persone disoccupate. Fra gli adulti che stanno lavorando, si evidenzia un numero minore in modalità smart working (351 persone), privilegiando invece il lavoro fuori casa (948).

Il basso numero di smart working potrebbe essere causato anche da una rete internet non idonea. Se per 404 famiglie risulta essere buona e per 146 ottima, sono ben 306 i nuclei che riscontrano invece una connessione discreta, 118 sufficiente e 33 in assenza di internet. Un dato, quest'ultimo, in un certo senso allarmante vista la natura ormai sempre più tecnologica del nostro presente e futuro. A questi dati si lega anche la presenza di strumenti tecnologici in casa: sono ben 1.578 i minori che ne possiedono almeno uno e 1.629 gli adulti. Spiccano fra tutti gli smartphone (2.201), seguiti dai PC (1.361). Seguono poi stampanti (814), tablet (719) e scanner (519).

Pensando al periodo del Covid, il lockdown ha avuto un impatto non esageratamente negativo: ben 501 famiglie hanno dichiarato di aver riscoperto l'energia della propria famiglia, 499 di aver riorganizzato i tempi famigliari attraverso la didattica a distanza. Il rovescio della medaglia però c'è e si fa sentire: per 435 famiglie il periodo ha acuito alcune fatiche nella gestione dei figli, 206 hanno avuto malati in famiglia e 98 “perdite”. Per 259 nuclei la convivenza h24 ha causato stress e conflitti, mentre per 159 si è creato un clima di ansia e paura, oltre che di insicurezza.

Il questionario fa luce quindi anche sulla gestione dei figli nei mesi di emergenza. Per 353 famiglie c'è stata "abbastanza" difficoltà, 177 famiglie invece hanno avuto molta difficoltà e 96 tantissima. 181, invece, non hanno riscontrato alcuna difficoltà, mentre 193 “un poco”. Durante la fase 2, per 566 famiglie non vi sono orari senza alcun adulto in casa, mentre – al contrario – per 227 nuclei l'assenza di adulti riguarda tutto il giorno. Soltanto la mattina per 192 famiglie e solo il pomeriggio per 92.

Chiaramente negli anni precedenti i figli frequentavano degli spazi extra scolastici. Il più diffuso pare essere il CRE estivo – frequentato da ben 528 ragazzi –, seguito da spazio gioco e sport vari. Nonostante ciò, sono ben 213 i bambini non partecipavano ad alcuna attività extra nel periodo estivo. Ora che l'estate è alle porte, le famiglie sono alla ricerca di una soluzione per la gestione dei figli: per 304 nuclei famigliari i piccoli di casa potrebbero stare con i parenti, altre 344 non hanno ancora trovato soluzioni, mentre 321 affermano di non averne bisogno poiché un adulto è sempre presente in casa.

Alla domanda su cosa ritengono fondamentale per il periodo estivo, le famiglie hanno risposto prevalentemente un impegno per gli adolescenti (229), la scuola materna attiva anche al mattino (223) e a pari merito il CRE per le scuole elementari al mattino e tutto il giorno (189). Gite (2), attività sportive (5) e l'apertura dei nidi (7) sono opzioni invece poco considerate. Nonostante il 67% delle famiglie che hanno partecipato al questionario non abbiano particolari preoccupazioni per il periodo estivo, il 33% ha invece segnalato quelle che per loro rappresentano delle preoccupazioni.

Fra quelle fondamentali ci sono questioni legate alla responsabilità in caso di contagio, al coinvolgimento dei volontari preferendo invece del personale qualificato, al costo dei servizi con la richiesta di aiuto ai Comuni per sostenere le spese, e ai protocolli di sicurezza per mascherine, distanziamento e operazioni di screening attraverso tamponi. Tutte le famiglie, inoltre, concordano circa la necessità dei ragazzi di trascorrere del tempo tra e con pari, ma hanno affermato che in caso di assenza di garanzie potrebbero rinunciare alle attività estive. È emersa inoltre l'idea di creare progetti per condomini o tra quartieri/cortili.

Certamente sarà un lavoro faticoso, che meriterà un’attenzione e un investimento specifico – fanno sapere dall'ASC L’estate cambierà, occorre non rimanere legati alla forma e ai colori che ha sempre avuto; si parlerà di esperienze nuove, occorrerà scegliere a chi rivolgerci non solo in base ai bisogni di ognuno ma anche in relazione agli spazi e alle risorse che avremo. Si tratta di iniziare un lavoro graduale per una partenza intelligente e realmente sostenibile a livello pedagogico, sanitario ed economico cercando di creare giuste e significative alleanze fra il mondo delle istituzioni, della scuola, delle cooperative, dell’associazionismo e delle parrocchie: sinergie che potranno sperimentarsi e produrre nuova linfa e nuove energie da far scorrere anche nella ripartenza di settembre”.

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