Madunù di Dossena: processione e Rosario in diretta Facebook sulla pagina Coppa Valbrembana

Redazione 02/04/2020 0 commenti

La festa del Madunù di Dossena, una delle più sentite e partecipate tradizioni religiose della Valle Brembana e che si svolge tradizionalmente 9 giorni prima di Pasqua, non si vuole fermare nemmeno durante il coronavirus. Cambia la forma, ma vuole comunque esserci proprio come la Sacra Spina pochi giorni fa.

Questa sera, 2 aprile, ore 20.00 il parroco don Sergio Carrara reciterà il santo Rosario davanti alla statua, mentre domani, venerdì 3 aprile, alle ore 15.00 la processione del Madunù con la reliquia e la sola presenza del parroco, del sindaco Fabio Bonzi e del maresciallo dei carabinieri di San Pellegrino. Entrambi gli eventi potranno essere seguiti in diretta sulla pagina Facebook della Coppa Valbrembana (verrà condivisa anche sulla nostra pagina) gestita da Enken Omacini.

"È una festa a cui teniamo molto. Alla processione ogni anno partecipa molta gente, anche da fuori Valle, per cui abbiamo ritenuto importante trovare un modo per far partecipare tutti, e la tecnologia in questo senso ci ha aiutati. - spiega Sabrina Alcaini, membro del comitato organizzatore della Coppa Valbrembana - L'idea è venuta in primis a don Sergio, che ci ha contattati per poter sfruttare la nostra pagina, molto seguita, come canale per trasmettere la diretta".

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La Storia del Madunu' (da Provinciabergamasca.com)

Il Madunù è una festa importante per la comunità di Dossena tant'è che, in questa occasione, molte persone emigrate all'estero o che abitano in altri paesi ritornano con entusiasmo al proprio paese, perché vivamente, ancora oggi, riconoscono il valore delle tradizioni religiose attraverso la devozione e il ringraziamento alla Madonna Addolorata.

L'origine di questa festa non è conosciuta, c'è chi attribuisce la sua nascita intorno al 1600 quando la gente di queste montagne invocava la Vergine Maria di preservarli dalle carestie e dalle pestilenze che infestavano i paesi e le valli in quell'epoca. Ma da sempre in paese, questa statua, rappresenta il simbolo divino che interviene per allontanare pericoli, alleviare le malattie, evitare le disgrazie, che esaudisce le preghiere di coloro che soffrono e che chiedono aiuto e quindi venerata ardentemente da tutti. 

Quando in paese inspiegabilmente avviene un miracolo, una guarigione o una grazia ricevuta la persona coinvolta che ha chiamato in causa con le sue preghiere la Madonna Addolorata, in ringraziamento gli offre l'oggetto d'oro che più gli è caro. La statua, conservata in una nicchia della chiesa parrocchiale, a questo punto, viene scoperta dal velo che la ricopre. L'oggetto d'oro che le è offerto come: una collana, un bracciale, o un anello ecc.. viene deposto e appeso sulla statua insieme  agli altri, e lasciato per sempre in ornamento.  In quest'occasione le persone devote possono recarsi in chiesa, per un giorno pregare di fronte alla madonna, e ringraziarla per il suo aiuto.

Durante la processione quindi, che si svolge il venerdì prima delle palme, la statua del madunù viene trasportata insieme allo splendore degli ori che la rivestono. Un altro fatto che testimonia la fede profonda che la comunità Dossenese ha per questa festa è la preparazione dei fuochi. Un tempo i fuochi non erano altro che falò, fatti dai rovi e dalla sterpaglia secca raccolta durante l'inverno, che aveva invaso i prati e i boschi.  Ogni contrada del paese coinvolgendo tutti i giovani, le donne e i vecchi già alcuni mesi prima della festa, faceva la gara a chi raccoglieva più ramaglia e preparava il falò più grande. Ogni contrada preparava il suo che era acceso la sera prima della festa del Madunù. Come in un palio, vinceva quella contrada che produceva le fiamme più alte e riusciva a mantenere il falò acceso più a lungo durante la notte. Lo spettacolo offerto era veramente suggestivo. 

La ricompensa era l'onore e l'orgoglio di avere vinto che si conservava per un anno. Al posto dei falò oggi si proiettano fuochi d'artificio pirotecnici che danno bellissimi effetti spettacolari ma non coinvolgono emotivamente le persone. Chi scrive si augura che il senso del recupero della cultura e delle tradizioni religiose possa coinvolgere il cittadino Dossenese in futuro e, considerato l'abbondanza di legname secco e ramaglia abbandonata nei boschi sia possibile ripetere, come nel passato, l'usanza dei falò, che fino a pochi anni fa ardevano nella notte in onore al Madunù. Circa una decina d'anni fa l'oro della statua fu rubato e non più ritrovato ma la generosità e la fede degli abitanti di Dossena hanno permesso di ricominciare come prima ad offrire le proprie cose più preziose in cambio degli aiuti che il madunù, ancora oggi, sanno dare. 

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