Ospedale S.Giovanni, i sindaci: ''non solo a servizio del Papa Giovanni, ma anche della valle''

Eleonora Busi 08/10/2020 0 commenti

La richiesta è perentoria: ripristinare tutti i servizi che il decreto ministeriale 70/2015 prevede come obbligatori per i presidi ospedalieri di base. Perché l'ospedale di San Giovanni Bianco “non deve essere soltanto a servizio dell'Asst. Papa Giovanni XXIII, ma della gente della Valle Brembana”. È quanto emerge dall'incontro che si è tenuto nella serata di ieri, mercoledì 7 settembre, alla Green House di Zogno fra i sindaci dell'ambito territoriale della Valle Brembana e gli amministratori dell'azienda ospedaliera.

L'impoverimento delle attività e dei servizi erogati che mettono a rischio la salute dei cittadini della Valle Brembana e che sono fonte di gravi disagi che stanno suscitando nuove proteste e timori riguardo al futuro dell'ospedale”: una denuncia chiara e secca, redatta in un documento approvato all'unanimità – 27 sindaci presenti su 36 Comuni – che nasce da una mozione già avviata, a suo tempo, dai sindaci di San Pellegrino Terme Vittorio Milesi e di Olmo al Brembo, Carmelo Goglio.

All'incontro, al quale erano presenti anche Gianbattista Brioschi, presidente dell'assemblea dei sindaci del Distretto di Bergamo, e Patrizio Musitelli, presidente dell'Ambito Valle Brembana, il riflettori erano tutti puntati principalmente su servizi e numeri (in calo) dell'ospedale vallare, fra richieste e chiarimenti di una lunga lista di carenze. Per la maggior parte dei servizi, infatti, la presenza medica è garantita soltanto dal lunedì al venerdì, dalle 8:30 alle 17:30, in un ospedale che – di fatto – “funziona” soltanto per 9 ore giornaliere anziché 24 e soltanto nei giorni feriali.

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Si è parlato poi di numeri, dal dimezzamento dei posti letto scesi da 130 a 68, a quello dell'organico dei medici, che è passato nel tempo da 37 a 20, oltre che dei primari – dagli 8 precedenti ad 1 soltanto. Passando anche per il reparto di Chirurgia chiuso nel weekend e nei festivi, con medici di Chirurgia e Ortopedia (quest'ultimo reparto progressivamente accorpato al primo) presenti solo per interventi programmati, creando perciò una situazione di irreperibilità degli stessi tanto da costringere l'invio dei pazienti in presidi diversi.

Asst. si difende, specificando che “nelle ore serali e notturne e nei fine settimana, il servizio di Chirurgia e Ortopedia è garantito dal personale presente al Papa Giovanni”, ma i sindaci puntano il dito: “è in contrasto con la legge ed un'inaccettabile presa in giro per i cittadini”. Di inaccettabile ci sarebbe anche la riduzione del personale, incomprensibile alla luce delle risorse economiche stanziate negli anni dalla Regione, proprio a favore dell'ospedale di San Giovanni Bianco. “Non si capisce – dicono i sindaci – come possano essere impiegati i 1,5 milioni di euro previsti da Regione Lombardia per questo ospedale dal 2017. Fanno piacere gli investimenti sulle strutture, ma le vere colonne portanti di un ospedale su cui si deve investire sono le risorse umane che vi lavorano, unitamente alle dotazioni per l'erogazione dei servizi”.

È schietta anche l'accusa del sindaco Vittorio Milesi di San Pellegrino, che ha affermato: “La gente della montagna e della Valle Brembana ha sopportato e subito sin qui questa intollerabile situazione in silenzio, ma avete esagerato. Difenderemo da oggi con più determinazione e con ogni mezzo a disposizione il nostro ospedale dalla distruzione progressiva al quale in questi anni è stato sottoposto. Il documento approvato dai sindaci, la costituzione di un comitato di cittadini, composto anche da amministratori e medici, e le diverse sollecitazioni provenienti dagli stessi medici dimostrano che la misura è colma”.

Cosa chiedono i sindaci brembani – La “lista delle richieste” avanzate nel documento sono diverse. Si parte dall'erogazione continua ed effettiva delle attività ambulatoriali dichiarate, con la trasparente indicazione degli orari settimanali assicurati per ogni specialità. Si passa poi per la riapertura del reparto di Pediatria – chiuso durante l'emergenza Covid – ed il ripristino h24 dell'automedica, anch'essa ridimensionata dopo l'emergenza, il ripristino degli screening mammografici, la riapertura dei servizi di Fisioterapia al Poliambulatorio di Zogno, una verifica dei tempi di attesa del Pronto Soccorso (la media si aggira attorno alle 5 ore) ed infine una risoluzione decisa per il trasporto dei pazienti dializzati.

L'ospedale di San Giovanni Bianco rischia la chiusura? La risposta è no: il direttore generale dell'Asst. Maria Beatrice Stasi ha illustrato le caratteristiche dell'ospedale, sottolineando come non vi sarebbe alcuna intenzione di chiudere e ridimensionare, “ma dobbiamo capire che certi interventi qui non si potranno più fare. Dobbiamo garantire la sicurezza. E creare continui allarmismi disaffeziona le persone dall'ospedale”.

Si è parlato poi anche di investimenti, dichiarati continui (sul piatto più di 3 milioni di euro previsti per il 2020) e “declinati su progettualità specifiche con finalità di messa in sicurezza ed efficienza della struttura e delle 13 attività ambulatoriali attive. L'ospedale di San Giovanni Bianco – ha proseguito – è parte integrante dell'Asst. Papa Giovanni XXIII, a cui assicura anche le cure subacute e lavora in costante allineamento con gli specialisti dell'ospedale di Bergamo. Diverse le iniziative intraprese per una reale integrazione ospedale-territorio, a partire dal potenziamento degli ambulatori infermieristici, passando per la centrale di dimissioni protette. Attualmente si sta implementando la figura dell'infermiere di famiglia e di comunità, che troverà anche in Valle Brembana la propria ideale collocazione di prossimità”.

Intanto i sindaci sono pronti a lottare per il proprio ospedale e si dicono pronti ad inoltrare una segnalazione “alle autorità competenti in caso di ulteriore inerzia” per accertare se non siano ravvisabili reati come “l'interruzione di un ufficio o servizio pubblico o di un servizio di pubblica necessità”, oppure “l'omissione di atti d'ufficio”. Da entrambe le parti, infine, è stata accolta l'idea della creazione di un tavolo permanente di confronto. “È necessario coltivare il continuo rapporto tra amministratori e strutture dirigenziali – ha sottolineato Jonathan Lobati, presidente della Comunità Montana – perché siamo due facce della stessa medaglia. Serve più confronto”.

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