''Una semplice telefonata può far bene'', in Valle Imagna operatori sociali 'alla cornetta'

Eleonora Busi 23/04/2020 0 commenti

Una telefonata non può certo sostituire un abbraccio, ma a volte basta poco per ritrovare una rinnovata serenità. È questo che sta alla base della filosofia adottata dal servizio di ascolto “Restiamo in linea”, promosso dall'Azienda Speciale Consortile nei Comuni dell'Ambito Valle Imagna – Villa d'Almè, attivo 7 giorni su 7 dalle 10 alle 12, dalle 16 alle 18 e dalle 20 alle 21.30 . L'obiettivo è condividere e dare sfogo alle proprie paure e bisogni, oltre ovviamente consentire di fare chiacchiere in questo periodo di quarantena forzata.

Ad un mese dall'attivazione del servizio, il resoconto è positivo: due le tipologie di persone che ne usufruiscono, una decina che sono “fisse” e vengono chiamate quotidianamente, mentre una media di 7 persone a settimana telefona per avere informazioni di carattere pratico o per bisogni specifici. “Nel gruppo fisso vi sono persone che ci sono state segnalate dai servizi sociali e fanno parte di quelle categorie più fragili – spiega Michela Busi, assistente sociale di ASC e operatrice del servizio – Questo gruppo è accompagnato e supportato da noi nel corso di questa quarantena. Poi ci sono altre persone che telefonano per esigenze, bisogni specifici oppure informazioni”.

Gli argomenti più “chiacchierati” sono di carattere semplice. Si parla dell'ordinario, ci si racconta della propria giornata con le piccole attività di tutti i giorni – come accudire l'orto, il giardino e le galline, ricamare o cucire –, ma anche del proprio umore e delle proprie emozioni. “Alcune di queste persone a cui telefoniamo giornalmente sono anziani – precisa Michela – Hanno bisogno di quella chiacchierata di compagnia, perché da troppo tempo ormai non vedono i figli e i nipoti”.

Per alcuni, invece, parlare di semplice quotidiano risulta più difficile. “Ci sono sì delle situazioni più depressive – spiega Michela – Sono situazioni di solitudine. Sono persone che si sentono sole e tristi, emarginate. Vanno supportate a livello più emozionale ma soprattutto relazionale (seppure solo via telefono). Ma in questo periodo, anche quella telefonata in più può fare bene

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L'identikit della persona tipo che usufruisce del servizio è costituita quindi in parte da anziani, ma non solo, adulti che vivono in una forte condizioni di solitudine. “Questo è il caso – spiega Michela – di situazioni già fragili prima dell'emergenza, che ancora di più ora hanno bisogno di un ascolto, che talvota si trasforma in piccoli suggerimenti, consigli, supporto".

Nei racconti della quotidianità, capita anche che le persone si raccontino attraverso aneddoti o storie particolari. “Le signore anziane, ad esempio, ci raccontano dei mariti defunti – aggiunge l'operatrice – Oppure mentre chiacchierano della giornata ricordano episodi del passato, come quando hanno ricamato a mano la dote del matrimonio, altri ancora ci narrano del lavoro da giovani o dove abitavano nel passato. Molti fanno semplici battute su questo periodo, ad esempio associando il virus ad una situazione quasi peggiore della guerra”. E fra questi stralci di testimonianza, qualcosa rimane impresso. “C'è una persona, sulla sessantina, con una patologia psichiatrica che, una volta, ha associato l’emergenza Codiv-19 alla sua storia personale, la paura di oggi ad un ricovero ospedaliero”. Ha riferito: 'Ho più paura per coloro che in questo momento sono ricoverati in psichiatria, che per quelli con il Coronavirus'” confessa Michela.

Nonostante parlare faccia bene e allevi l'isolamento forzato, a mancare di più è il contatto fisico con altre persone. “Sicuramente il nostro è un supporto piacevole. Loro aspettano la tua chiamata e te lo dicono: è un rapporto che, con il tempo, è diventato intimo, relazionale. Io stessa sto bene in questa relazione che i è costruita quotidianamente, cerco di orientarmi verso l'ascolto, il sollievo e, ove possibile, la leggerezza – conclude l'operatrice – Ma ciò che a loro manca di più, e ora diventa necessario, è il contatto, con i parenti, gli amici, i nipoti ma anche solo con la gente del paese. Questo è un bisogno di fondo, comune a tutti. Spesso mi chiedono di andare a trovarli e io rispondo sempre di sì. Perché appena sarà possibile, sia io che la mia collega andremo davvero ad incontrarli”.

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