Centrali idroelettriche Val Brembana, chiamate anche fuori regione per i dipendenti Enel

Redazione 30/09/2019 0 commenti

“Gli organici sono sotto zero eppure l’azienda moltiplica le reperibilità, con la conseguenza che a turnare nel controllo delle dighe siano sempre gli stessi lavoratori, ora soggetti anche a chiamate fuori regione”: così Eleonora Lavelli della FILCTEM-CGIL di Bergamo spiega il disagio sempre più grave che i lavoratori del comparto Hydro di Enel Green Power subiscono anche a Bergamo, come nel resto del territorio nazionale.

Da settembre, infatti, l’azienda ha introdotto una nuova modalità di reperibilità, la terza, denominata “Task Force”, che va ad aggiungersi alle reperibilità ordinaria e straordinaria e che prevede anche l’intervento fuori dai confini regionali in caso di emergenza: “La novità, imposta senza alcuna discussione sindacale, è a costo zero per Enel ma ha costi altissimi per la qualità della vita dei lavoratori” prosegue la sindacalista. “La disponibilità obbligata alla Task Force non è retribuita un euro in più (a meno che non ci sia un intervento), ma va ad aggiungersi alle numerosissime ore di reperibilità che i lavoratori Hydro devono garantire per il controllo e il buon funzionamento delle dighe”.

In provincia di Bergamo, nel comparto idroelettrico (Hydro), cioè di produzione dell’energia, lavorano 70 persone: 42 sono impegnate nella sede operativa di Bordogna, in val Brembana, e nelle sedi distaccate di Zogno e Trezzo sull’Adda, che ne dipendono. In val Seriana sono invece in 28, nella sede operativa di Ludrigno, da cui dipende la sede distaccata Gromo.

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“La ristrutturazione compiuta dall’azienda quattro anni fa è già stata abbastanza impegnativa per i lavoratori che in questi anni si sono dovuti adeguare. Ora, con la novità delle ultime settimane, allo stesso personale viene chiesto di coprire reperibilità aggiuntive” prosegue Eleonora Lavelli.

“.Con l’introduzione della ‘Task Force’, il perimetro della reperibilità viene ampliato ad altre regioni in caso di emergenza. Ma il concetto di emergenza è vago: anche una mancanza per malattia, in un contesto di organici ridotti e carenti, si può trasformare in una situazione emergenziale. E dunque si può venire spediti all’altro capo della penisola. Questo tipo di reperibilità non viene pagato, a meno che la trasferta effettivamente avvenga. Come sindacato ci opponiamo a queste modalità di lavoro imposte, per nulla discusse insieme ai rappresentanti dei lavoratori”.

In Lombardia, nel dicembre 2018 i dipendenti Hydro erano 291, mentre oggi sono scesi a 278. In arrivo ci sarebbero altre uscite per pensionamenti. In provincia di Bergamo, come nel resto della regione, si stanno studiando modalità di protesta, che naturalmente dovranno essere compatibili con il delicato servizio che i lavoratori svolgono nelle dighe.

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