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100 candeline agli alpini ma gli iscritti calano, il presidente: 'dimezzati fra 10 anni'

Cento candeline per gli alpini, che oggi festeggiano il proprio primo secolo di storia. Ma gli iscritti calano e, secondo il presidente Ferrari, potrebbe voler dire un dimezzamento fra dieci anni.
8 Luglio 2019

Cento candeline per gli alpini, che oggi festeggiano il proprio primo secolo di storia. L'8 luglio 1919, a Milano, si istituiva infatti la prima Associazione Nazionale degli Alpini con il suo primo presidente il Maggiore Alpino Daniele Crespi. Recentemente, però, gli iscritti all'Ana stanno calando a vista d'occhio: a Bergamo, ogni anno, l'associazione perde dai 400 ai 500 iscritti.

È in questa occasione che giunge l'appello dell'attuale presidente Giovanni Ferrari, che vede in questo calo una disaffezione, “molti fanno fatica a vedere un futuro associativo” dichiara. “Una delle sfide principali è dare fiducia e far capire anche a chi non si interessa che le attività che facciamo sono molteplici. Ecco perché insisto sul collegamento tra gruppo e la sede: far percepire quello che siamo e che facciamo nella globalità. Se analizziamo i numeri e non creiamo urgentemente una controtendenza fra 10 anni saremo dimezzatiaggiunge il presidente.

Una realtà che fa temere il peggio per la longeva associazione e per gli alpini in generale, soprattutto per la presenza dei cosiddetti “alpini dormienti”, ovvero quelle persone che – pur avendo prestato servizio militare in questo corpo – hanno deciso di non iscriversi all'Ana. È per riconquistarli che, quindi, il presidente Ferrari ha deciso di distribuire a novembre dei questionari per raccogliere risposte concrete e capire come affrontare questa sorta di disinteressamento.

Non abbiamo numeri ufficiali, ma se tutti dovessero entrare in associazione credo raddoppieremmo le nostre fila – conclude Ferrari – A questo proposito abbiamo elaborato un questionario che invieremo ai capigruppo, che dovranno cercare di rintracciare questi alpini. Nel nostro futuro vediamo anche la possibilità di far entrare quei ragazzi che stanno portando avanti le esperienze dei campi scuola alpini anche maturate nelle caserme o con le attività di protezione civile”.

(Fonte: L'Eco di Bergamo)

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