105 anni di tenacia e ottimismo: Antonia Roncelli, decana di Almenno San Bartolomeo

Ieri, domenica 1 giugno, Antonia Roncelli di Almenno San Bartolomeo ha raggiunto l'altissima vetta dei 105 anni di età, contornata dall'affetto dei suoi tre figli: Bernadette, Giacomo e Eugenio.
2 Giugno 2026

Ieri, domenica 1 giugno, Antonia Roncelli di Almenno San Bartolomeo ha raggiunto l'altissima vetta dei 105 anni di età, contornata dall'affetto dei suoi tre figli: Bernadette, Giacomo e Eugenio.

Antonia - persona più anziana del paese - nacque il primo giugno del 1921 ad Almenno San Bartolomeo, nella cascina di via Ca’ Cristallo in località Cascine. La sua famiglia era una famiglia di mezzadri (masèr): ultima di cinque figli, crebbe in una situazione di grande difficoltà e di grande sofferenza perché rimase orfana di mamma alla tenera età di soli otto mesi. Il papà, Celeste Roncelli, detto Pacio, non si risposò e Antonia venne allevata dalle tre sorelle maggiori, Camilla (mamma di Tino Sana), Adele e Nina.

Ci troviamo nella temperie austera degli anni ’30 e Antonia, terminata la 5^ elementare, a soli 13 anni inizia a lavorare come domestica nella già metropoli di Milano presso una famiglia borghese. Letteralmente catapultata dall’ameno e provinciale paesello di Almenno, che allora contava poco più di 3000 anime, in una grande e complessa realtà cittadina come quella di Milano, la ragazza non regge e, molto spaesata e frastornata dai ritmi metropolitani che non riesce a metabolizzare, viene fatta rientrare ad Almenno dopo soli sei mesi per volontà soprattutto del papà Celeste che aveva intuito, prima di tutti, il grande disagio e l’inadattabilità della figlia.

Ancorchè erano quelli tempi di fame e di guerra, alla famiglia Roncelli non mancò mai il pane ed il cibo in generale, nel senso che la famiglia ebbe sempre ciò che era indispensabile per il pranzo e la cena grazie al fatto che erano in regime di mezzadria. Tornata da Milano Antonia, dopo varie vicissitudini ritrovò un nuovo lavoro presso il Linificio e canapificio Nazionale di Villa d’Alme’ dove lavoravano molte ragazze di Almenno San Bartolomeo.

Gli anni trascorrevano tumultuosi e veloci e arrivò l’alba del suo primo amore dal nome Angelo Manzoni, amore che si spezzò presto perché Angelo morì da militare in Germania l’11 settembre del 1944 a 27 anni. Si può leggere nel meriro: “Finita la guerra, mio padre ha portato alla famiglia Manzoni una valigetta dell’Angelo che i parenti conservano ancora; dentro c’erano asciugamani, un fazzoletto, gambali, una forchetta, uno spazzolino da denti e alcune lettere della fidanzata Antonietta di Almenno San Bartolomeo”.

Dopo la seconda guerra mondiale Antonia trovò comunque quello che sarebbe stato l’Amore della sua vita, Francesco Brumana detto Cesco, anch’egli soldato militare, reduce da due anni di prigionia in un campo di lavoro sempre in Germania. Stradino del Comune per 9 anni lo sposò ed ebbero ben otto figli: Eugenio, Tarcisio, Giacomo, Bernardetta, Costantina, Umile, Virginia, Luigi. La vita per Antonia ad ogni modo fu sempre invariabilmente una prova da affrontare coraggiosamente e stoicamente: degli otto figli, quattro morirono in tenera età, ultimo, il quinto, Tarcisio che aveva 46 anni. Ancora un immenso dolore sul suo percorso, Francesco a soli 45 anni rimase invalido conseguentemente ad una malattia importante.

“Illo tempore” il lemma benessere non era presente nel vocabolario della vita di Antonia, il benessere era ancora concetto astratto allora e tuttavia ancorchè arrivarono puntuali i debiti, le inesorabili scadenze degli affitti da pagare, la difficoltà delle spese da fare per sfamare i figli e le conseguenti naturali preoccupazioni Lei non ebbe mai a scoraggiarsi ma a trovare sempre “una via d’uscita” che usava denominare “Divina Provvidenza”.

Tanti sono stati infatti coloro che l’hanno aiutata con grande generosità e mossi da un vero spirito di solidarietà, non ultima la sorella Camilla che, dalla Svizzera dove lavorava, le faceva avere importanti aiuti economici per i quali non volle mai nulla in cambio! Era il tempo dove nei negozi “di vicinato” (leggi botteghe) era permesso “segnare” la spesa. Ci tiene a sottolineare la figlia che Antonia riuscì comunque a pagare tutti i suoi debiti, con tanta dignità. Una storia, quella di Antonia, che nasconde però dei segreti che qui vogliamo, in ultima battuta, rivelare, si chiamano: tenacia, Fede, ottimismo e financo ironia che la aiutarono ad andare avanti con determinazione e, oggi diremmo, con resilienza.

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