La Cornabusa tinta dei colori della pace in occasione della memoria liturgica di San Giovanni XXIII oggi, sabato 11 ottobre: una bandiera gigante, lunga 30 metri e alta 20 metri, nelle scorse ore è stata appesa dai volontari del Santuario mariano sulla facciata della Casa del Pellegrino, ben visibile da tutta la Valle Imagna.
"Papa San Giovanni XXIII, ricordato oggi nella memoria liturgica, rimane una delle figure più luminose del Novecento per il suo instancabile impegno in favore della pace - spiega il parroco di Selino Basso e Cepino, don Vinicio Carminati - In un secolo segnato da due guerre mondiali, dalla Guerra Fredda e dalla minaccia nucleare, egli seppe alzare la voce profetica del Vangelo, invitando l’umanità intera — credenti e non credenti — a riconoscersi come una sola famiglia.
Il suo nome è legato indissolubilmente all’enciclica Pacem in terris, pubblicata l’11 aprile 1963, pochi mesi prima della sua morte: un documento di straordinaria attualità, che ancora oggi parla con forza ai cuori e alle coscienze. Per la prima volta, un pontefice si rivolgeva non solo ai cattolici, ma “a tutti gli uomini di buona volontà”. Giovanni XXIII volle così sottolineare che la pace non è un affare interno alla Chiesa, ma un compito universale, fondato sulla dignità inalienabile della persona umana e sull’ordine voluto da Dio. La pace, scriveva, si costruisce su quattro pilastri: verità, giustizia, amore e libertà. Dove mancano questi valori, non può esserci pace autentica, ma soltanto una fragile tregua fondata sulla paura o sull’interesse".
"L’enciclica - prosegue don Vinicio - nasceva in un tempo drammatico: la crisi di Cuba aveva portato il mondo sull’orlo della catastrofe nucleare. In questo clima di tensione, Giovanni XXIII si fece “papa del dialogo”, mediatore silenzioso tra le potenze, convincendo tutti che il confronto non poteva essere risolto con la forza, ma con la ragione e il rispetto reciproco. La sua visione non era ingenua, ma profondamente evangelica: egli credeva che solo riconoscendo l’altro come fratello — non come nemico — si potesse spezzare il ciclo dell’odio.
Pacem in terris rappresenta ancora oggi un manifesto di umanesimo cristiano. Giovanni XXIII non si limitò a denunciare le ingiustizie, ma tracciò un cammino concreto: la promozione dei diritti umani, la collaborazione tra i popoli, il disarmo progressivo, la centralità del bene comune. Il suo sogno di una “civiltà dell’amore” anticipa i grandi temi del Concilio Vaticano II e dei successivi pontificati. Nel ricordo liturgico di San Giovanni XXIII, la Chiesa rinnova il suo invito a diventare artigiani di pace. Come lui, siamo chiamati a credere che la pace non è utopia, ma vocazione; non dono fragile, ma responsabilità condivisa. La sua voce continua a ripetere: la pace comincia nel cuore di ogni uomo, là dove la verità incontra la giustizia, l’amore e la libertà.
Ecco perché - conclude il parroco - in questa giornata il Santuario della Cornabusa espone, nella memoria del nostro grande papa Giovanni, la bandiera della PACE (già utilizzata durante il pellegrinaggio notturno di quest’anno) invocando la Madonna che interceda per la pace nel mondo ma soprattutto perché noi stessi diventiamo capaci di costruire e di custodire la pace dentro di noi e attorno a noi".







