L’Atalanta si perde nella nebbia di Verona e incassa tre gol dagli scaligeri ultimi in classifica, in una partita piena di campanelli d’allarme per mister Palladino e tutta la squadra, scesa (?) in campo con atteggiamento molle e spaesato, nonostante ci fosse una solo cambio nella formazione orobica rispetto a quella considerata titolare. Scamacca va in panchina, spazio a Krstovic in attacco.
Il montenegrino è supportato da Lookman e De Ketelaere, quest’ultimo che spesso svaria verso il centro partendo da destra. Zappacosta rientra dall’influenza e gioca a sinistra, Kossounou recupera la sua posizione in difesa. L’Hellas deve rinuncia a Serdar e a Gagliardini, a metacampo ci sono Niasse, Musrati e Bernede mentre la coppia Giovane-Mosquera compone l’attacco.
Una squadra scende in campo – il Verona – l’altra non ci mette un briciolo di cattiveria – l’Atalanta – e la partita si sposta lentamente a favore dei primi. Così, gli ospiti sono i primi ad avere le migliori occasioni: prima su un colpo di testa di Ederson da corner salvato sulla linea, poi ci prova di testa Hien con parata di Montipò e sul tap-in di De Ketelaere salva un difensore. L’Hellas guadagna campo e fiducia, la Dea arriva sempre tardi a metacampo e va sotto. Lancio lungo per Belghali, che fa due passi verso la palla e poi la lascia a Mosquera, il quale entra in area e serve proprio il numero 7, bravo a sterzare e a battere Carnesecchi con il mancino. L’inerzia ora è tutta dei gialloblù, che raddoppiano. Cross respinto dalla difesa bergamasca, che fa la bella statuina restando a guardare la sfera che arriva a Giovane, il quale si coordina dal limite e lascia partire un tiro leggermente deviato che si infila in porta.
Primo tempo disastroso per l’Atalanta, che si spegne sulla distanza mostrando i soliti difetti: una marea di passaggi sbagliati, un Krstovic inconsistente e una mancanza di qualità preoccupante, sicché si fa fatica a superare la metacampo con la palla tra i piedi senza dover ricorrere a De Ketelaere che si abbassa e ogni volta che la sfera arriva ai difensori o ai centrocampisti viene invariabilmente passata all’indietro fino a Carnesecchi.
L’attesa reazione orobica del secondo tempo sta tutta in un salvataggio sulla riga di Montipò che in tuffo para un colpo di coscia di De Ketealere in area. Per il resto, il copione è quello dei primi 45’, nonostante gli ingressi di Scamacca e di Kolasinac, poi anche di Pasalic e Samardzic. Proprio il serbo al minuto 70 prova un dribbling in area, la palla viene recuperata dalla difesa scaligera che poi riparte, lancio per Giovane che scarica per Bernede, piazzato dal limite e rete del tre a zero che affonda l’Atalanta.
La reazione di rabbia è il tiro di Scamacca che prende la traversa calciando dal limite, la sfera viene deviata con la mano da Bella Kotchap: Mariani va a al Var e concede rigore, lo stesso Scamacca si presenta dal dischetto e trova il gol del 3 a 1 spiazzando il portiere. Troppo poco per redimere una prestazione collettivamente pessima, in primis dal punto di vista dell’impegno e della concentrazione. L’Hellas ha dimostrato alla Dea cosa vuol dire lottare su ogni pallone, cosa che alcuni giocatori in maglia neroblu sembrano aver dimenticato. Un’Atalanta da recuperare innanzitutto sul piano mentale, quindi, e poi su quello tecnico, magari con alcune scelte forti che incoraggino tutti a dare di più. Sforzo maggiore che servirà già martedì 9, perché a Bergamo c’è la Champions e c’è il Chelsea: serve ripartire e ritrovarsi.







