Gioppino e Arlecchino, testimoni buffi e colorati di due mondi agli antipodi

Gioppino e Arlecchino si sfidano in un gioco comico tra Bergamo e Venezia... perché a Carnevale ogni scherzo vale!
12 Febbraio 2026

Gioppino e Arlecchino, anime in maschera, testimoni buffi e colorati di due mondi agli antipodi collocati. Il primo di sovente raffigurato dal volto ilare e giocoso, dal gozzo smisurato, gravato e piegato, nello spirito e nel corpo, dalla fame, dalla pellagra, dal tragico destino del dover perennemente suscitare risate, tra miserie e povertà.

A brandir minaccioso il coriaceo tarèl, sorseggiando vin rosso e trangugiando con passion l’immancabile polenton. Di razza contadina, a suo agio tra vigneti, campi coltivati, terreni lontani dalle asperità montane. Un volto per la città, un ritratto dei suoi vizi e delle sue nobili virtù.

La Valle non da meno, e orgogliosamente, rivendica da sempre un suo proprio e specifico aspetto, guardando dall’alto il popol pianeggiante, assai distante per contegno, usanze e intendimento. Una maschera variegata, eccentrica e colorata, contesa con Venezia, originaria o adottata: Arlecchino affascinante, emblematico e accattivante, marchio e figura di successo, pavoneggiante ed esaltante.

Una disfida anomala e curiosa, giocata intorno alla prova regina, ossia alla maggiore padronanza del favellar in dialetto, per dover o per diletto: “Gioppino parla, e qualche volta straparla, in bergamasco, Arlecchino parla solo veneziano” (Camillo D. Bianchi, Frammenti di storia minore bergamasca. Bergamo e le sue maschere. Gioppino rivisitato e riabilitato. Arlecchino e Brighella. Poesie bergamasche ed altro, 2014).

Un tiro mancino, uno scherzo del destino, vorrebbe forse far di Arlecchino della Serenissima un antico cittadino? Un dubbio e una marachella, nei dì dell’abbondanza, trovan spazio e allontanan ogni rimostranza.

Lasciam pertanto alla maschera sia la libertà di accasarsi in quel di San Giovanni Bianco sia di rivendicar la propria natura in versi e canti, girovagando allegramente, ora e sempre, entro perimetri storici e onirici senza padroni, recinti e confini:

Mi son comico, buffo, mimo e balerin
De Bergamo nasù tra le vale incantator
Batizà per nome, digo, Batocio Arlechin.
Son stà onorà dai Re e da gran Imperator
E po' a Venezia ghe so sta per tanti ani
Servo de Pantalon, proteor de Veneziani.

(G. Cocchi, Origine di venticinque maschere italiane, 1911, in Op. cit.)

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Commenti:
  1. certo Gioppino, anche a te una rotonda, quella degli Almenno, ma te ti mettiamo sotto le fresche frasche, seduto al tavolino con pane e cotechino ed un fiaschetto di buon Morlettino. della Val San Martino. Non essere geloso Brighella che già te sei patron.della ciambella su alla cittadella.

  2. pensa te Arlecchin. che ti han posto al centro di una rotonda unpo fuori squadra, quasi altalenante,e mi par di vederti malandrin, che te la sghignazzi tutta quando si forma la baraonda. per darti maggiori onore dovrebbero ergerti su a statua della libertà su doppia rotonda , allora sì, caro Arlecchino che il tuo stupendo vestito colorato lo vedrebbero anche dal Pertusino

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