Addio a Carlin Petrini: fondatore di Slow Food, con lui nacquero i presidi dei nostri formaggi

Giovedì 21 maggio è mancato Carlo "Carlin" Petrini, fondatore di Slow Food, figura legata alle nostre valli: grazie a lui nascono, infatti, la "costola" Slow Food Valli Orobiche e i presidi dei formaggi l'Agrì di Valtorta e lo Stracchino all'Antica delle Valli Orobiche.
23 Maggio 2026

Nella tarda serata di giovedì 21 maggio, presso la sua abitazione, a Bra (Cuneo), all’età di 76 anni, è mancato Carlo "Carlin" Petrini, fondatore di Slow Food, associazione di promozione alimentare per il cibo buono, pulito e giusto. Figura legata alle nostre valli: grazie a lui nascono, infatti, la "costola" Slow Food Valli Orobiche e i presidi dei formaggi l'Agrì di Valtorta e lo Stracchino all'Antica delle Valli Orobiche.

Dalla sua grande capacità di visione e dall’amore per il bene comune, per le relazioni tra gli esseri umani, per la natura e la biodiversità sono nati Slow Food (1986), la rete internazionale di Terra Madre e l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (2004). È stato, inoltre, co-fondatore delle Comunità Laudato si’ (2017), ispirate all’enciclica di Papa Francesco.

“Chi semina utopia, raccoglie realtà”, amava dire Carlo Petrini che sintetizzava così la sua vita, convinto che sogni e visioni, quando sono belli, giusti, capaci di coinvolgere e vissuti con convinzione e passione, possono essere realizzabili. Sapeva sognare e divertirsi, costruire e ispirare, verso un concreto riscatto sociale, lavorando con le persone, i giovani in particolare, auspicando fraternità, intelligenza affettiva e austera anarchia.

Nato nel 1949 nella città di Bra, in Piemonte, Carlo (Carlin per tutti) Petrini è stato gastronomo, giornalista, scrittore e promotore di un sistema alimentare sostenibile e giusto. Era il 26 luglio del 1986 quando nasceva Arcigola (in seguito Slow Food Italia), esperienza che ben presto si diffuse in tutta la penisola e anche all’estero.

Il Manifesto di Slow Food apparve fu pubblicato in prima pagina del Gambero Rosso, supplemento del quotidiano Il Manifesto, il 3 novembre del 1987 e sottoscritto da Folco Portinari, Carlo Petrini, Stefano Bonilli, Valentino Parlato, Gerardo Chiaromonte, Dario Fo, Francesco Guccini, Gina Lagorio, Enrico Menduni, Antonio Porta, Ermete Realacci, Gianni Sassi e Sergio Staino.

Grazie alla sua visione lungimirante, Petrini ha svolto un ruolo decisivo nello sviluppo di Slow Food, ideando e promuovendo i suoi progetti, oggi di grande visibilità internazionale. Tra questi la creazione dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo (Bra), la prima istituzione accademica al mondo a offrire un approccio interdisciplinare agli studi sul cibo, che farà da apripista a esperienze simili in altri atenei. Con l’ideazione dell’Università di Pollenzo, dopo aver assegnato al cibo valenza politica, Petrini gli ha attribuito un ruolo sempre più di rilievo all’interno del mondo accademico fino a quando nel 2017 lo Stato italiano ha istituito la Classe di Laurea in Scienze Gastronomiche, aprendo la strada alla legittimazione accademica della figura del gastronomo: un professionista che studia il cibo attraverso i suoi processi culturali, storici, socio-economici e ambientali. Petrini è stato l’ideatore di Terra Madre, una rete internazionale di comunità del cibo che riunisce piccoli produttori agricoli, pescatori, artigiani, cuochi, giovani, accademici ed esperti e scuole, prima tra queste l'istituto Superiore di San Pellegrino (prima scuola dell'alleanza in Italia). Terra Madre è da allora il cuore pulsante di Slow Food, consentendo al movimento di diffondersi in oltre 160 Paesi.

silvio e petrini - La Voce delle Valli
Petrini con il compianto Silvio Magni, presidente Slow Food Valli Orobiche

“Qualche tempo fa” commenta Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, “ un fine intellettuale ci disse: “Voi non vi rendete conto che, dopo il Neorealismo, Slow Food è il movimento culturale più importante che l’Italia abbia avuto. Non ce ne rendiamo conto, è vero. O facciamo finta. Perché la compostezza, il pudore e un po’ di ruvidezza sono i caratteri della terra che ha dato origine a questa associazione e che, come accade con tutte le radici, permeano ogni sua propaggine, anche la più remota. Ma oggi sentiamo fino in fondo il valore, la potenza delle idee, dell’intelligenza, della creatività che stanno dietro alla nostra chiocciola. E allora possiamo dirlo a voce alta: oggi salutiamo un genio. Uno degli intellettuali più vivaci e visionari della nostra epoca. Capace di dialogare con un re, un papa, un contadino, una pastora, un pescatore o uno studente senza mai cambiare registro. Capace di comunicare in tutte le lingue del mondo senza saperle. Capace di seminare gioia, entusiasmo e speranza in ogni angolo del pianeta”.

“Ci sono persone che riescono a cambiare il mondo senza mai perdere il sorriso, senza smettere di credere nella forza delle relazioni umane, nella cultura, nella terra e nella convivialità” racconta Oliviero Manzoni presidente della condotta delle valli orobiche,”Carlo “Carlin” Petrini è stato questo: un visionario capace di trasformare un’intuizione nata nelle Langhe in un movimento internazionale che ha saputo parlare di cibo, ma soprattutto di dignità, giustizia, comunità e felicità. Nel suo ultimo intervento all’Assemblea Nazionale dei Soci, presso la FAO, Petrini aveva lasciato parole che oggi risuonano ancora più forti, quasi come un testamento morale per tutto il movimento. Parlava della necessità di aprire Slow Food alla diversità, ai giovani, ai migranti, a chiunque volesse contribuire con idee nuove e sensibilità differenti. Invitava tutti a non avere paura del cambiamento, perché è proprio nella diversità che si rafforza l’unità”.

«Più c’è partecipazione, più c’è diversità, più siamo forti», diceva Petrini, un messaggio semplice e potentissimo, che racconta bene la sua visione: Slow Food come una casa aperta, viva, capace di accogliere. Nel suo intervento parlava dei giovani di Pollenzo impegnati a costruire scuole in Cisgiordania, degli orti Slow Food in Congo sotto il rumore delle armi, dei progetti in Kenya, Uganda ed Etiopia capaci di dare cibo e dignità a migliaia di persone.

Per Petrini, Slow Food non era soltanto tutela del cibo buono, pulito e giusto. Era solidarietà internazionale. Era responsabilità verso gli ultimi. Era consapevolezza che anche un piccolo gesto può cambiare la vita di qualcuno. E soprattutto era la convinzione che il mondo si cambia “dal basso”. Un’espressione che ripeteva spesso e che aveva condiviso anche Papa Francesco: l’acqua bolle solo se il fuoco arriva da sotto.

“Questo è stato Carlin Petrini,” conclude Oliviero Manzoni, “un uomo capace di accendere fuochi ovunque. Nelle campagne dimenticate, nei mercati contadini, nelle scuole, nelle università, nelle comunità locali, nelle cucine, nei Presìdi, nell’Arca del Gusto e nelle migliaia di persone che grazie a lui hanno trovato un nuovo modo di guardare il cibo e il mondo. Abbiamo la responsabilità di custodire questa eredità”.

Custodirla significa continuare a valorizzare i produttori dei territori, difendere la biodiversità e le diversità culturali, coinvolgere i giovani e credere che il cambiamento possa nascere davvero dal basso, dalle comunità e dalle persone. Ma custodirla significa anche non perdere quella “gioiosa anarchia” di cui parlava Carlin: la libertà di immaginare, sperimentare, costruire legami e generare entusiasmo. Perché Slow Food, prima ancora che un’associazione, è sempre stata una comunità di persone che condividono una speranza.

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