Riprende oggi, sabato 20 giugno alle 17.45, l’Aperitivo con l’autore, manifestazione promossa dal Gruppo Cultura di San Giovanni Bianco e realizzata presso il loggiato di Palazzo Boselli e dedicato al Eugenio Goglio. L’appuntamento di oggi vede come protagonisti Giacomo Calvi e Chiara Delfanti, autori della una monografia "Il Genio, Eugenio Goglio - fotografo, pittore, scultore in Valle Brembana", edita da Corponove, che intende fornire un quadro completo e dettagliato della multiforme personalità artistica di Eugenio Goglio, estendendo l’attenzione ai vari ambiti nei quali si è applicato nel corso di vari decenni.
Cent’anni fa, il 31 marzo 1926, moriva a Piazza Brembana il fotografo, pittore e scultore Eugenio Goglio (1865-1926), la cui attività artistica, e in particolare quella fotografica, suscita ancora oggi un grande interesse per le migliaia di immagini della terra e della gente brembana, realizzate tra la fine dell’800 e l’anno della sua morte. Immagini che costituiscono una straordinaria documentazione della vita della Valle Brembana negli anni della Belle époque, della Grande guerra e del primo dopoguerra.
“Abbiamo raccontato l’artista - spiega Chiara Delfanti, co-autrice del libro - “descrivendo l’ambiente e la storia del tempo, partendo dagli studi a Milano, alla vita nella sua Valle, alla sua attività di disegnatore, pittore scultore, intagliatore e decoratore fotografo. Abbiamo raccontato i primi studi fotografici del tempo, a Bergamo e in Valle e il rapporto dialettico del Goglio con la sua gente”.
Chiara Delfanti vive a Zogno e lavora a Piazza Brembana. Dal 2022 è curatrice della collana Abelàse. Dal 2025 è direttrice del Museo delle Arti Gabanelli (MAG) che promuove lo studio e la conoscenza delle collezioni raccolte da don Giulio Gabanelli e il patrimonio artistico e culturale del territorio.
“Sono affascinata dalla attività di ricerca,” racconta Chiara Delfanti, “probabilmente contagiata da quello che considero il mio maestro, quel don Giulio Gabanelli che ci spronava ad essere curiosi e a non smettere mai di cercare. Mi piace condividere ciò che trovo con altri ricercatori in modo tale de far sì che le storie non si fermino e si possano trovare altri spunti curiosi da approfondire”.
Le fonti si trovano ovunque, negli Archivi di Stato e in quelli Parrocchiali, negli studi notarili, dai privati. “Don Giulio mi ha insegnato a leggere queste fonti e a interpretarle e trascriverle. Ero la più giovane del gruppo e grazie a lui ho frequentato gli storici locali e forse è proprio per questo che mi sono costi appassionata alla micro storia. Per fare ricerca bisogna avere le idee chiare su cosa si cerca, partire dal periodo storico, avere intuizione e, per quanto mi riguarda, voglia di condividere il risultato con altri”.
Giacomo Calvi, 82 anni di Piazza Brembana, laureato in Arte all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Figura poliedrica e fonte inesauribile di interessanti nozioni e affascinanti aneddoti, nella sua vita è stato professore di lettere, preside, sindaco e soprattutto scrittore di diversi libri che toccano tematiche differenti, di stampo storico e artistico ma tutte legate all'alta Valle Brembana.
Fra i numerosi campi di ricerca, il preferito di Calvi è quello storico, seppur amante dell'arte, di cui vuole capire il linguaggio e la storia che nasconde, piuttosto che la sua bellezza. “Il mio gusto è per la storia, attraverso l'arte che è bellissima” racconta Calvi, “L'arte è un messaggio, è il momento di espressione più alta che c'è del concetto, tradotto in immagine. Per me la storia è importante, capire la storia, e ciò che ci insegna. Ci sono fotografie che fermano un momento. E poi ci sono quelle che, senza far rumore, raccontano un cambiamento. Quelle di Eugenio Goglio appartengono a questa seconda categoria: non si limitano a restituire volti e paesaggi, ma tengono insieme una storia che si muove. La storia di una valle, la Val Brembana, mentre attraversa il passaggio tra Ottocento e Novecento, tra lentezze antiche e primi segni di modernità. Guardarle oggi significa riconoscere qualcosa di familiare. Non solo nei luoghi o nei volti, ma in quel modo di stare al mondo che, in fondo, è ancora il nostro. Volti, paesaggi, comunità. Nelle fotografie di Eugenio Goglio si riflette un mondo in trasformazione: la Valle Brembana tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, attraversata da cambiamenti economici e sociali destinati a segnarne profondamente l’identità.
Goglio aveva iniziato ad utilizzare la macchina fotografica per riprodurre inizialmente immagini da utilizzare per i suoi modelli scultorei. “Al tempo, quando realizzavano le sculture, facevano il calco in cemento e poi le riproducevano. Tu puoi trovare così la stessa scultura in differenti luoghi della Val Brembana” spiega Calvi. Ispirato dall'amico e ritrattista Calegari, Goglio inizia successivamente a ritrarre le persone attraverso la fotografia, in cornici create da lui e mettendole in posa quasi fossero un quadro, iniziando così quella serie di scatti che sono diventati ora preziose testimonianze di un'epoca. “Spesso accadeva - aggiunge Chiara Delfanti - che da una fotografia di Goglio nascesse poi un dipinto di Giacomo Calegari o una scultura dell’amico Francesco Albera, o, è probabile, che lo stesso Albera usasse gli strumenti fotografici di Goglio”.
Eugenio Goglio è soprattutto un artista fotografo che ad ogni scatto rivela la bellezza nascosta in un volto, in uno sguardo, nelle rughe della vecchiaia e nel sorriso della giovinezza, nella gioia della maternità e nello stupore di un bimbo, nella fatica del lavoro e nella gioia delle feste religiose o profane. Nato a Piazza Brembana e formatosi a Milano tra l’Accademia di Brera e la Scuola Superiore d’Arte Applicata alle Industrie, rientra in valle nel 1889 dove, accanto all’attività artistica, diventa “il” fotografo del territorio. La sua cifra distintiva sarà il ritratto: singolo, di coppia, di gruppo, in studio o all’aperto, è sempre curato nel minimo dettaglio, come un set. Il ritratto diventa così non solo espressione artistica, ma anche uno strumento di indagine antropologica e sociale, in un momento in cui la geografia naturale della valle registra i primi segni dell’antropizzazione novecentesca. È anche scultore, intagliatore, decoratore e musicista: una personalità poliedrica, inserita nella vita culturale e sociale della comunità, spesso chiamata a lavorare tra chiese, oratori e spazi pubblici.
Il valore delle fotografie di Goglio va oltre l’aspetto estetico: è una testimonianza della storia sociale della valle in un momento di transizione. Nei suoi scatti si leggono i cambiamenti che attraversano la valle tra Ottocento e Novecento: l’avvio delle prime iniziative industriali, la nascita del turismo termale, le trasformazioni del paesaggio e delle comunità locali. Ma accanto a questi segnali di modernità, emerge ancora un mondo profondamente rurale, fatto di famiglie, contadini, bambini, lavoratori e rituali collettivi. Le immagini non sono mai “rubate”: sono costruite.
Nel suo studio, il primo dell’Alta Valle Brembana, gli abitanti si fanno ritrarre con regolarità. Il ritratto non è più un privilegio dell’ élite: grazie alle nuove tecniche e alla maggiore accessibilità economica, diventa un gesto diffuso, condiviso da tutte le classi sociali. C’ è una fotografia, di questo artista particolarmente significativa. È un ritratto di gruppo: sotto il porticato del Sindaco Calvi, a Piazza Brembana. Eugenio Goglio è al centro, circondato da artisti, artigiani, collaboratori. Ognuno con il proprio segno distintivo, gli strumenti del mestiere, quasi a dichiarare il proprio ruolo. È una sorta di gotha del panorama artistico locale tra fine Ottocento e inizio Novecento. Ma è anche qualcosa di più semplice: una comunità che si mette in scena, che sceglie come mostrarsi. Il risultato è un racconto che attraversa il tempo e arriva fino a noi. Non come semplice memoria, ma come qualcosa che continua a interrogare il presente. Perché dentro quei ritratti, all’interno di quei paesaggi non c’è solo la Val Brembana di ieri. C’è il modo in cui ogni comunità prova a raccontarsi mentre cambia. E, forse, a capirsi. E allora, più che guardarle, viene da riconoscerle. Come si riconosce una storia che, in un modo o nell’altro, abbiamo già attraversato. Appuntamento quindi stasera alle 17.45 per l’Aperitivo con l’autore, presso il loggiato di Palazzo Boselli di San Giovanni Bianco.





