39 anni fa l'alluvione del Brembo: una tragedia ancora viva nella memoria della Val Brembana

La Valle Brembana, da generazioni, guarda al fiume Brembo con sentimenti contrapposti: l’ammirazione e l’affetto si accompagnano al timore e alla prudenza.
17 Luglio 2026

L’acqua possiede una natura bicefala, contraddittoria e affascinante. Tanto agognata, in quanto elemento primordiale necessario per l’esistenza stessa di qualsiasi forma di vita, quanto temuta, per la sua furia misteriosa e incontrollabile, in grado di devastare e travolgere, uccidere e seppellire. La Valle Brembana, da generazioni, guarda al fiume Brembo con sentimenti contrapposti: l’ammirazione e l’affetto si accompagnano al timore e alla prudenza. L’alluvione del 18 luglio 1987 e la conseguente piena del fiume hanno lasciato sulle genti e sui luoghi cicatrici evidenti, ricordi e racconti, memorie di tragedie vissute in prima persona, nonché la consapevolezza di una precarietà e di un’impotenza dinanzi alla manifestazione della bruta forza della natura.

Un sabato apparentemente come tanti altri, per residenti e villeggianti, destinato, tuttavia, a sconvolgere, oltre alla Valle Brembana, zone della Valtellina e dell’alta Lombardia. I rubinetti del cielo si aprirono riversando con forza “sul ramo del Brembo di Olmo […] una impressionante quantità d’acqua” , come riporta La furia del Brembo. Documenti, testimonianze e immagini sull’alluvione del 18 luglio 1987, a cura del Direttivo del Centro Storico Culturale della Valle Brembana “Felice Riceputi”.

Gli argini non furono in grado di contenere l’ingrossamento del fiume, determinando conseguenze devastanti per i territori colpiti: “La portata del Brembo in quelle ore sarà stimata a monte di San Giovanni Bianco in oltre 500 mc al secondo, rispetto alla media stagionale di 30 mc/s. Al ponte di Briolo, a Ponte San Pietro la portata massima supererà i 1000 mc al secondo. […] A Mezzoldo, uno dei paesi più colpiti, una frana spazzò via il vecchio cimitero e interi tratti di strada furono ingoiati dalle acque. […] A Piazzatorre un fiume di fango sommerse il campeggio e invase alcuni condomini, costruiti allo sbocco della valle del Gerù […]”.

I ponti della Valle Stabina furono “travolti o seriamente danneggiati”. Le acque divorarono “per duecento metri la strada che da Valleve sale a Foppolo”, facendo crollare, inoltre, “presso il bivio di San Simone […] una galleria paravalanghe. “Una gigantesca ondata”  colpì Piazza Brembana. A Lenna “franarono gli argini della statale sotto il viadotto della ferrovia”.

La Valle venne ferita dal corso inarrestabile delle acque, trasversalmente e profondamente, seminando morte e distruzione, allagando stabili, trasportando detriti, compromettendo la stagione turistica, isolando pericolosamente il territorio: “A San Giovanni Bianco le acque travolsero gli argini del Lungo Brembo, invadendo via Arlecchino e tutta la zona dei giardini pubblici […]. A San Pellegrino le acque allagarono in via San Carlo il piano terra della caserma dei Carabinieri […]”.

Le acque limacciose e fangose portarono a valle “tronchi d’albero, carcasse di animali e persino […] automobili”, abbattendo “pali del telefono e della luce”, sconvolgendo “tutto il sistema degli acquedotti e delle fognature”. La sera stessa, “i telegiornali […] mandarono in onda le prime immagini dei disastri provocati dall’alluvione in Valle Brembana e in Valtellina”, registrando, inoltre, la presenza di vittime e dispersi. L'incubo non ebbe pietà e strappò la vita a cinque persone: Romeo Cortinovis, di 35 anni, Angelo Salvetti, Paola Tornaghi e Marco Tamburrini, tutti e tre di soli 22 anni e Barbara Orlando, di appena 15 anni. Queste giovani vittime, sono oggi ricordate e commemorate nella cappelletta ai Fondi di Piazza Brembana.

L’intervento congiunto ed efficace della Prefettura, della Protezione Civile, dell’Esercito, della Polizia, dei Carabinieri, della Forestale, della Provincia e dell’Anas, dell’intero Genio Civile, rese possibile l’impossibile: “Sabato 25 luglio, ad una settimana dall’alluvione, tutti i paesi erano di nuovo collegati, ultimi Valtorta e Mezzoldo. Ovunque erano tornati in funzione energia elettrica e telefoni”. L’emergenza era stata superata. Si apriva quindi un tempo impegnativo e doloroso, da dedicarsi sia alla comprensione delle cause e delle responsabilità, naturali e antropiche, sia alla pianificazione delle varie fasi di ricostruzione.

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Commenti:
  1. vero, rispetto alla val Seriana,la val Brembana è più stretta, paesi più bassi, quando ci sono cataclismi alluvionali x i numerosi torrenti che convogliano nel Brembo , c'è da aver paura.

  2. già Torquato Tasso scriveva" Bergamo terra che il Serio bagna e che il Brembo inonda" certe piene catastrofiche dei fiumi sono sono regolari ogni ,150/ 200 anni. le ricerche storiche parlano chiaro e sono a purtroppo oggi sono molto più ravvicinate causa il cambiamento climatico.

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