C'è chi l'Atalanta l'ha semplicemente vissuta e chi, invece, ne è diventato parte integrante. Cristian Raimondi, nato il 30 aprile 1981 a San Giovanni Bianco e cresciuto a Sedrina (in foto con don Simone Pelis, ex curato di Zogno, alla festa della Dea), appartiene senza dubbio a questa seconda categoria.
La sua è la storia di un bambino bergamasco che ha inseguito il sogno di indossare la maglia della squadra del proprio territorio e che, grazie a impegno, sacrificio e senso di appartenenza, è riuscito non solo a realizzarlo, ma anche a continuare a vivere quel sogno ben oltre la carriera da calciatore. Oggi Raimondi rappresenta uno dei volti più legati alla storia recente dell'Atalanta, avendo accompagnato il club nella sua straordinaria crescita fino ai vertici del calcio italiano ed europeo.
Il legame con Bergamo è nato molto prima del calcio professionistico. Dopo i primi passi mossi nella Zognese, Cristian è entrato giovanissimo nel settore giovanile dell'Atalanta, dove è rimasto dai 9 ai 20 anni, fatta eccezione per una parentesi all'Albinoleffe. Ripensando a quel periodo ricorda il pulmino che ogni giorno lo portava, insieme ad altri ragazzi delle Valli Brembana e Imagna, a Zingonia, ma soprattutto i sacrifici affrontati per inseguire il suo obiettivo. "Non è stato sempre un percorso semplice, ma proprio quelle difficoltà hanno contribuito a costruire il mio carattere. Avevo un sogno che, nonostante tutto, è rimasto sempre lo stesso: tornare un giorno a Zingonia per indossare la maglia nerazzurra della Dea" - ha raccontato Cristian.
L'esordio tra i professionisti arriva con l'Albinoleffe, squadra con cui colleziona 105 presenze e 13 reti. Successivamente veste le maglie di Palermo, Arezzo, Vicenza e Livorno, vivendo esperienze importanti tra Serie A e Serie B che gli permettono di crescere sia come calciatore sia come uomo. Anni trascorsi lontano da casa, ma senza mai perdere il desiderio di tornare all'Atalanta.
Nel 2010 quel sogno diventa realtà. Raimondi rientra a Bergamo e contribuisce alla promozione in Serie A. Con la maglia nerazzurra supera le cento presenze, realizza il suo primo gol nella massima serie nel 2012 e, nonostante il grave infortunio al ginocchio subito nel 2014, non perde mai la determinazione che lo ha sempre contraddistinto. Due anni più tardi eredita la fascia di capitano, simbolo della fiducia conquistata all'interno dello spogliatoio e dell'affetto dell'intero ambiente atalantino: "Giocare nell'Atalanta è il sogno di ogni bergamasco tifoso della Dea. È un legame che ancora oggi non si è mai spezzato" - ha sottolineato.
Conclusa la carriera da calciatore nel 2017, Cristian decide di non allontanarsi dal mondo che ha sempre fatto parte della sua vita. Grazie alla fiducia del presidente Antonio e dell'Amministratore delegato Luca Percassi e di Gian Piero Gasperini entra nello staff tecnico della prima squadra, iniziando un percorso durato otto stagioni al fianco dell'allenatore piemontese. Anni nei quali vive da protagonista la crescita di un'Atalanta capace di conquistare l'Europa League nel maggio 2024 e di affermarsi stabilmente tra le grandi del calcio italiano.
Successivamente prosegue il proprio lavoro nello staff tecnico con Ivan Juric e poi con Raffaele Palladino. Il recente arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina nerazzurra ha portato a una riorganizzazione dello staff, ma non ha interrotto il rapporto di Raimondi con il club: "Seguirò più da vicino il futuro dell'Atalanta, lavorando tra Primavera e Under 23. Questo ruolo mi permetterà di mettere al servizio dei ragazzi tutta l'esperienza maturata in questi anni, accompagnandone la crescita dentro e fuori dal campo".
Per Raimondi questa nuova esperienza rappresenta un'importante occasione di crescita personale e professionale. Ringrazia chi gli ha dato fiducia durante il suo percorso e considera tutto ciò che ha vissuto un patrimonio da trasmettere alle nuove generazioni: "Lavorare ogni giorno con i giovani è uno stimolo enorme. È un modo diverso di vivere il calcio, osservandolo da un'altra prospettiva senza perdere quel senso di appartenenza che mi accompagna da sempre".
Se dovesse descrivere l'evoluzione dell'Atalanta con tre parole sceglierebbe miracolosa, imprevedibile e lungimirante: "Miracolosa per quanto costruito in pochi anni, imprevedibile per essere tornata in Europa e poi in Champions League dopo anni di attesa, e lungimirante per la capacità della società di guardare sempre avanti, grazie a una dirigenza competente e a una cultura del lavoro diventata uno dei suoi principali punti di forza".
Secondo Raimondi proprio la competenza e la cultura del lavoro rappresentano ancora oggi gli elementi che distinguono l'Atalanta da molte altre realtà calcistiche. Guardando al calcio moderno riconosce come la professionalità sia cresciuta notevolmente e come l'introduzione del VAR abbia ridotto gli errori arbitrali. Allo stesso tempo, però, ritiene che qualcosa si sia perso anche da quando è comparsa la tecnologia: "Una parte di quel calcio genuino fatto di rapporti umani, spontaneità e vicinanza tra giocatori e tifosi si è affievolita. È giusto stare al passo con i tempi, ma spero che non vengano mai dimenticati i valori che hanno sempre rappresentato l'essenza di questo sport".
Il legame con il territorio brembano e non solo resta tuttora molto forte. L'8 dicembre di due anni fa il Sindaco di Sedrina Stefano Micheli, a nome di tutta l'Amministrazione comunale e della comunità del paese che lo ha visto crescere e nutrire sempre più l'amore per il calcio, gli ha conferito cittadinanza onoraria. Si tratta di uno dei riconoscimenti più emozionanti della vita di Cristian: "Passeggiare per il paese dove sono cresciuto significa tornare bambino e rivivere i ricordi dell'infanzia e dei primi calci a un pallone con i miei amici dell'epoca".
Nonostante gli impegni personali e quelli con l'Atalanta, Raimondi cerca sempre di essere presente alle iniziative organizzate sul territorio: "Ritrovarsi tra la gente della propria valle è un modo per restare vicino alle proprie radici e ricordare quel bambino che sognava il calcio" - ha poi aggiunto.
Un'altra emozione particolare Cristian l'ha vissuta anche lo scorso 31 maggio all'oratorio di Ambria di Zogno durante la 2^ edizione di "Zogno Neroblu con la Dea", dove sul palco ha condiviso ricordi e riflessioni con i numerosi tifosi nerazzurri presenti: "Tornare in quei luoghi dove ho mosso i primi passi calcistici ha per me un valore speciale". Proprio da ragazzo frequentava quell'oratorio per assistere alle partite del torneo di calcio a 7 "Città di Ambria", che in quegli anni era uno degli appuntamenti estivi più sentiti della valle.
Il 6 giugno, durante le finali della 20esima Coppa Val Brembana, Cristian ha ricevuto un prestigioso premio alla carriera, consegnato dal sindaco di Cassiglio Fabio Bordogna, che quel giorno fu presente anche in rappresentanza della Comunità Montana Valle Brembana, insieme al presidente dell'evento Pietro Alcaini e alla sottosegretaria allo Sport di Regione Lombardia Federica Picchi. Un riconoscimento per il percorso costruito nel mondo del calcio e per l'esempio offerto dentro e fuori dal campo: "Essere definito protagonista del calcio bergamasco e ambasciatore del territorio brembano e dell'intera provincia di Bergamo è per me motivo di grande orgoglio" - ha esclamato Raimondi.
Un riconoscimento che interpreta soprattutto come una responsabilità: continuare a dare lustro alla propria terra e sperare che sempre più ragazzi della Valle Brembana possano un giorno seguire le sue orme e arrivare in prima squadra, proprio come accaduto anche al classe 2002 di Zogno Matteo Ruggeri, ora giocatore dell'Aston Villa. Lo scorso 4 agosto alla New Balance Arena di Bergamo, in occasione dell'allenamento a porte aperte della squadra nerazzurra, in Curva Nord è apparso uno striscione di alcuni tifosi indirizzato proprio a Raimondi: "CR77: serietà, esperienza, atalantinità... ti rivogliamo con la squadra sotto la curva della tua città".





