Di seguito un saluto scritto dalle alunne e dagli alunni della sezione “A” del 1976, che riportiamo per intero.
Oggi, lunedì 16 giugno, se ne è andata in punta di piedi, pochi giorni dopo il suo 94° compleanno, Franca Sonzogni, ma per tutti a Zogno era la “maestra Franca” o la “Franchina”. Era da tempo alla “Casa di riposo mons. Speranza” di Zogno, accudita amorevolmente da suo nipote e dal personale di servizio, e da mesi le sue condizioni di salute non erano buone. Era nata nel 1931, non aveva mai deciso di formarsi una sua famiglia, perché essa sarebbe stata il suo lavoro, la sua vita di insegnante.
Generazioni di bambini zognesi l’hanno avuta come guida, nei tempi in cui c’era ancora la maestra unica, le quattro ore al mattino (con mezz’ora di intervallo) e poi si andava a casa perché il pomeriggio si viveva in altri luoghi che non fossero la scuola. C’era un solo libro di lettura, un sussidiario e un quaderno a righe e uno a quadretti (perché già il diario era di troppo e la maestra non voleva pesare sulle tasche dei genitori). Non c’erano l’inglese, le compresenze, l’informatica, eppure c’era la Franca e la sua passione di insegnante. Franca, che è stata una madre per molti di noi.
È difficile racchiudere in poche righe il racconto della vita di una donna che, senza essere la Montessori, o ispirarsi a chissà quale astratta teoria educativa, ha fatto della relazione con i bambini la sua carta vincente. A scuola non c’erano voti che dividessero il mondo in “bravi” o “meno bravi”: i suoi voti erano “superbravissimo”, “superbomba”, “superbravissimo turbo”, tanto lei sapeva chi faceva più fatica e allora questa era l’occasione per aiutarli di più, non per umiliarli di fronte agli altri o per generare competizioni che non hanno alcun senso a quell’età. Poi siamo cresciuti tutti, abbiamo fatto le nostre strade imparando un mestiere e molti di noi si sono pure laureati: ma lei ha usato quel tempo prezioso delle elementari per farci amare la vita e per aiutarci a costruire relazioni buone tra di noi, che sono continuate nel tempo.
La vita a scuola non era mai uno stare in quattro mura: in quei cinque anni di elementari eravamo i protagonisti con il nostro flauto del 4 novembre e della festa di Santa Lucia e del Natale, eravamo ingaggiati nella camminata degli Alpini (di cui Franca era segretaria), incontravamo i Carabinieri e tante persone che facevano un servizio per la comunità e ci testimoniavano il loro impegno per gli altri. Ci faceva scoprire il mondo della casa di riposo, delle persone più fragili e insieme ci mostrava come il nostro paese era un luogo bello e prezioso su cui vivere e costruire il nostro futuro. Partecipavamo a concorsi letterari, a quelli di disegno, persino abbiamo scritto al Presidente della Repubblica del tempo… e tutto era fatto nella massima semplicità. I compiti delle vacanze? “Fare i bravi, leggere molto, aiutare la mamma”.
Ci ricorderemo sempre quando mensilmente arrivava il suo stipendio e allora era l’occasione per uscire tutti insieme con la maestra che passava in posta a prenderlo e poi ci offriva un dolcetto al bar… eravamo fieri di essere “i bambini della Franchina”, in una scuola che non si perdeva in burocrazie e sterili manierismi di facciata, ma ci metteva al centro del “villaggio”, eravamo “visti” dalle persone che stavano fuori dalla scuola e riconosciuti. Una scuola in cui ogni bambino era contento di andarci e nessuno avrebbe mai detto “non mi piace la scuola” se aveva la maestra Franca come docente. Era comunque molto esigente, era capace di insegnare a ciascuno secondo la velocità del suo passo di crescita, era dolce ma anche capace di dire “no” quando era necessario e di riprenderci nei nostri sbagli: una vera educatrice, insomma.
Era lei per prima una persona inserita nel contesto sociale di Zogno, capace di essere attenta alle situazioni più fragili della comunità e pure aveva vissuto esperienze missionarie in Malawi (che viveva periodicamente d’estate) dalle quali tornava per aiutarci a non rinchiudere il nostro cuore, ma ad allargarlo, a comprendere che attorno a noi viveva un mondo del quale dovevamo imparare ad interessarci. Una donna che viveva la sua fede non in modo bigotto, ma in un quotidiano respiro “laico” attento ad ogni persona, capace di includere, di accogliere, di guardare con Speranza persone e situazioni.
Uno dei lasciti che ciascuno di noi porta come significativo è l’iniziativa “La mia storia”: ci chiedeva periodicamente di fare raccontare ai genitori la nostra infanzia per tappe dalla nascita fino alla quinta elementare e di scrivere qualche pagina con i racconti, corredata di disegni e foto. Ciascuno di noi si ritrova oggi adulto a guardare a quegli scritti pieni di ricordi, di memoria grata, perché i primi “insegnanti” erano comunque i genitori, con i quali sapeva costruire un’alleanza educativa e un rapporto di stima e fiducia.
Arrivederci Franca, di certo queste parole non ti sarebbero piaciute perché tu eri schiva, essenziale e non volevi elogi. Concedici però di salutarti come gli studenti del celebre film “L’attimo fuggente”: “O Capitano! Mio Capitano!”, perché ci hai insegnato molte cose, ma soprattutto a ragionare con la nostra testa, ad avere a cuore ideali grandi, ad amare tutto quello che andasse al di là del nostro naso. Ci hai mostrato come essere liberi, come valorizzare i nostri talenti, con un cuore e una testa sulle spalle, prendendoci le nostre responsabilità. Arrivederci Franca, che la terra ti sia lieve.
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Ancora un "Grazie" Franca....hai aiutato con impegno ed affetto a conoscere meglio i nostri figli! ...ci mancherai tanto fisicamente ma vivrai sempre come esempio nei nostri 💕
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Notizie interessanti me specie della maestra Franca sono di Brembate sopra ho passato le elementari nel collegio di Sorisole ex Patronato san Vincenzo dal 1967-71 erano anni bellissimi con le maestre che ti aiutavamo tantissimo specie noi orfani buon riposo sig.na Franca........
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Quanti ricordi ... Mi è sempre rimasta nel cuore! Frequentavo le elementari del Carmine ed è stata la mia maestra dalla prima alla terza. Due episodi mi sono rimasti impressi... La nostra classe era particolarmente 'vivace' e, un anno, fece venire Don Umberto per una benedizione :-). Quando frequentavo la terza elementare, fece chiedere ad Ugo Tognazzi di farci visita (si trovava a San Pellegrino per girare un film con Ornella Muti). Tognazzi essendo impossibilitato a muoversi, ci invitò sul set (davanti alla clinica Quarenghi) e ci offrì pure un dolce. Mitica Maestra Franca!






