Una presenza silenziosa e discreta, un traguardo per generazioni di escursionisti: la croce del Resegone (sulla Punta Cermenati) da un secolo continua ad accogliere viandanti, abbracciando idealmente l’intera provincia lecchese con quella orobica, offrendo un meraviglioso panorama prealpino. La croce, ieri come oggi, è un punto di arrivo e di riposo, in cima alla montagna che fu tanto amata dal Manzoni, e che più volte venne citata dallo stesso nel romanzo I Promessi Sposi.
Eretta il 30 agosto del 1925, inaugurata in occasione dell’Anno Santo, l’indiscusso simbolo dell'intera Valle Imagna svetta oltre una decina di metri, realizzata grazie alla tenacia dell’allora Opera Cardinal Ferrari. La croce attuale, a dire il vero, non fu il primo tentativo di incoronare cristianamente la vetta: una prima croce venne inaugurata nel 1900, ma l’incuria, l’inciviltà dei suoi primi visitatori, nonché la forza indomabile dei venti, ne determinarono una fine prematura, nell’arco di un solo biennio.
Il primo fallimento rallentò il progetto, ma offrì anche dei preziosi suggerimenti, che vennero recepiti negli anni a seguire. La successiva croce, realizzata interamente in ferro, benedetta dall’arcivescovo di Milano, il cardinale Eugenio Tosi, poggiante su una massicciata mediante l’utilizzo di dodici quintali di cemento, fu composta da sedici cubi di ottanta centimetri di lato, uniti da duecento bulloni: alla solidità della fede si accompagnava, pertanto, idealmente e concretamente, la forza dell’intelligenza e della progettazione umane.
Nulla venne lasciato al caso, ogni elemento fu curato nei minimi particolari: alla croce toccava il compito di ricordare all’uomo l’autentica grandezza, quella del sacrificio e del martirio di sé, del farsi vinti e umili per la salvezza propria e altrui. La vetta conquistata non doveva rappresentare motivo di orgoglio e di vanto per un’umanità peccatrice, sempre necessitante del perdono e dell’aiuto dell’Altissimo.
La croce veniva chiamata, inoltre, a custodire gelosamente un crocefisso in legno di ulivo, proveniente dal Getsemani, e quattro medaglioni celebrativi il Giubileo del medesimo anno. La guerra, purtroppo, non risparmiò la sacralità del simbolo e del luogo: la croce lignea e i medaglioni vennero trafugati.
Sarebbe toccata, nel 1950, a un gruppo di giovani dell’Oratorio di San Nicolò, la benemerita azione del porre rimedio all’oltraggio arrecato, collocando nuovamente una croce di piccole dimensioni, anch’essa realizzata con legno proveniente dalla Terra Santa, sull’imponente monumento ferreo. Accanto alla croce, nel 1981, venne infine posizionato un altare per precisa volontà del cardinale Carlo Maria Martini. La croce realizza una dinamica sintesi tra i differenti piani della storia e dell’eternità, raccogliendo le speranze, i sogni e le fatiche impressi nel passo e nell’impronta di ogni singolo uomo.
Proprio per celebrare questo centenario della Croce sul Resegone, sabato 30 agosto, alle ore 7.00, una processione religiosa partirà, con una copia della statua della Madonna della Cornabusa, sino alla vetta del Resegone, partendo dalla chiesa parrocchiale di Fuipiano Imagna con arrivo previsto alle ore 11.00. Alle 12.00 la celebrazione solenne della Santa Messa con al termine la deposizione della statua ai piedi della Croce.
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Cosicché dopo l arrivo in vetta di tutti i pellegrini, x ultimo in volo si alza la 😇MADONNA ADDOLORATA.👋👋👋
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X il 100* della posa della Croce sul Resegone come la Madonna di FATIMA, e di LOURDES, così anche la M.ADDOLORATA d.CORNABUSA, può arrivare in elicottero. Lasciando liberi quanti si apprestano nella tortuosa 😅salita. Arrivando tutti a destinazione,⛰️ anche con l' ☂️.🏞️⛰️👋🌈








