Andrea Offredi, a 18 anni dalla sua "seconda vita" scrive un romanzo per la figlia

Un romanzo ambientato nella Valle Brembana del 900 per raccontare la valle alla figlia.
10 Settembre 2026

Andrea Offredi, 41enne di San Pellegrino Terme, ha annunciato martedì 25 agosto la pubblicazione del suo primo libro, “1907 - Foglie d’oro sulla Via di Ferro”. Un romanzo ambientato nella Valle Brembana di inizio Novecento, disponibile dal 14 novembre e acquistabile online sul sito ufficiale.

Ma per capire da dove nasce davvero questa storia bisogna fare un piccolo passo indietro: nel 2022 Andrea diventa papà di Vittoria, ed è proprio con lei che il suo metro di misura del mondo e le sue priorità cambiano di nuovo: “Passiamo molto tempo a chiacchierare e sono moltissimi gli argomenti che vorrei trattare, ma ha solo quattro anni: devo trattenermi. Avremo tempo in futuro, ma nel frattempo, come accade a quasi tutti i genitori, cresce il desiderio di lasciarle qualcosa che possa darle dei riferimenti. Sarebbe stato inutile fornirle risposte preconfezionate alle quali dovrà arrivare da sola con l’esperienza, e ancora peggio, sarebbe dirle cosa sia giusto o sbagliato.

Vorrei piuttosto offrirle gli strumenti per imparare a guardare il mondo da diverse prospettive, l’occasione di distinguere il bello dal brutto, comprendere che ogni scelta porterà a delle conseguenze e, perché no, incuriosirla riguardo la sua terra d’origine. Serviva qualcosa che potesse resistere nel tempo e potesse essere letto tanto da una ragazzina in cerca di una semplice storia coinvolgente, quanto dalla stessa bambina diventata donna in cerca di qualche spunto di riflessione, e magari dalla stessa persona, decenni dopo, che davanti alla medesima narrazione potrebbe trarre conclusioni molto diverse”.

Da qui germoglia il seme di un’idea rimasta aperta per anni: scrivere un romanzo. In particolare, una storia d’invenzione e non per questo meno onesta; capace di contenere, quasi invisibilmente, le esperienze che Andrea vuole tramandare. “Ed è la Valle Brembana di inizio Novecento il contenitore perfetto per questo tipo di storia, tanto seducente quanto dura e difficile, un po’ come la vita, e proprio per questo bella e degna di essere vissuta e raccontata - racconta Andrea - '1907 - Foglie d’oro sulla via di ferro' cerca di essere un racconto senza giusto e sbagliato, senza buoni e cattivi, senza grandi eroismi o epiche campagne, ma con piccole scelte quotidiane, ognuna giustificata dal proprio personale punto di vista, ma ognuna con le sue conseguenze su se stessi e sulla propria comunità”.

Ma ripercorriamo un attimo la storia di Andrea. Una storia iniziata in Valle Brembana, proseguita tra Egitto, Sardegna, Genova e il Mar Rosso e poi tornata, quasi inevitabilmente, là dove tutto era cominciato. “Ho trascorso i primi 18 anni della mia vita in Valle, ma, come a molti giovani, a quell’età mi stava stretta”, racconta Andrea. Dopo il diploma in informatica al Paleocapa di Bergamo, decide così di partire. La prima destinazione è l’Egitto, dove lavora dapprima come guida e successivamente come istruttore subacqueo.

Una passione, quella per il mondo sommerso, iniziata già a 12 anni e diventata progressivamente professione e poi percorso di studi. Gli attentati del 2005 colpiscono duramente il turismo del Mar Rosso e Andrea rientra in Italia. Si trasferisce a Genova, dove frequenta la facoltà di Gestione e conservazione dell’ambiente marino, senza però rinunciare al lavoro: trascorre un’ulteriore stagione in Sardegna come istruttore subacqueo e inizia a entrare nel mondo della ricerca scientifica in mare. Poi, il 29 agosto 2008, arriva un giorno destinato a cambiare per sempre la sua vita.

Durante un’immersione nel Mar Rosso, mentre è impegnato nel completamento di un lavoro di ricerca scientifica iniziato alle Maldive, Andrea viene colpito da un’embolia spinale. Non c’è stato un errore umano, ma le conseguenze sono devastanti. "Scongiurato lo scenario peggiore, che non mi avrebbe visto riemergere, sono riuscito a tornare in superficie e ogni secondo trascorso da quel momento diventa un’istante che non veniva più dato per scontato. Appena riemerso ho prontamente iniziato il trattamento iperbarico che mi ha allontanato dalla morte». I soccorsi gli salvano la vita, ma non evitano la paralisi. Inizialmente sono coinvolti gli arti inferiori, il tronco e il braccio sinistro. Dopo una prima settimana di cure sul posto, Andrea viene trasferito in Italia con un’aeroambulanza. Prima il San Martino di Genova, poi la clinica Quarenghi di San Pellegrino Terme, scelta per permettergli di riavvicinarsi alla famiglia.

Quella clinica diventa la sua casa per oltre nove mesi e, successivamente, il luogo di un lungo percorso di riabilitazione durato un altro anno e mezzo, con fisioterapia dalla prima mattina al tardo pomeriggio. “È merito della clinica e del suo personale se vi sono entrato allettato e incapace di girarmi sul fianco e nesono uscito, sì, in carrozzina, ma con funzionalità degli arti superiori, del tronco e, parzialmente, delle gambe”, racconta, proseguendo poi: “Dopo aver passato un periodo da tetraplegico, ogni singola conquista funzionale, riacquisita con tempo e fatica, non viene più data per scontata”.

È una consapevolezza che accompagna Andrea anche negli anni successivi, ma non gli impedisce di fare i conti con una realtà difficile: non tutto può essere superato con la sola forza di volontà. La disabilità deve essere riconosciuta, accettata e affrontata per poter costruire una nuova quotidianità. E così arriva il momento di ripartire. L’esperienza e il lavoro di una vita non servivano più a nulla… ma forse qualcosa poteva essere recuperato.

Durante gli anni trascorsi a viaggiare Andrea aveva coltivato la passione per la fotografia subacquea, quando fotografare sott’acqua era ancora molto più complesso di oggi. Alcune di quelle fotografie erano state persino vendute come stampe d’arredo durante il periodo trascorso in clinica. È da lì che decide di ripartire, trasformandosi progressivamente in fotografo commerciale e pubblicitario. Un nuovo mestiere che gli regala soddisfazioni importanti. Tra queste, anche la possibilità di fotografare le nuove Terme di San Pellegrino nella zona della storica Fonte, contribuendo con i propri scatti a portare immagini della Valle Brembana ben oltre i suoi confini.

Ed è proprio attraverso lo sguardo del fotografo che Andrea comincia a vedere la Valle in modo diverso. “Dopo averla vista con gli occhi del forestiero, o per lo meno di chi vi è mancato per molto tempo, iniziavo a sospettare che la Valle cercasse di sedurmi, nonostante la mia diffidenza”, spiega. La Valle che da ragazzo gli sembrava stretta comincia a diventare, lentamente, un luogo da riscoprire, ricco di storia e di tradizione. E la riscoperta passa anche attraverso lo sport.

Dopo gli anni di immobilità, il peso di Andrea era passato da 75 a oltre 90 chili. Tornare a muoversi significava quindi anche tornare a sentirsi bene con il proprio corpo. Il nuoto è il primo passo, ma è con l’handbike, la bicicletta azionata con le braccia, che scatta qualcosa. I primi chilometri sono stati tutt’altro che semplici. Andrea percorre il tratto tra San Pellegrino Terme e Zogno lungo la vecchia ferrovia. Arrivano piaghe, vesciche, dolori e infiammazioni. Ma arrivano anche i primi risultati.

559 andrea offredi foto martina pullin 584304 - La Voce delle Valli

Con il tempo aumentano i chilometri e crescono le ambizioni. La pista ciclabile non basta più e Andrea comincia ad affrontare le montagne: la Val Taleggio, Branzi, Carona, Valtorta, fino a Foppolo e al Passo San Marco. Le strade che un tempo venivano percorse a piedi o con i muli, lui inizia a percorrerle a braccia. Poi arriva la scoperta inattesa di un talento agonistico: prima attraverso Special Bergamo Sport, poi con Obiettivo3, il progetto fondato da Alex Zanardi per sostenere la crescita degli atleti paralimpici, Andrea comprende di avere un potenziale importante nelle competizioni in handbike. Cambia l’assetto della bicicletta e cambia anche il suo approccio mentale: allenamento, alimentazione e stile di vita vengono orientati alla prestazione.

I risultati non tardano ad arrivare e, nel 2018, conquista il titolo regionale lombardo e quello di vicecampione italiano, entrando per un periodo anche nell’orbita della Nazionale. Sono anni intensi, fatti di gare, allenamenti e incontri. Tra questi, quello con Alex Zanardi, figura che Andrea ricorda soprattutto per il pragmatismo e la capacità di tradurre i grandi ideali in azioni concrete. Ma proprio quando il percorso agonistico sembra poter offrire nuove prospettive, Andrea sceglie di fermarsi.

Nel frattempo ha cambiato lavoro, lasciando la fotografia professionale per un impiego nei Servizi demografici del Comune di Zogno e mantenendo la fotografia come passione, oggi affiancata anche dalle riprese aeree con i droni. La scelta è legata anche alla vita privata e al desiderio di costruire una famiglia con Stefania, la donna lo accompagnava ormai già da cinque anni e che sarebbe diventata sua moglie. Conosciuta il 14 novembre 2014, a sei anni dall’incidente.

«Dopo la salute è il tempo a diventare la vera moneta per la qualità della vita», riflette Andrea. Le competizioni stavano diventando sempre più totalizzanti e proseguire avrebbe significato sottrarre tempo alla sfera lavorativa e affettiva. Così decide di allontanarsi dall’agonismo, ma non dallo sport. Nel 2019 corre la Maratona di New York insieme al padre, utilizzando la carrozzina d’atletica. Non importa la classifica: quella maratona diventa soprattutto un ricordo da condividere. Poi arriva un nuovo obiettivo: l’Ironman di Cervia del 2020, da affrontare insieme ad Alex Zanardi.

La pandemia cambia però ancora una volta i piani. Il matrimonio viene rinviato tre volte e l’Ironman salta. Andrea è tra i promotori dell’iniziativa di rilancio e ripresa post pandemia che prende il nome Staffetta Tricolore, portando personalmente il testimone da San Pellegrino Terme a Monza, dopo che gli era stato consegnato da Como, e raggiungendo successivamente la Puglia per il tratto finale. Nel frattempo, però, arriva la notizia dell’incidente dell’amico e guida Alex Zanardi. “Quelli che dovevano essere giorni di rinascita si sono mischiati all’amaro di un buco lasciato dal peso di una persona enorme”. Andrea porta comunque a destinazione quel testimone, come avrebbe voluto Alex, e lo stesso fa con il proprio percorso sportivo. Dalle acque di Cervia affrontate a braccia, alle colline di Bertinoro in handbike, fino ai viali di Milano Marittima con la carrozzina, l’Ironman viene portato a termine, in silenzio, una sfida solo con se stesso. Ma non è l’assenza di medaglia o di riflettori a pesare, ci confida: è il rimpianto di non averlo concluso con una grande persona al fianco.

Nel luglio del 2021, alla quarta data riprogrammata, arriva finalmente il matrimonio. Un giorno splendido, nonostante una perdita familiare avvenuta poco prima. Una scelta tutt’altro che semplice quella di proseguire, ma presa con il cuore e con la consapevolezza di rispettare il desiderio di chi non poteva più esserci.

Ed è così che il ragazzo che a 18 anni voleva fuggire dalla Valle, dopo aver attraversato il mondo, aver conosciuto il mare, la ricerca scientifica, la disabilità, la fotografia, lo sport paralimpico, le competizioni e una pandemia, pianta il seme di una nuova famiglia proprio a quel territorio che un tempo gli sembrava troppo piccolo. La scrittura diventa l’essenza del viaggio, dell’origine e del ritorno. Un modo per lasciare qualcosa a Vittoria e, allo stesso tempo, per offrire a chi leggerà una finestra sulla Valle Brembana “Proposto sotto forma di una narrazione leggera ma che nasconde nelle fondamenta le dinamiche che la vita mi ha costretto ad affrontare e concesso di superare.”

Conclude poi: “Avevo l’ambizione di scoprire se ne fossi capace, la voglia di trasmettere qualcosa, il desiderio di offrire una finestra sul nostro territorio; la costanza, ho scoperto, non mi è mai mancata. Ma, cosa più importante, avevo qualcuno per il quale valeva la pena spendere tutto questo tempo e queste energie: mia moglie e mia figlia, la mia famiglia”.

Quella Valle che da ragazzo gli stava stretta ha finito, dopo aver visto il mondo, per diventare il teatro dal quale ripartire per narrare una storia che l’autore si augura con tutto il cuore possa lasciare qualcosa ai lettori che incontrerà lungo il percorso.

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