Ansia e depressione tra i giovani in Valle: una riflessione sullo stato psicologico dei nostri ragazzi

Nelle nostre valli molti giovani adulti tra i 25 e i 40 anni vivono forme di disagio psicologico spesso silenziose, poco visibili, ma profonde. L'analisi con gli psicologi dr. Carlo Plaino e dr.ssa Marianna Berizzi.
5 Febbraio 2026

Testo a cura di dr. Carlo Plaino e dr.ssa Marianna Berizzi.

Negli ultimi anni, il tema della salute mentale è entrato con maggiore forza nel dibattito pubblico. Talvolta si tende ancora a pensare che ansia, depressione e stress siano problemi tipici dei grandi centri urbani mentre la realtà racconta qualcosa di diverso: anche nelle valli bergamasche molti giovani adulti tra i 25 e i 40 anni vivono forme di disagio psicologico spesso silenziose, poco visibili, ma profonde.

L’Istituto Superiore di Sanità e l’ISTAT evidenziano che a livello nazionale circa 1 persona su 6 ha sperimentato un disturbo mentale nel corso della vita, con ansia e depressione tra i più comuni; la diffusione dei disturbi d’ansia è circa il 6% della popolazione e quella dei disturbi depressivi circa il 5 %. 1 italiano su 6 nella vita ha avuto un disturbo mentale diagnosticabile (Public Health, State of Health in EU, 2023) mentre 20-30% della popolazione lombarda può sperimentare sintomi clinici significativi ogni anno legati ad ansia, depressione o stress (Società Italiana di Psichiatria, Proposta di programma per la salute mentale in Regione Lombardia, 2023).

Secondo i dati stimati, in Lombardia circa 600.000 persone (consideriamo che lo stadio di Bergamo può ospitare circa 30.000 persone, ciò significa che potremmo riempire 20 stadi!) soffrono di depressione, con 150.000 di queste affette da forme maggiori.
Questi trend europei, nazionali e regionali forniscono un’indicazione utile per interpretare la realtà locale, dove molti giovani adulti possono riconoscersi nei segnali del disagio psichico.

Accade spesso che i disturbi mentali tendano ad emergere prima dei 20 anni e persistano o si acuiscano nella prima fase dell’età adulta: ecco perché è importante un’osservazione ed un intervento precoce rispetto ai sintomi per dotare l’individuo di strumenti utili nel fronteggiamento del malessere. A questo possiamo aggiungere che la pandemia ha aumentato da un lato la consapevolezza ma, dall’altro, anche l’incidenza di ansia e depressione nei giovani e questo si riflette anche nelle comunità più piccole e “nelle valli”, dove i fattori sociali (isolamento, opportunità lavorative, uso/abuso di sostanze alcoliche e/o stupefacenti, distanza dai servizi, timore dello stigma o del “farsi vedere”, carichi familiari e lavorativi concentrati) possono accentuare il disagio.

Iniziamo a vedere più da vicino questi fenomeni:

Ansia: l’ansia è una reazione naturale di fronte a situazioni difficili o incerte. Diventa un problema quando è continua, sproporzionata e interferisce con la vita quotidiana. Tra i segnali più frequenti troviamo:

  • preoccupazioni persistenti,
  • tachicardia e difficoltà a respirare,
  • tensione fisica e mentale,
  • difficoltà di concentrazione,
  • disturbi del sonno,

Nei giovani adulti l’ansia può essere spesso legata all’incertezza lavorativa, alla gestione delle responsabilità familiari ed alla percezione di avere poche alternative o possibilità di cambiamento.

Depressione: la depressione non coincide con un semplice momento di tristezza, è una condizione che coinvolge l’umore, il pensiero ed il corpo. I sintomi più comuni includono:

  • perdita di interesse o piacere,
  • stanchezza persistente,
  • senso di vuoto o inutilità,
  • ritiro sociale,
  • difficoltà nel lavoro e nella vita quotidiana.

Nelle realtà più piccole come quelle dei piccoli paesi ad esempio, il rischio frequente è che la sofferenza venga normalizzata o nascosta, rendendo più difficile chiedere aiuto.

Stress cronico: lo stress, se prolungato nel tempo, può diventare un importante fattore di rischio per la salute mentale. Molti giovani adulti si trovano a dover conciliare lavoro, famiglia, cura dei figli o dei genitori anziani, con poche possibilità di delega o supporto.

Quando lo stress diventa cronico, può portare a:

  • irritabilità,
  • affaticamento,
  • disturbi psicosomatici,
  • cali di attenzione, concentrazione e memoria,
  • peggioramento delle relazioni.

A questo punto nasce spontanea una domanda: cosa può aiutare? Quali sono i piccoli passi concreti per il benessere?

Anche senza arrivare subito a situazioni di emergenza, esistono azioni utili per prendersi cura della propria salute mentale:

  • ascoltare i segnali del corpo,
  • comprendere e gestire le proprie emozioni,
  • mantenere una routine di sonno e movimento,
  • ritagliarsi spazi di pausa e recupero,
  • mantenere relazioni sociali attive e positive,
  • parlare con una persona di fiducia,
  • chiedere aiuto in situazioni di marcata difficoltà (non è un segno di debolezza ma di responsabilità verso sé stessi)

Teniamo anche ben presente la rete territoriale dei servizi utili:

  • Il medico di medicina generale: il medico di base rappresenta spesso il primo punto di contatto. È una figura fondamentale per intercettare il disagio, orientare la persona e facilitare l’accesso ai servizi adeguati.
  • Il Consultorio Familiare: il Consultorio Familiare di Villa d’Almè, ad esempio, è una risorsa importante per il territorio: offre ascolto, consulenze psicologiche e supporto nelle diverse fasi della vita adulta, individuale e familiare. È un servizio pubblico, accessibile e pensato per accogliere anche situazioni di disagio emotivo e relazionale.
  • I Centri Psico Sociali (CPS): nella provincia di Bergamo, all’interno del Dipartimento di Salute Mentale, si occupano della prevenzione, valutazione e presa in carico dei disturbi psicologici e psichiatrici dell’adulto, lavorando in rete con i servizi territoriali.
  • Servizi ASST e rete territoriale: le ASST Bergamo Est e Ovest garantiscono una rete di servizi pubblici dedicati alla salute mentale, integrando interventi clinici, sociali e di supporto alla persona.

Rendere visibile il disagio psicologico nelle valli significa riconoscere che la salute mentale riguarda tutti, indipendentemente dal luogo in cui si vive. Promuovere informazione, accesso ai servizi ed una cultura dell’ascolto può fare la differenza, soprattutto per i giovani adulti che oggi stanno costruendo il loro futuro.

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Commenti:
  1. ci siamo tolti il tempo di rallentare, il tempo di restare nel silenzio ed ascoltarci, ascoltare i segnali del nostro corpo, e in questo vuoto trovare le risposte e gli stimoli per agire, per sopravvivere e spesso vincere questo isolamento!
    Questo piccolo schermo ci svuota dentro, l'etere viene completamente risucchiato da questo cellulare... impariamo a coltivare del tempo per ascoltarci.

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