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Bracconaggio continua, nonostante il coronavirus. CABS: ''non retrocedere con i controlli''

L'appello che il CABS rivolge alle autorità preposte è quello di non retrocedere con i controlli, chiudendo ogni spazio nei confronti di chi mette a rischio con i suoi spostamenti non solo la vita degli animali ma anche quella delle persone.
20 Aprile 2020

Bracconaggio in un momento di criticità sanitaria. In tal maniera la stessa Polizia Provinciale di Bergamo ha voluto sottolineare l'esito dei controlli sulla caccia illegale che hanno portato, in pieno periodo di emergenza coronavirus, alla denuncia di due persone. Per il CABS, l'associazione di volontari esperti in antibracconaggio, quanto ora occorso, proprio perché avvenuto in pieno periodo di emergenza coronavirus, evidenzia quanto grave sia il fenomeno del bracconaggio in Italia.

"Continuiamo a rilevare - ha sottolineato il CABS - le pressocché nulle variazioni tra gli atti di bracconaggio compiuti in Italia nel bimestre marzo - aprile 2019 e quello in corso. Il problema del bracconaggio è così elevato che non si ferma neanche quando massima dovrebbe essere l'attenzione per i noti problemi sanitari creati dall'epidemia coronavirus".

In particolare le denunce contestate dalla Polizia Provinciale di Bergamo si riferiscono a due soggetti accusati in un caso di attività mirata all'uccisione di ungulati in ora notturna, mentre nel secondo episodio sarebbe stato accertato, ad altro soggetto, l'uso di trappole in cappio metallico, più comunemente definite "lacci". Un animale, riuscito a fuggire, ha lasciato evidenti tracce di sangue. In entrambi i casi è stata contestata anche la violazione delle disposizioni in tema di contenimento dell'epidemia coronavirus.

"Sebbene questi ultimi due casi siano relativi alla provincia di Bergamo- ha aggiunto il CABS - molti altri posti in Italia non esenti da episodi di bracconaggio. Dai bracconieri di uccelli per le province di Messina, Brescia, Cagliari, Treviso, fino alle trappole per ungulati in quella di Avellino e Pistoia, per non parlare della caccia illegale in area protetta e i lupi uccisi in Calabria".

L'appello che il CABS rivolge alle autorità preposte è quello di non retrocedere con i controlli, chiudendo ogni spazio nei confronti di chi, continuando l'attività di caccia illegale in un periodo così delicato, mette a rischio con i suoi spostamenti non solo la vita degli animali ma anche quella delle persone. Un motivo in più per provvedere, appena possibile, a un serio inasprimento delle pene nei confronti del bracconaggio italiano, incallito e ben radicato che, evidentemente, non si ferma davanti a niente.

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