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Coronavirus e ''fase 2'': come ripartirà l'Italia, ma Bergamo potrebbe essere l'ultima a riprendersi

La ripresa e l'ingresso nella ''fase 2'' saranno lenti, graduali e tutt'altro che semplici: fra code e ingressi contingentati, l'Italia ripartirà. Ma Bergamo potrebbe essere l'ultima della coda.
8 Aprile 2020

La ripresa e l'ingresso nella “fase 2” saranno lenti, graduali e tutt'altro che semplici: ci saranno turni per lavorare e turni per entrare nei negozi, bisognerà mantenere sempre la distanza sociale e i dispositivi di protezione, come le mascherine, saranno obbligatori al punto da diventare parte integrante del vestiario. “La tutela della salute resta al primo posto, però i motori del Paese non possono restare spenti troppo a lungo – sono state le parole del premier Giuseppe Conte, preoccupato per “la tenuta psicologica dei cittadini, per l’ordine pubblico e per l’impatto delle chiusure sull’economia”.

Se la curva si è stabilizzata (soltanto +53 casi ieri in bergamasca), ciò non significa che sarà abbassata la guardia: arriverà perciò un nuovo decreto, un'ulteriore proroga nei divieti per gli spostamenti, ma anche un primo timido via libera alla riapertura di alcune aziende. Tutto in attesa dell'inizio della “fase 2”, che Conte ha specificato potrà iniziare soltanto dopo il ponte del 1 maggio. Come sarà, allora, vivere questa nuova fase? Quali abitudini verranno ulteriormente stravolte?

In primo luogo, dal punto di vista economico, le misure di sicurezza sui posti di lavoro dovranno comunque essere rispettate: sì a smart working, ingressi contingentati, lavoro su turni alternati, obbligo di mascherine e guanti, esteso anche ai cittadini. Poi si passa al dilemma scuole, che con molta probabilità non vedranno più una riapertura fino a settembre. Una scelta fatta pensando ai numeri, poiché si tratterebbe di far muovere ogni giorno 12 milioni di persone, di cui 8 e mezzo studenti, 1 milione di docenti e 1 di personale, senza contare i genitori. Un rischio troppo alto.

Anche il “tracciamento” si fa smart. Dell'applicazione esistono per ora due opzioni da portare avanti, ma si sta studiando un modello unico europeo con altri 130 scienziati da 8 paesi comunitari. Una soluzione unica, il download sarebbe volontario e permetterebbe di rilevare in maniera totalmente anonima se si è incrociato il telefono di un individuo malato. Una applicazione molto utile, ma che appena disponibile dovrà forzatamente viaggiare in parallelo alla possibilità di effettuare tamponi in maniera capillare e tempestiva.

Prove tecniche di ripartenza, dunque. Anche se Bergamo potrebbe essere l'ultima della lista. Il coronavirus, infatti, nella nostra provincia ha colpito in maniera devastante ed è un attimo che tutti gli sforzi fatti finora possano venire vanificati. Sebbene, in realtà, le opinioni esperte siano due: c'è infatti chi sostiene che a Bergamo si sia, ormai, raggiunta la famosa immunità di gregge e chi invece preferirebbe mantenersi sulla strada della prudenza, lasciando tutto chiuso anche quando il resto d'Italia sarà pronta a ripartire.

Fondamentali saranno i controlli attraverso test sierologici, che verificano se un ex malato guarito dal virus abbia sviluppato anticorpi che non consentono una ricaduta (sebbene non si sappia per quanto), e l'ottenimento di una “patente di immunità”, per tornare a lavorare. “A mio avviso bisognerebbe classificare le Regioni in base al rischio – ha spiegato il virologo Fabrizio Pregliasco a L'Eco di Bergamo La Lombardia non dovrà essere la prima, anzi dovrebbe essere previsto un allungamento dei tempi. E se la Lombardia sarà l’ultima, Bergamo potrebbe essere l’ultima in Lombardia”.

Quella che si è abbattuta sulla vostra provincia è un’ondata devastante – ha proseguito il virologo – Meglio dirlo subito: la nostra e la vostra estate non sarà il massimo perché sarà necessario, in quella che verrà chiamata fase 2 o 3, avere un tracciamento dei focolai. L’epidemia è come un incendio. Le brace può rimanere nel sottobosco e quando si riapre c’è il rischio che l’incendio riparta”. Un prezzo da pagare, almeno per i prossimi due anni. Fino a quando non verrà trovato e sperimentato un vaccino, “l'unica arma per abbattere in modo definitivo questo virus”.

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