“Educare è avere tra le mani l'esistenza degli altri, quello che sono e quello che potrebbero essere. Uno per uno, singolare e plurale”, queste le parole della filosofa e saggista spagnola Marina Garcés. Dante e Virgilio, maestro e discepolo: una lezione che parla al nostro presente. Che cosa significa davvero educare? E come ci si riscopre uomini quando ci si sente smarriti, "profughi dell'esistenza"?
A queste domande ha cercato di dare risposta l’incontro ospitato oggi, sabato 17 ottobre, dalla Fondazione Don Stefano Palla ETS a Piazza Brembana, in occasione della presentazione del libro "Mio maestro... figliol mio. Dante e Virgilio: fenomenologia di un rapporto educativo” della casa editrice Elsa Major. Un'opera speciale, scritta a quattro mani da due generazioni a confronto: Michele Iagulli, Presidente della Fondazione Don Stefano Palla ETS ed ex docente di italiano, e Alessandro Pesenti, suo ex studente e oggi professore di Filosofia e storia all’Istituto David Maria Turoldo di Zogno.
Ad aprire la presentazione lo scrittore della prefazione del libro, don James Organisti: “L’esistenza umana è bella, perché è anche tragica. Dentro questo viaggio c’è qualcuno che ha l’ardire di porsi come educatore, ed è una grande responsabilità, soprattutto nella complessità del mondo contemporaneo. La storia dell’uomo è bella perché variegata, quando si arriva a toccare il fondo c’è sempre quella luce che permette di tornare sui propri passi, proponendo qualcosa di nuovo. E Dante ha fatto proprio questo, ha avuto il coraggio di fare una proposta che è una lettura dell’esistenza umana sì, ma è una lettura orientata non semplicemente alla fine temporale, ma al fine di essa”.
Al centro dell’incontro, il viaggio della “Divina Commedia” inteso come metafora radicale della condizione umana e, soprattutto, l'intensa dinamica tra Dante e Virgilio: non una semplice lezione tra cattedra e banco, ma l'incontro vivo tra un uomo perduto e chi sceglie di camminargli accanto.
“Virgilio non si limita a indicare una strada, ma educa Dante attraverso l'esperienza, conducendolo dentro il dolore, la colpa, la perdita e la fragilità senza mai sostituirsi a lui”, ha spiegato Iagulli, evidenziando una pedagogia fatta di presenza, ascolto e pazienza. Dall'Inferno al Purgatorio, il percorso diventa così scoperta dell'altro e maturazione personale.
“Dante canta la vita, non canta il regno dell’oltretomba – come ha sottolineato Pesenti –. Ci hanno gettati e immersi nella vita, ma non ce l’hanno chiesto: non conosciamo nulla della vita nel momento in cui veniamo al mondo e impariamo le regole durante il cammino, ecco quel “Nel mezzo del cammin di nostra vita….”, è proprio durante quel cammino che si ha bisogno di qualcuno che orienti i nostri passi. Il maestro autentico non trattiene il discepolo, ma lo rende capace di camminare con le proprie gambe. Per questo Virgilio accompagna Dante fin dove gli è possibile e poi scompare: educare significa accompagnare l'altro fino al punto in cui può, finalmente, continuare da solo. Dante si affida a Virgilio come Virgilio si affida a Dante”. E ha chiosato Iagulli: “Questa è la richiesta d’aiuto che dovrebbero chiedere gli studenti.”
Un lungo applauso ha chiuso un appuntamento capace di dimostrare quanto la relazione educativa, quando si fa cammino condiviso, sappia parlare al nostro presente con straordinaria e immutata attualità. Per chi desidera approfondire i temi del libro, la prossima presentazione si terrà giovedì 22 ottobre ad Almenno San Bartolomeo, presso la Sala Consiliare del Comune (via IV Novembre).






