Don Palla, all’Hospice posata la targa per ricordare Gianluigi Rho: “Un uomo senza tempo”

"Gigi", come era conosciuto da tutti, è stato il primo Direttore Sanitario della Fondazione, nonché pioniere delle cure palliative in Valle Brembana, tanto che già nel 1987 se ne era interessato. 
12 Novembre 2022

Ieri, venerdì 11 novembre alle ore 16.00, si è tenuta l’intitolazione dell’Hospice presso la Fondazione Don Stefano Palla Onlus a Piazza Brembana al dottor Gianluigi Rho.Gigi”, come era conosciuto da tutti, è stato il primo Direttore Sanitario della Fondazione, nonché pioniere delle cure palliative in Valle Brembana, tanto che già nel 1987 se ne era interessato. 

“Alimentare la memoria si rivela una necessità per ogni comunità che vuole essere tale, che vuole andare oltre all’interesse personale”, così Michele Iagulli, presidente della Fondazione, inizia il suo intervento. “Gigi si è sacrificato per gli altri mettendo da parte tutto, persino la sua salute. È stato una luce che ha tracciato un cammino, una luce che non va spenta. Onorare chi compie il bene è giusto e doveroso”. La Fondazione, difatti, ha deciso di dedicare l’Hospice a Gigi tramite una targa, come segno di riconoscimento per tutto ciò che ha fatto nella vita e per la struttura. 

A seguire l’intervento di Stefano Ambrosioni, sindaco di Piazza Brembana, che inizia il discorso chiedendo silenzio alla comunità, per accogliere l’insegnamento di Gigi nel cuore: “Gigi Rho ha dato un volto, un’anima alle mille persone che ha incontrato. Perché se c’è una cosa che ci ha insegnato, è che siamo tutti umani sotto questo cielo del creato. Gigi amava il prossimo e voleva che la vita fosse degna fino all’ultimo secondo: da qui l’idea di creare un luogo che potesse permetterlo”. 

All’evento era presente anche Laura Arizzi, Assessore Servizi Socio Sanitari della Comunità Montana, la quale ha portato i saluti del Presidente e di tutti i comuni della Valle. A proseguire è stato il dottor Walter Vanini, Direttore Sanitario della struttura, il quale esordisce dichiarandosi fortunato di aver lavorato con Gigi: “Gigi è stato una delle fortune della mia vita. È stato per me un maestro di vita, e il cuore di questa struttura. Ho iniziato a lavorare qui su consiglio di Mirella, moglie di Gigi e pediatra. Pensavo di venire qui e curare gli anziani malati, invece ho scoperto che fare il medico era molto di più: non dovevo curare gli anziani, ma le persone malate, e questa è una differenza che Gigi mi ha insegnato. Parlava sempre di persone, perché di fatto, siamo esseri umani prima di ogni altra cosa”, racconta, per poi proseguire, “Gigi aveva una rara sensibilità umana e professionale. Lui vedeva oltre, arrivava prima degli altri, mai per primeggiare, ma per spirito di servizio. Si interessò alle cure palliative in seguito all’apprendimento di una tecnica americana, chiamata validation, che consiste nel curare i pazienti affetti da Alzheimer senza farmaci. Questa tecnica la apprese soggiornando a Londra, dove solo li esistevano gli hospice. Così è nato in lui il sogno di portare questa pratica anche in Valle Brembana, e per far ciò sollecitò Pietro Busi per aprire questa struttura che oggi è un punto di riferimento”. 

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Un momento dell’intitolazione

Il Dottor Rho però, non era solo uno studioso, ma anche un uomo simpatico e allegro, che organizzava recite in dialetto bergamasco pur non parlandolo bene, motivo per lui di essere burlato simpaticamente dai colleghi. La sorte purtroppo, come spiega il dottor Vanini, si è accanita contro di lui due volte. In primis perché si è ammalato di una malattia neoplastica, il tipo di malattia che lui voleva sconfiggere. In secondo luogo non ha mai avuto la possibilità di vedere concluso il progetto Hospice, in quanto è morto prima dell’inaugurazione. Questo, che viene visto da Vanini come motivo di rammarico, viene però smentito da Mario Calabresi, scrittore e giornalista, ma anche e soprattutto nipote di Gigi, che nel suo intervento sostiene che lo zio sapesse che quando un uomo pianta un albero, sa che questo darà i suoi frutti, solo non si sa quando. Durante il suo intervento Calabresi ha poi parlato di una parte caratterizzante della vita di Gigi, ovvero il trasferimento in Africa: “I miei zii li vedevo come persone strane, erano coloro che avevano deciso di andare in Africa e i cui figli erano quelli che venivano in Italia per il Natale con i pantaloncini e parlando una lingua strana. La loro scelta è avvenuta tramite una lista di nozze: da una parte hanno segnato i contro di questa scelta, che erano veramente tanti, e dall’altra i pro. Nella lista dei pro però, c’era solo una frase scritta che recitava “Una scelta del cuore”. Questa lista i miei zii l’hanno fatta vedere a mio nonno, un uomo tutto d’un pezzo, per questo erano convinti che non gli avrebbe mai dato il permesso di andare. Con grande sorpresa invece,si è alzato, li ha abbracciati e ha detto “Arrivederci in Uganda”. Perché? Perché se gli ostacoli sono tanti, non è che le cose non le puoi fare, le puoi fare comunque, ma devi esserne consapevole”. 

Il racconto commovente del nipote termina così: “Avevano la possibilità di tornare in Italia e lavorare in Università a Milano . Loro invece hanno deciso di fare i medici condotti ad Averara perché il loro obiettivo è sempre stato solo uno: stare vicini ai più distanti”. Di qui appunto la scelta di trasferirsi in Africa, in particolare in Uganda, dove i due consorti hanno costruito un piccolo ospedale che oggi permette la nascita di 3000 bambini l’anno. Il dottor Rho ha sempre voluto aiutare i più fragili, non solo curandoli, ma fosse anche solo per accendere la stufa a una persona che non riusciva a farlo da sola, come dice Anna Rho, figlia di Gigi. 

L’evento è poi proseguito con la benedizione della targa che riporta una famosa frase di Seneca: “Non anni alla vita, ma vita agli anni!”. Su questa targa non sono presenti date perché, come spiega Iagulli, Gigi è senza data: è da sempre e per sempre in noi. La figlia Anna conclude la serie di interventi ricordando il papà come un uomo onesto e un sognatore concreto, un uomo che ha sempre preferito stare dietro le quinte, tanto che davanti alla targa di ieri avrebbe reagito dicendo: “Ma era proprio necessario?”. Il tutto è poi terminato con un rinfresco offerto dalla Fondazione.

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