L'ondata di caldo estremo che ha investito il continente a partire da metà mese ha raggiunto proprio in queste ore il suo apice, frantumando record storici sia diurni che notturni in molti stati europei, dalla Francia, agli stati danubiani arrivando a quelli baltici. I dati che arrivano dai servizi meteorologici europei delineano uno scenario senza precedenti per il mese di giugno. La Germania ha registrato il suo nuovo e clamoroso record assoluto nazionale a Coschen con 41,7°C, mentre a Kubschütz la notte è rimasta aggrappata a una minima spaventosa di 29,4°C. Non è andata meglio in Francia, dove la località di Pissos ha toccato i 44,3°C all'interno di una giornata che ha segnato la media termica nazionale più alta dal 1947 (29,8°C). Scendendo a sud, la Spagna ha sfondato la barriera dei 45,1°C ad Andújar, in Andalusia, mentre persino le fresche latitudini del Nord Europa si sono arrese: il Regno Unito ha polverizzato i primati storici del 1976 con 37,3°C a Santon Downham e la Danimarca ha vissuto la sua giornata più calda dal 1874 toccando i 36,6°C a Ødum. Di spicco anche i 41.9°C in Repubblica Ceca, 39°C in Svizzera, 40.7°C in Ungheria, 39.5°C in Slovacchia, 40°C in Ucraina.
Il gran caldo si è fatto sentire anche da noi- L'Italia ha visto il Ministero della Salute costretto a dichiarare il bollino rosso in 18 città contemporaneamente. In questo contesto, la provincia di Bergamo si è trovata nel cuore pulsante della morsa padana, dove le massime nel weekend hanno raggiunto i 40/41°C.
Nel weekend del 27-28 giugno, i termometri nella pianura bergamasca (con picchi tra Treviglio e Romano di Lombardia) hanno oscillato stabilmente tra i 37°C e i 39°C. Sebbene il record storico assoluto per giugno – risalente alla storica estate del 2003 con i suoi 38,4°C registrati a Orio al Serio – non sia caduto per una manciata di decimi, a preoccupare è l'anomalia della costanza termica.
I dati forniti dalle centraline di ARPA Lombardia indicano che le temperature medie giornaliere sul territorio bergamasco sono rimaste stabilmente oltre i 5,5°C sopra la media storica degli ultimi vent'anni, con lo zero termico schizzato oltre i 4.000 metri che sta letteralmente consumando le ultime riserve di ghiaccio delle Orobie. A gravare sulla popolazione sono state le "notti tropicali", con minime cittadine che non sono scese sotto i 26°C, mandando in crisi la rete elettrica a causa del boom di consumi per i condizionatori. Anche nelle nostre valli le massime sono ormai da 2 settimane costantemente oltre le medie del periodo: a Piazza Brembana la massima si è spinta oltre i 30°C costantemente dal 17 giugno con punte sino a 33°C. Situazione analoga anche a Sant’Omobono Terme con picchi sino a 34°C circa.
L’Emergenza Idrica: Brembo e Serio ridotti a torrenti di pietra
Il riflesso più drammatico di questa eccezionale ondata di calore si sta consumando però nei letti dei fiumi orobici. I bacini idrografici del Brembo e del Serio sono entrati in una fase di magra profonda, spingendo l'Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po a decretare lo stato di "Severità idrica MEDIA" per l'area bergamasca, una classificazione in controtendenza rispetto alla severità "bassa" del resto del distretto padano. Secondo i dati ARPA le riserve idriche complessive del bacino del Brembo registrano un deficit del -51,9% rispetto alla media storica del periodo (2006-2025). Lo Snow Water Equivalent (l'equivalente di acqua nella neve rimasta in quota) ha subito un crollo verticale del -35,9% in pochi giorni. La scorta nevosa sulle cime si è praticamente azzerata con due mesi d'anticipo. Alla confluenza con l'Adda, il Brembo fa registrare una portata ridotta al lumicino, pari ad appena 5,36 metri cubi al secondo contro una media storica del periodo che dovrebbe aggirarsi intorno ai 30 metri cubi al secondo.
Non va meglio sul versante della Val Seriana, dove il fiume Serio subisce la medesima combinazione di evaporazione estrema e massicci prelievi irrigui necessari per salvare i raccolti della media e bassa pianura, ormai entrata nella fase di picco della stagione agricola. Il Tavolo regionale per l'utilizzo della risorsa idrica ha già dovuto rimodulare e stringere i rubinetti delle erogazioni per l'agricoltura per evitare il prosciugamento totale dei corsi d'acqua.





