Ex cava di Strozza, da recupero ambientale a discarica. Il 17 settembre la sentenza definitiva

Sabato scorso il punto della situazione sulla ex cava di Strozza oggetto di un processo penale per traffico illecito di rifiuti.
15 Settembre 2026

Sabato scorso, durante l'assemblea pubblica nella sala consigliare del Comune di Strozza promossa da Comune e dal comitato "No alla discarica del monte Castra", il punto della situazione sulla ex cava quarzifera del Monte Castra protagonista, nel corso degli anni, di un'inchiesta prima e di un processo penale poi per traffico illecito di rifiuti, che ha visto coinvolti imprenditori, dirigenti e amministratori locali. Giovedì 17 settembre la sentenza definitiva.

L'area - che doveva essere oggetto di un recupero ambientale - è da anni al centro di una contesa che ha coinvolto tutta la Valle Imagna dopo l'ipotesi di trasformare l'area dismessa in una grande discarica di rifiuti speciali non pericolosi. Storica la manifestazione del 2013 che vide sfilare in strada a protesta 2mila persone guidate da 15 sindaci. Poi il sequestro nel 2015 per presunti illeciti nello sversamento di rifiuti.

Secondo quanto riferito durante la serata dall'avvocato del Comune di Strozza, Paola Brambilla, la difesa avrebbe riferito che i materiali conferiti non sarebbero veri e propri rifiuti ma terre e rocce di scavo o comunque materiali non pericolosi e utilizzabili in un contesto di recupero ambientale.

Come ha spiegato Brambilla, la difesa è arrivata a sostenere che "certi conferimenti rientrassero nei siti a destinazione commerciale". Tuttavia l'area doveva essere recuperata a verde naturalistico, quindi "il parametro di compatibilità non può essere spostato arbitrariamente".

Per quanto riguarda i costi, il risanamento del sito è stato stimato a 26,7 milioni di euro, 1,2 milioni solo per un intervento superficiale. "L'obiettivo - come spiega la Brambilla a L'Eco di Bergamo - resta il ripristino ambientale, il ristoro economico, la tutela del territorio e il trasferimento del costo del danno sui responsabili, non sulla collettività. Quell'area doveva essere recuperata a verde e il diritto amministrativo ha confermato in modo netto questa scelta".

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