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Fontana: ''Serrata a Natale? Limitazione discriminante per i piccoli Comuni''

Il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, ha commentato la misure contenuta nel nuovo Dpcm che serra i Comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno, definendola discriminante per chi vive in un piccolo Comune.
4 Dicembre 2020

È una limitazione discriminante, nei confronti di chi vive in un piccolo Comune ma anche di quelle attività commerciali, ristoranti, bar che se si trovano in un piccolo Comune non hanno la possibilità di ricevere ospiti rispetto a quelli che si trovano in una grande città e questa possibilità ce l'hanno”. Con queste parole, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana ha commentato, nel corso della trasmissione Mattino 5, la misura contenuta nel nuovo Dpcm che serra i Comuni nei giorni di Natale, Santo Stefano e Capodanno.

Una norma che, secondo Fontana, toccherebbe particolarmente gli anziani “che magari non hanno la possibilità di incontrare i propri cari nelle festività natalizie. Questo è l’aspetto sul quale abbiamo puntato le nostre critiche. Io penso che sarebbe stato più opportuno non inserire questa norma, tanto è vero che ho chiesto di accelerare il processo di conversione in Parlamento in modo da poterla modificare in quella sede – ha proseguito il governatore – Volendo, se tutte le forze politiche sono d’accordo lo si può fare prima di Natale, in modo che non ci siano dubbi interpretativi”.

A dare “manforte” al presidente Fontana, anche Fabrizio Pregliasco – virologo e supervisore scientifico del Pio Albergo Trivulzio di Milano – e il CTS (Comitato Tecnico Scientifico) stesso. Il primo si è dichiarato favorevole alla proposta del governatore di consentire gli spostamenti fra piccoli Comuni, mentre il secondo (secondo quanto riportato da Il Corriere) avrebbe chiesto al Governo - prima della pubblicazione effettiva del decreto - di prevedere “una deroga al divieto di spostamento per i piccoli Comuni”. Gli esperti ritengono infatti che la norma sia “particolarmente penalizzante per chi vive in luoghi piccoli e isolati” e per questo “raccomandano che il divieto di spostamento per questi casi possa essere rivisto”.

Resta il nodo degli spostamenti per motivi di “necessità” da indicare sull'autocertificazione. “Conte lo ha detto, ma allora è una regola inapplicabile, perché la necessità la si può trovare sempre. Se è necessità andare a trovare un parente allora lo si dica chiaramente” ha commentato Fontana. Riguardo, invece, al passaggio della Lombardia in fascia gialla, il presidente è stato chiaro: “Se i dati continueranno ad essere quelli delle ultime due settimane e se non ci saranno, come io sono convinto, peggioramenti, la Lombardia l’11 dicembre diventerà gialla”.

Secondo quanto affermato nel precedente Dpcm, infatti, c'è bisogno di due settimane per confermare la propria valutazione cromatica. “Noi abbiamo concluso ieri la seconda settimana. Se la prossima settimana i dati saranno sempre coerenti noi l’11 dovremmo entrare in zona gialla – ha spiegato Fontana – Il 19 e il 20 dicembre (l'ultimo weekend in cui si potrà partire prima del blocco natalizio, ndr) rischiamo di rivivere quello che successe nella notte fra il 7 e l’8 marzo”.

Per quanto riguarda, invece, la riapertura dei licei a partire dal 7 gennaio, per Fontana è fondamentale concentrarsi sui trasporti pubblici. “È dal 4 maggio che chiedo al Governo un piano per dilazionare nell’arco della giornata l’inizio della scuola e delle attività lavorative – ha spiegato – Bisogna preparare un piano che consenta di evitare che ci siano delle ore di punta durante le quali i mezzi pubblici vengono presi d’assalto, dato che in certi casi è impossibile aumentare il numero dei mezzi”. L'auspicio è che in questi 15 giorni si possa riprendere in mano il discorso per evitare gli assembramenti. “In fondo – ha concluso il governatore – è giusto che si ricominci a mandare i ragazzi a scuola. È una di quelle situazioni che dovranno convivere con il virus finché non sarà diffuso il vaccino su tutta la popolazione”.

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