Coronavirus in Italia: quando finirà? Le risposte degli esperti

Eleonora Busi 09/03/2020 0 commenti

Nel bel mezzo dell'emergenza sanitaria da Covid-19 che ha colpito il nostro Paese, sono numerose le domande che i cittadini di tutta Italia si pongono. Quanto durerà l'emergenza? Le misure di contenimento attuate dal Governo, saranno utili per il loro scopo? A rispondere a tutti questi quesiti ci hanno pensato i massimi esperti del settore, che si sono espressi sulla questione in diversi interventi nel corso delle ultime due settimane, da quando il 21 febbraio si è registrato il primo caso accertato di coronavirus in Italia, nel lodigiano.

La diffusione del contagio e le misure di contenimento sono due fra i temi più chiacchierati. Nella nottata di ieri, 8 marzo, il premier Conte ha firmato un decreto che prevede misure restrittive per chi abita in Lombardia e in altre 14 province d'Italia, creando una sorta di estesa “zona rossa” grande tanto quanto la maggior parte del Nord Italia. Le raccomandazioni sono chiare: si resta in casa, non si esce né si entra dalle zone isolate a patto che non si tratti di questioni sanitarie o lavorative.

Non si vedono gli effetti delle misure di contenimento – ha affermato Pier Luigi Lopalco, professore di Igiene all'Università di Pisa – Ma è perfettamente normale. In Cina, dove pure si è usato più vigore, sono servite sei settimane per un'inversione di tendenza”. Considerando il tempo di incubazione di circa 10-15 giorni, infatti, si starebbe ora assistendo alla manifestazione di infezioni sviluppatesi prima dell'attuazione di certe misure: è perciò necessario un tempo più lungo per verificare se il contenimento sia, effettivamente, una misura efficace.

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Perché è fondamentale restare a casa? Ci vorrà ancora tempo prima che il virus entri nella fase della “regressione”, possibile solamente “limitando i contatti sociali, l'unico modo per rallentare i contagi” come affermato da Lopalco stesso. Come una catena, rallentare i contagi significa evitare che il virus continui ad espandersi e porti come conseguenza non solo decessi, ma anche le strutture ospedaliere al collasso. E per far sì che ciò accada, restare in isolamento è l'unica soluzione viabile. Secondo le stime, i casi in Italia raddoppiano ogni 2,6 giorni. “È un numero davvero alto – ha spiegato Lopalco – Siamo di fronte ad un virus dal potenziale pandemico”.

È evidente che siamo di fronte ad un'epidemia molto veloce – ha aggiunto Alessandro Vespignani, che insegna a Boston alla Northeastern University e si occupa di modelli informatici di diffusione delle epidemie – Oggi ci sembra che l'Italia sia più colpita, ma è solo questione di tempo. Presto vedremo curve dall'andamento simile anche in buona parte dell'Europa e negli USA. Alla fine non ci saranno grandi disparità fra i paesi”. Il totale dei contagiati in Italia, aggiornato alla giornata di ieri, 8 marzo, è di 7.375 di cui 4.189 casi totali in Lombardia e 997 in provincia di Bergamo. Nel totale vanno contati i guariti che risultano essere 622, e i decessi, accertati a 366.

In poche parole, l'emergenza coronavirus in Italia non è una questione di pochi giorni. “Ci vorranno almeno due o tre settimane per poter vedere i primi effetti delle misure adottate dal governo per limitare il contagio e per questo motivo sarà necessario un grande senso di responsabilità da parte dei cittadini” ha affermato Giovanni Maga, direttore dell'Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm). L'attuale situazione italiana è quella che il Centro Europeo per il controllo delle malattie definisce di “livello 2”, con focolai localizzati e trasmissione da persona a persona. “Fondamentale è, ora, evitare di passare a 'livello 3' – ha continuato Maga – cioè che i focolai circoscritti e limitati si diffondano e diano quindi origine ad un'epidemia estesa”.

"Il virus resterà una presenza importante almeno per i prossimi due-tre mesi ha anticipato Vespignani – Poi raggiungeremo il picco, il momento in cui i contagi rallenteranno e l'epidemia entrerà in fase calante. Penseremo di esserne usciti. E sbaglieremo. Solo quando una fetta importante della popolazione sarà stata contagiata e avremo sviluppato la cosiddetta immunità di gregge potremo dire di aver arginato l'epidemia. A quel punto, il temibile coronavirus provocherà forse fra gli uomini un malanno di stagione, o anche meno”. "La sua capacità di diffondersi in sé è più bassa dell'influenza – ha spiegato Lopalco. – Oggi dilaga perché è sconosciuto al nostro sistema immunitario. Strategia e pazienza sono i segreti per sconfiggerlo. Come in una partita a scacchi”.

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(Fonti: La Repubblica | fanpage.it | panorama.it)

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