Nonni e nipoti, cosa succederà nella fase 2? Pensionati al Governo: ''Coinvolgeteci''

Redazione 23/04/2020 0 commenti

Il tema è d’attualità più che mai, a pochi giorni dalla pur graduale e parziale ripresa delle attività produttive dopo il lungo lockdown: quando i lavoratori saranno tornati alle loro occupazioni, a chi affidare i bambini che non possono rientrare all'asilo e a scuola, se i nonni dovranno rimanere al sicuro dal contagio?

“Il problema è urgente e davvero reale, lo sentiamo nelle telefonate che riceviamo da diversi nonni, negli ultimi giorni” spiega oggi Augusta Passera, segretaria generale dello SPI-CGIL di Bergamo, il sindacato dei pensionati CGIL. “Scopriamo che la maggior parte delle famiglie ha già deciso che non potrà fare altro se non riaffidare i figli ai nonni, mettendo questi ultimi a rischio. Il resto delle persone vive una profonda angoscia, fatta di sensi di colpa, con i figli che si auto-impongono di tenere lontani i nipoti dai nonni e i nonni che si chiedono come essere d’aiuto alla famiglia, soprattutto in questo momento di difficoltà”.

L’idea di una riapertura articolata per fasce d'età è poi “discriminatoria - prosegue la sindacalista - Qui non si parla di insiemi numerici, ma di persone con esigenze fisiche, di movimento, ma anche psicologiche, spesso compromesse dopo questo isolamento. Ciò che serve è chiarezza sui dispositivi di protezione individuale, ma anche su modalità per sottoporsi a tamponi e test”.

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Per questo lo SPI-CGIL provinciale ribadisce quanto chiesto unitariamente insieme alle altre sigle sindacali a livello nazionale in una lettera che all'inizio di questa settimana è stata indirizzata al ministro della Salute Roberto Speranza e per conoscenza anche al presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

“Abbiamo chiesto di poter essere coinvolti fattivamente nella gestione e nell’organizzazione, nei limiti delle nostre competenze, della cosiddetta Fase 2 per le tante questioni che riguarderanno da vicino la vita di milioni di anziani” prosegue Augusta Passera. “E abbiamo sottolineato quanto ci preoccupi la possibilità che agli anziani sia negata in qualche misura la possibilità di riprendere la propria libertà. Non sarebbe giusto e aprirebbe degli evidenti problemi logistici nonché di costituzionalità”.

"Come SPI-CGIL abbiamo più di due milioni e mezzo di iscritti a livello nazionale, una rete con decine di migliaia di attivisti e volontari a disposizione su tutto il territorio, venti strutture regionali, 109 strutture territoriali e più di 1.500 leghe dove accogliamo chiunque abbia bisogno di supporto. La nostra presenza è ramificata e capillare: per questo abbiamo invitato il Governo a considerare la possibilità di coinvolgerci nel complicato processo di riapertura del paese. Siamo pronti a fare la nostra parte” conclude la sindacalista.

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