Sicurezza lavoro e Covid-19: come si comportano le aziende artigiane bergamasche?

Redazione 30/11/2020 0 commenti

In che misura le prescrizioni anti-Covid sono state applicate e vengono rispettate nelle aziende artigiane della provincia di Bergamo? A un monitoraggio attento stanno provvedendo due Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza territoriale (RLST) della CGIL, Luigi Volpi e, specificatamente per le aziende artigiane dell’edilizia, Luca Santini. In totale, i due RLST hanno svolto da maggio a oggi 160 sopralluoghi di verifica in altrettante aziende.

“Questa attività che punta l’attenzione alle condizione di lavoro delle aziende artigiane si aggiunge alla preziosa fotografia emersa dalla raccolta e dall’analisi che come CGIL avevamo realizzato a settembre sui Protocolli Sicurezza elaborati dai nostri delegati sindacali in 120 aziende dell’industria del territorio di Bergamo” ha spiegato oggi Angelo Chiari, responsabile del Dipartimento Artigiani per la segreteria della CGIL provinciale. “In entrambi i casi, anche se in realtà dalle dimensioni molto diverse, abbiamo colto l’occasione per osservare come le aziende bergamasche, anche attraverso la contrattazione con il sindacato, hanno reagito di fronte alla pandemia in termini di sicurezza e salute dei lavoratori”.

“Sia dai sopralluoghi diretti sia dai contatti telefonici avuti con le aziende è emersa chiaramente una certa sensibilità e preoccupazione in merito al rischio di contagio. Nella maggioranza dei casi il ruolo del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza è stato vissuto in maniera più positiva e costruttiva rispetto a quanto succedeva in epoca pre-Covid, tanto da essere spesso consultato per avere un aiuto su cosa fare, soprattutto nei primi mesi della pandemia” spiega l’RLST Luigi Volpi, che in questi mesi ha effettuato visite di verifica in 84 aziende. “L’emergenza ha provocato in tempi rapidissimi un consistente cambio di approccio in termini di prevenzione e protezione da parte di molti datori di lavoro e anche di lavoratori: auspichiamo che questo possa tradursi anche in una maggiore attenzione agli altri rischi specifici delle diverse attività. Il timore è che i comportamenti virtuosi siano stati adottati solo a fronte della violenza e della velocità con cui il Covid-19 ha invaso tutti gli ambiti di vita, facendolo percepire come un rischio reale, concreto, e che il resto passi invece in secondo piano”.

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“In alcune aziende artigiane si è riusciti ad organizzare le entrate e le uscite scaglionate ma in generale non è stato possibile riorganizzare i turni in modo da costituire gruppi omogenei distinti e riconoscibili” prosegue Volpi. “Lo smart working è stato introdotto per pochissimi impiegati, anche perché in generale il settore artigiano non si presta a questa modalità di lavoro”.

In generale, “è stato assolto l'obbligo di informazione dei lavoratori circa le procedure adottate tramite la consegna del protocollo e l'affissione della cartellonistica, e in linea di massima tutte le aziende visitate si sono organizzate per la pulizia e sanificazione degli ambienti di lavoro, degli strumenti di lavoro, dei mezzi e delle aree comuni, nella maggioranza dei casi procedendo attraverso il personale interno. Gli igienizzanti per le mani e i Dpi come mascherine chirurgiche e FFP2 sono sempre stati messi a disposizione, anche se particolare difficoltà è emersa nell'utilizzo delle mascherine nel periodo estivo a causa della difficoltà di respirazione ad alte temperature”.

“La situazione più complessa si è evidenziata nel caso degli impiantisti e in generale di lavoratori che non hanno una sede fissa: di fronte a queste eventualità abbiamo sempre ragionato non solo in termini di applicazione delle procedure interne ma di attenzione alle diverse situazioni in cui si trovano ad operare i lavoratori, dalla valutazione della corretta mascherina da usare, alle distanze di sicurezza e alle misure igieniche più corrette da adottare in relazione ad ambienti di lavoro diversi” prosegue Volpi.

Rispetto ai sopralluoghi in negozi di estetista e parrucchieri, l’RLST aggiunge: “Si tratta di categorie in cui la vicinanza interpersonale è altissima e infatti la percezione del pericolo è stata assoluta. Questo aspetto e l'abitudine già precedente a mantenere misure igieniche piuttosto capillari hanno portato a una cura per le procedure anti-Covid di altissimo livello”.

Di imprese artigiane del solo settore edile si occupa invece, come già detto, l’RLST Luca Santini. Da maggio a oggi ha effettuato 76 sopralluoghi. I protocolli Covid (definitivi o in attesa di modifiche) firmati sono stati 125. “Nei primi mesi di pandemia abbiamo registrato una forte attenzione, a volte eccessiva (come l’uso di mascherine all’aperto e a distanza di diversi metri), da parte di imprese e lavoratori al rispetto delle regole e utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e delle varie attrezzature. Con l’avvento dell’estate abbiamo assistito a un allentamento dell’attenzione anche dovuto all’oggettiva difficoltà di utilizzo di mascherine con il caldo. Le imprese che abbiamo visitato hanno fornito e continuano a fornire dispositivi di protezione individuali idonei, principalmente mascherine chirurgiche o FFP2. Non è stato rilevato alcun utilizzo di protezioni fai-da-te tipo sciarpe o stoffe”.

In merito al rispetto del distanziamento e alla sanificazione, Santini aggiunge: “Essendo la maggior parte dei cantieri che abbiamo visitato attivi per ristrutturazioni, si è cercato dove possibile di lavorare in ambienti separati. Per la pulizia sia del mezzo che delle attrezzature la maggior parte delle imprese ha predisposto vaporizzatori ricaricati con prodotti alcolici o similari. Molti hanno fatto eseguire la sanificazione dei mezzi da aziende esterne. In qualche caso, le imprese hanno acquistato il macchinario per procedere da soli alla pulizia con l’ozono”.

A creare le criticità maggiori è stato il tema del tragitto per raggiungere e per lasciare i cantieri: “L’aspetto del trasporto ha creato problemi a livello organizzativo anche perché sono stati diffusi protocolli e interpretazioni discordanti su come gestire gli spostamenti, perciò non si è riusciti a dare una risposta precisa a lavoratori e imprese. Molto è stato affidato solo al buon senso. Chi ha la possibilità di farlo, ha utilizzato e utilizza più mezzi aziendali. Per chi non può, si utilizzano mascherine a bordo dei furgoni, con abitacoli aerati. Con l’arrivo della stagione fredda naturalmente questo è un problema. Abbiamo comunque rilevato il caso di molti lavoratori che si recano in cantiere con mezzi propri, qualcuno motivato da timore personale”.

A destare preoccupazione è anche la logistica all’interno del cantiere: “Per la pausa pranzo nei mesi scorsi molti lavoratori usufruivano di ristoranti che erano già di per sé organizzati. Ma ora i ristoranti sono chiusi. In cantiere, durante la bella stagione, si mangia all’aperto, mantenendo facilmente le distanze ma con l’arrivo del freddo la situazione si complica e questo ci preoccupa molto”. Infine, conclude Santini, “quasi tutti i cantieri sono forniti di termoscanner, ma risulta però lo strumento meno utilizzato”.

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