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“I giovani non conoscono campanilismi, uniti come lo fossero sempre stati”: i primi 6 mesi dell'Accademia Sport Imagna

Dicembre, tempo di bilanci. Un momento ancora più speciale per l’Accademia Sport Imagna ASD, nuova realtà per lo sport giovanile valdimagnino nata quest'anno con l’obiettivo di riunire sotto un’unica bandiera le società sportive della Valle Imagna. A raccontarci come sta andando chi, ogni giorno, è sul campo con i ragazzi, dalla scuola calcio agli Under17.
23 Dicembre 2021

Dicembre, tempo di bilanci. Un momento ancora più speciale per l’Accademia Sport Imagna ASD, nuova realtà per lo sport giovanile valdimagnino nata quest'anno con l’obiettivo di riunire sotto un’unica bandiera le società sportive della Valle Imagna. Per ora solo di calcio, ma il futuro è aperto a tutto. A raccontarci come sta andando chi, ogni giorno, è sul campo con i ragazzi, dalla scuola calcio agli Under17.

Stefano Colombi, di Piazza Brembana, si occupa della scuola calcio con bambini dai quattro ai sei anni. “Io ho avuto un passato da calciatore, ma per via degli infortuni ho smesso presto, però la passione per il calcio l’ho sempre avuta”. Una passione che continua proprio nell’Accademia: “Si parla sempre di volontariato, ho cominciato perché anche mio figlio iniziava a giocare a pallone, volevo iniziarlo allo sport”. Una nuova avventura in cui Colombi non si è trovato solo. “Abbiamo la fortuna di essere in tre a occuparci della scuola calcio: io, Nicole e Ramon, quest'ultimo è molto esperto e ci accompagna in questa nuova esperienza. Il rapporto con i bambini è soprattutto a livello mentale, cerchiamo di farli divertire: se facciamo un esercizio sui fondamentali, accompagniamo i bambini con una telecronaca, in modo da farli divertire e stimolare, gli piace.” Un approccio chiaro: “Hanno bisogno di essere sollecitati. Quello che mi piace, che la società ha voluto tanto, è che i bambini si divertano, non vogliamo campioni ma farli divertire con lo sport e che continuino a farlo, non necessariamente sarà il calcio magari, ma va bene così”.


Stefano Colombi

Un atteggiamento riflesso, ad esempio, nel fatto che si cerchi di dare una mano anche a quei ragazzi che magari fanno più fatica. “Con l’Accademia vediamo che ci sono ragazzi che nelle competizioni vanno in difficoltà. Cerchiamo di aiutarli e, magari, far fare loro un passo indietro, in modo da non avere salti di categoria insostenibili”.
Perché è un’idea del genere si realizzi, serve grande unità di intenti. “La società è molto presente, ci stimola e vediamo che i risultati li raccogliamo. Si parla bene nei vari paesi, genitori e bambini sono contenti. C’è un enorme bacino di ragazzi, perché abbiamo unificato le società”, conclude Colombi.

Lo stesso concetto su cui punta Giancarlo Rota, 51 anni, di Locatello e responsabile del settore agonistico e allenatore degli Under15. “Abbiamo riunito tutte queste piccole società, magari all'inizio c’era qualche preoccupazione, ma vediamo che i bambini sono uniti come se fosse da sempre, si conoscono tutti tra di loro”. Una coesione che si manifesta subito, secondo Rota: “Io alleno ragazzi di diversi paesi, ma ho un gruppo molto unito, sembrano amici da anni. È molto importante e si nota la stessa dinamica nelle altre squadre; non ci sono vari gruppetti come si poteva temere, ma sono tutti uniti e questo ci dà soddisfazione. È l’unico modo per valorizzare ragazzi e territorio, l’unione fa la forza soprattutto ora, quando magari una società ha diversi protocolli e normative da seguire e non riesce ad andare avanti”.


Giancarlo Rota

E pensare che l’Accademia ha iniziato a luglio “con tanto entusiasmo e pochi ragazzi. Io ho sempre giocato a calcio - racconta Rota - più di vent’anni nel Ponte Giurino. Poi ho iniziato con l’Accademia Valle Imagna e devo dire che sta andando benissimo, abbiamo 250 atleti e stanno crescendo tutti. Visto la situazione da cui arrivavamo, non era scontato che i ragazzi potessero tornare insieme a giocare”.

Il consulente Oscar Cattaneo, che marcò Van Basten: “L'educazione di tutti, compresi i genitori in tribuna, sono valori insindacabili”

Per dare vita e consistenza a un progetto tanto grande e ambizioso, servono persone qualificate ed esperte da affiancare a ha appena iniziato. Un veterano è sicuramente Oscar Cattaneo, 58 anni, in Valle Imagna da 20. Vera e propria icona del calcio provinciale. “Come quasi tutti i bambini della mia generazione ho iniziato all'oratorio del mio paese, ho giocato per molti anni divertendomi e provando esperienze diverse e tutte formative”. Oscar arriva a fare esperienze di alto livello: “I 10 anni consecutivi da giocatore nel Ponte San Pietro sono quelli che ricordo con più affetto, di quel periodo ho immagini incredibili che rimarranno sempre con me, come marcare Van Basten in un'amichevole dei primi anni '90 tra noi del Ponte ed il Milan stellare dell'epoca. Giocare allo Stadio Matteo Legler è stata un'esperienza meravigliosa per chi, come me, forse non era il più bravo nella società di 3a categoria del suo paese. Trovarsi nella società chiamata a quel tempo 'La Vecchia Signora del calcio dilettanti bergamasco' era come toccare il cielo con un dito”.

Nonostante non sia mai arrivato al professionismo, perché quando Oscar è arrivato in Serie D tutti i giocatori avevano un lavoro stabile, gli anni nel mondo del pallone gli hanno dato tantissima esperienza. “Ad allenare ho iniziato in Valle Imagna in 1°categoria, avendo ottenuto l'abilitazione Uefa B durante la mia ultima stagione da giocatore sempre nella stessa società, e visto che avevo già una discreta età ho sfruttato l'opportunità che mi è stata data dai dirigenti di allora”.


Oscar Cattaneo

Come detto, Cattaneo occupa una posizione di consulenza per l’Accademia, ma proprio dalla sua posizione più “distaccata” riesce ad avere uno sguardo panoramico sulla neonata società. “Ho seguito le partite di alcune squadre dell'attività agonistica, e avendo fatto la stessa cosa anche negli anni passati, posso dire che in questa stagione l'unione delle eccellenze dei giocatori presenti in Valle sta portando i suoi frutti, e non solo in termine di risultati. Quelli ovviamente contano, è vero, e non voglio fare l'ipocrita: in ogni sport vincere conta, ed abituarsi a farlo è utile alla formazione, ma in teoria è solo una delle variabili utili in uno sport di squadra come il calcio”. Non si tratta, appunto, solo di risultati. “Trasmettere lo spirito di adattamento, l'atteggiamento competitivo, il rispetto dei compagni e degli avversari, l'educazione di tutti, compresi i genitori in tribuna, sono valori insindacabili per uno come il sottoscritto che ha basato la sua presenza nel calcio dilettantistico su questi principi”.

Gli stessi valori che si propone di trasmettere l’Accademia, la quale ha avuto il grosso merito di andare oltre le divisioni tra paesi. “Oggigiorno è fondamentale fare rete, non solo nel calcio ma in tutti i settori, ormai i campanilismi per il pezzo di orticello non portano da nessuna parte - spiega Cattaneo - siamo in un mondo di globalizzazione totale, un'iniziativa come questa dell'Accademia è a mio parere l'unica strada da percorrere se si vuole esistere nel calcio dilettanti attuale, a maggior ragione qui in Valle Imagna”.

“Siamo andati contro le divisioni particolari e in tanti si sono meravigliati di quanto fosse positiva questa svolta: tutte le società che remano dalla stesa parte - commenta Gianni Frosio, 51 anni, responsabile, del settore attività di base. - Il presidente viene dal Mazzoleni, il vicepresidente dalla Pontegiurinese, il direttore generale dal Valle Imagna, ma ora tutti collaborano in maniera armoniosa e sono tutti orgogliosi, si è capito che davvero l’unione fa la forza, non è solo un luogo comune. Un grosso vantaggio è la possibilità di avere accesso a tanti impianti sportivi. In questo periodo è stato fondamentale avere squadre in 5 campi diversi, possiamo programmare bene gli allenamenti, senza sovrapposizioni”.


Gianni Frosio

Un’unità che aiuta anche fuori dall’ambito sportivo. “Questa unione ci dà forza nella Valle con i diversi interlocutori come Amministrazioni comunali o Associazioni, è più facile avere appoggio. Più persone che ratificano una decisione le danno naturalmente più forza”. Frosio riprende il discorso della coesione interna anche per chi vive l’Accademia da giocatore. “È stato bello vedere come si sono amalgamati i gruppi di ragazzi, ma anche i genitori, magari qualcuno prima storceva il naso, ma poi hanno aderito tutti con entusiasmo. Se ci credi fino in fondo, è facile spiegare la bontà del progetto e le mamme e i papà ci hanno dato il loro appoggio. È una grande opera di volontariato e ciò è molto apprezzato, siamo compattissimi e questo rende le cose più semplici e vincenti. Se ce la facciamo in ambito sportivo, questo movimento può andare avanti in altri contesti”.

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