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"Includere i rifugi alpini nel superbonus 80%, sono presidi per il territorio"

L’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) chiede ufficialmente di includere i rifugi alpini tra quegli edifici che possono godere del superbonus 80% per le strutture ricettive.
9 Febbraio 2022

L’Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) chiede ufficialmente di includere i rifugi alpini tra quegli edifici che possono godere del superbonus 80% per le strutture ricettive. È questo, in sintesi, il contenuto della lettera inviata dalla stessa Uncem ai Ministri di Turismo, Sviluppo economico e Affari regionali e delle autonomie.

Una richiesta che viene spiegata da Alberto Mazzoleni, membro della giunta nazionale Uncem. “Ci sembrava assurdo escludere i rifugi alpini, perché considerata la loro ubicazione ed esposizione a condizioni climatiche particolarmente avverse, i lavori di rigenerazione e riqualificazione energetica e interventi antisismici su queste strutture assumerebbero un chiaro significato e produrrebbero un evidente risparmio energetico e una rivalutazione delle strutture stesse, che è il motivo base di questa misura”.

Bisogna considerare i rifugi alpini, infatti, come presidi sul territorio nazionale e da cui il territorio stesso riceve benefici. “Dare accesso a queste misure vorrebbe dire iniziare a riconoscere al turismo montano vero, green e intelligente, una strategia di ripartenza con possibilità di investimento che superino la campagna dei ristori”.

Alle parole di Mazzoleni fanno eco quelle di Paolo Valoti, presidente del CAI di Bergamo. “Apprezziamo le parole di Mazzoleni, perché porta all’attenzione dei ministri un settore che riguarda strutture particolari, dove ci sono condizioni difficili che portano a particolare usura e dunque a particolare manutenzione” afferma Valoti, che puntualizza il particolare valore dei rifugi, “presidi di cultura” e il loro ruolo, attuale anche grazie alla rinascita del turismo montano dovuto alla pandemia.

“Ecco perché” prosegue Valoti, “nonostante siano strutture private, i rifugi sono in realtà al servizio di tutto il territorio. Mantenere i rifugi diventa così opera di importanza locale, nazionale e che può avere un respiro internazionale”. Le parole dei rifugisti vanno tutte in una direzione. “Essendo il nostro un rifugio degli anni ‘60 - commenta Ezio Berera, gestore del rifugio Monte Avaro a Cusio “avrebbe necessità di qualche intervento. Potendovi accedere rifaremmo il tetto e i serramenti e magari metteremmo i pannelli solari”. Lo stesso pensiero di Giancamillo Frosio, del rifugio Resegone: “Abbiamo intenzione di installare il fotovoltaico e il bonus potrebbe darci una mano. E potremmo anche risolvere altri problemi”.

Fonte: Eco di Bergamo

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