Nei giorni scorsi, il film-documentario "Quasi senza fine" realizzato da Giorgio Tomasi ha vinto il premio speciale del pubblico come miglior documentario al festival "Espeleo Canyoning Cinema - Asedeb 2026" andato in scena a Malaga, in Spagna.
Il docufilm racconta di quando, nel 25 aprile 1966, un gruppo di speleologi bolognesi scese in esplorazione nel Buco del Castello, seguirono ore drammatiche. Il film ripercorre le concitate operazioni di salvataggio realizzate in alta Val Brembana, a Roncobello, nella grotta nota appunto come Buco del Castello, un evento che nel ebbe enorme risonanza mediatica in tutta Italia.
Una vicenda che segnò per sempre la storia della speleologia italiana, portando alla nascita del Corpo nazionale del soccorso speleologico, l’associazione di volontari che ancora oggi rappresenta un pilastro fondamentale nelle operazioni di salvataggio in grotta.
"In alta Val Brembana, nel cuore delle Orobie bergamasche, si apre il Buco del Castello, una grotta scoperta nel 1956 da un gruppo di speleologi lombardi. Dieci anni più tardi, nel 1966, le esplorazioni avevano già raggiunto i 300 metri di profondità. Fu proprio in quel marzo che il Gruppo Speleologico Bolognese organizzò alcune spedizioni decisive, affrontando il grande pozzo di 82 metri e i tre salti successivi - spiega Giorgio Tomasi -. Durante il ponte del 25 aprile 1966, una nuova discesa si trasformò in un drammatico imprevisto: alcuni membri della squadra rimasero intrappolati all’interno della grotta. Da quel momento ebbero inizio ore di angoscia e di coraggio, che vengono raccontate nel docu-film attraverso le voci dirette dei protagonisti e dei soccorritori".






