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L'Atalanta è un animale da trasferta: rimonta la Sampdoria e vince 3 a 1

I bergamaschi prima vanno sotto al decimo, poi ribaltano la partita dominando per intensità e ritmo
27 Ottobre 2021

Dea da rimonta a Marassi. La decima giornata di Serie A porta in dote tre punti all’Atalanta, conquistati con altrettanti goal sul campo della Sampdoria. Gli uomini di D’Aversa prima trovano il vantaggio, poi devono arrendersi alla strapotenza di Zapata e alla classe di Ilicic.

L’undici titolare di entrambe le squadre è frutto di alcune assenze. Per la Dea, la lunga lista di infortunati obbliga a schierare De Roon in difesa a fianco di Lovato e Palomino. Sulla fascia rientra Maehle, davanti ci sono Malinovsky e Zapata. Nei blucerchiati sono assenti sia Berezynski che Augello, le fasce sono affidate a Murru e a Candreva, attacco a due con Caputo e l’altro grande ex, Gabbiadini.

Nonostante i cerotti, le compagini non risparmiano i colpi. Inizia meglio l’Atalanta, che nel giro di due minuti sciupa una chance con Zapata (destro largo) e Maehle (colpo di testa a lato di nulla). Il cinismo che manca agli orobici non latita nei doriani. Al 10’, Thorsby imbuca ottimamente per Caputo, il centravanti entra in area e fredda Musso con un diagonale preciso. Mal posizionati i giocatori bergamaschi, la Sampdoria arriva davanti alla porta con un passaggio e ne approfitta.

La riscossa degli ospiti ha i nomi di Zapata e Zappacosta. Al minuto 17 il primo lavora un ottimo pallone al limite dell’area e imbuca per il secondo, il cui cross viene deviato prima dal colombiano, poi da Askildsen, la traiettoria sorprende Audero ed è 1 a 1. Se la prima rete non può attribuirsi a Duvan Zapata, il numero 91 toglie ogni dubbio 4 minuti dopo. Cross perfetto di Zappacosta sulla destra, la palla è un cioccolatino sulla testa di Zapata, colpo di testa tra i due centrali di difesa e palla di nuovo in rete. Risultato ribaltato, ma le squadre sembrano decisamente più votate all’attacco che alla difesa. Altra imbucata blucerchiata, Caputo si gira al limite ed entra in area, Musso in uscita è bravissimo a chiudere lo specchio.

 

La ripresa vede l’Atalanta tirare un poco in remi in barca. I padroni di casa però non riescono a rendersi particolarmente pericolosi in avanti, nonostante in casa orobica piova sul bagnato. Dal tunnel degli spogliatoi, infatti, non risale Palomino: problema fisico per lui, sostituito (ottimamente) da Scalvini. La fase interlocutoria della partita prosegue, i bergamaschi si rendono pericolosi con Malinovsky: tunnel ad un avversario e tiro di mancino, Dragusin chiude in scivolata. Col passare dei minuti, il ritmo cala, il gioco si frammezza anche a causa dei numerosi falli. Colley interviene sul collo del piede di Ilicic (subentrato per Pasalic), Prontera non ammonisce il difensore blucerchiato ma estrae il giallo allo sloveno per proteste; le stesse, veementi proteste che Thorsby rivolge all’arbitro qualche minuto dopo, ma per le quali il giallo non scatta. Rivedibile.

La Sampdoria non riesce nel forcing finale, nonostante gli ingressi, tra gli altri, di Torregrossa e Quagliarella. Anzi, è l’Atalanta a spingere di più. Splendida azione Ilicic-Maehle, il danese arriva sul fondo e mette in mezzo per Zapata, girata larga. A trenta secondi dalla fine dei 4 minuti di recupero, Ilicic lavora palla largo sulla destra, salta secco Yoshida, arriva davanti ad Audero in posizione defilata e mette la palla sotto all’incrocio col mancino. 3 a 1 su cui si chiude la gara.

Risultato tutto sommato giusto, perché la Dea ha fatto vedere maggior qualità in ogni settore del campo e ha saputo tenersi compatta dopo lo svantaggio, senza perdere il filo del gioco. Si aggiunga anche una panchina di livello, capace di provvedere all’assenza di 6 giocatori titolari e uno infortunato a gara in corso. Zapata, lottatore vero, conferma la legge dell’ex, aiutato da un inesauribile Zappacosta, perfetto in entrambe le fasi. Il tour de force continua, sabato sera al Gewsiss Stadium gli orobici ospiteranno la Lazio, poi sempre a Bergamo arriverà il Manchester United. Occorre guardare avanti di partita in partita, perché la strada è ancora lunghissima.

Photo Credit: Alberto Mariani

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