Sabato 21 marzo il ritorno del Madunù a Dossena, in occasione dell'annuale Festa del Madunù, tradizionalmente in programma 9 giorni prima di Pasqua (quest'anno il 5 aprile), quindi il 27 marzo. Trovate il programma completo della Festa a fine articolo.
Grande novità di quest'anno è infatti il restauro della statua della Madonna Addolorata, una delle immagini più amate dalla comunità. Ad occuparsi del restauro - costato 32mila euro (22mila euro grazie alle donazioni dei dossenesi, 10mila da bando Cariplo) - Gianbattista Gritti e Marcella Ghilardi. La statua dell’Addolorata, pur non essendo forse la più preziosa dal punto di vista artistico tra quelle conservate in parrocchia, è certamente la più cara dal punto di vista affettivo. Proprio per questo, nel 2025, si è giunti alla decisione di avviare un restauro professionale, necessario per garantirne la conservazione nel tempo.
Il primo intervento è stato affidato a Gianbattista Gritti, che dalla partenza della statua fino allo scorso novembre ha lavorato sulla stabilizzazione della struttura lignea. I vari elementi che compongono la scultura risultavano ormai tenuti insieme quasi esclusivamente dall’incastro originario realizzato dallo scultore, da un sottilissimo strato di colla e dagli strati di gesso, stucco e colore.
Una condizione di equilibrio estremamente precaria, che nella fase iniziale del restauro si è rivelata in tutta la sua fragilità. Senza un intervento tempestivo, la statua difficilmente avrebbe potuto resistere ancora a lungo. Il lavoro sta ora giungendo al termine nel laboratorio di Marcella Ghilardi, che si è occupata della parte pittorica con un lungo lavoro di analisi e pulitura. Proprio queste indagini hanno portato alla scoperta più sorprendente: la statua è stata ridipinta ben sei volte nel corso della sua storia.
La Madonna arrivò a Dossena nel 1858 con una policromia originale brillante e raffinata. La statua era stata commissionata nel 1857 dal popolo del paese al giovanissimo scultore Luigi Carrara di Oltre il Colle, come segno di gratitudine al termine di tre voti di preghiera rinnovati per oltre vent’anni contro le epidemie di tifo e colera che avevano colpito la zona. Il voto fu infine reso perpetuo con la realizzazione della statua da portare in processione il venerdì di Passione, tradizione che continua ancora oggi.
Fin dai primi anni, però, l’utilizzo nelle processioni e i cambiamenti di umidità all’interno della chiesa provocarono piccoli danni alla superficie pittorica. A questi si aggiunse un intervento strutturale: la statua, considerata troppo pesante, venne alleggerita di circa quindici centimetri alla base e svuotata internamente. Un’operazione che, se da un lato ne facilitò il trasporto, dall’altro la rese più fragile e soggetta ai movimenti naturali del legno.
Nel tempo comparvero crepe e distacchi di colore che portarono a successive ridipinture. Nel 1984 intervenne anche il pittore dossenese Filippo Alcaini, che si trovò a lavorare sopra ben cinque strati di pittura precedente, alcuni dei quali particolarmente grossolani.
Il risultato è che molti dei dettagli originari risultano oggi nascosti sotto strati pittorici spessi che hanno appesantito l’opera. Il progetto avviato nel 2025 prevedeva due obiettivi principali: il consolidamento strutturale della statua e il recupero della policromia fino all’ultimo restauro del 1984, eliminando le aggiunte successive.
Questo obiettivo è ormai prossimo al completamento. Tuttavia le analisi effettuate durante il restauro hanno rivelato la presenza di una policromia originaria di grande qualità sotto gli strati attuali. Per riportarla completamente alla luce sarebbe necessario avviare una nuova fase di restauro pittorico: un lavoro lungo e delicato che richiederebbe circa un altro anno di intervento e nuove risorse economiche. La statua, dopo la festa, dovrebbe quindi tornare nuovamente in laboratorio.
La questione non riguarda soltanto gli esperti, ma l’intera comunità. Per questo è stato organizzato un incontro pubblico: sabato 28 marzo, in chiesa, i restauratori illustreranno nel dettaglio il lavoro svolto e presenteranno le possibili prospettive future del restauro. Sarà l’occasione per conoscere più a fondo la storia della statua e per riflettere insieme sul passo successivo: riportare alla luce i colori del 1858 oppure conservare la testimonianza storica degli interventi successivi, lasciando la decisione alle generazioni future.
Una scelta delicata, che tocca profondamente la comunità di Dossena e il suo rapporto con il “Madunù”, simbolo di devozione popolare da oltre un secolo e mezzo. Non a caso, nel 2008, in occasione del 150° anniversario della statua, le corone dell’Addolorata e di Gesù furono portate a Roma e benedette da Benedetto XVI. Oggi, per la prima volta nella sua storia, la statua sta affrontando un grande restauro. E ancora una volta sarà la comunità a decidere come custodire questo patrimonio per il futuro.






