Milano tra le città più inquinate del mondo? E le nostre valli come sono messe?

Ecco i dati sulle nostre valli Brembana e Imagna analizzando le stime ARPA da inizio anno al 22 febbraio 2024.
24 Febbraio 2024

Ha suscitato molto scalpore il recente inserimento, da parte della società privata svizzera IQAir (specializzata nella protezione dagli inquinanti atmosferici), di Milano tra le tre città più inquinate al mondo. Puro allarmismo o verità? Per rispondere a questa domanda andiamo, in primis, ad analizzare lo studio effettuato dalla società svizzera. IQAir stila una classifica in base all’indice AQI (Air Quality Index): la graduatoria si costruisce su un campione di 111 città con più di 300.000 abitanti. (I dati sulle nostre valli li trovate a fondo articolo).

Secondo quanto si legge nel sito, l’AQI viene calcolato prendendo in considerazione sei inquinanti: ozono, biossido di azoto NO2, PM2.5, PM10 (entrambi facenti parte della categoria del particolato fine e ultrafine), biossido di zolfo SO2, monossido di carbonio CO. Tuttavia, non si dice come venga effettivamente calcolato l’indice (e già qui nascono alcuni dubbi). Sempre secondo lo studio i dati vengono recepiti da fonti governative (per la Lombardia ARPA Lombardia) e da non meglio identificati ”collaboratori”. Altri dubbi sorgono quando si entra nel dettaglio di quale campione di città venga preso in considerazione, di come avvenga la raccolta e la procedura di calcolo dell’indice di qualità dell’aria. Tutti questi dubbi portano inevitabilmente a smentire l’affermazione che Milano, ma anche altre città della Pianura Padana, siano tra le più inquinate al mondo.

Se da un lato possiamo tirare un sospiro di sollievo nel non vedere Milano su questo triste podio, dall’altro non possiamo neppure gioire più di tanto visto che nel capoluogo lombardo (in compagnia di tante altre città e comuni del Nord Italia) si registrano quotidianamente dei valori allarmanti in relazione alla qualità dell’aria. Come tutti noi sappiamo, infatti, nelle lunghe fasi invernali durante le quali l’anticiclone è il protagonista assoluto al Nord, la qualità dell’aria nel nostro Catino Padano tende a diventare sempre più insalubre. Colpa soprattutto di concentrazioni via via sempre più elevate di particelle fini e ultrafini, il famigerato PM10 e PM2.5, che per diversi giorni vanno ben oltre il limite di legge e ancor più oltre il limite soglia stabilito dall’Organizzazione mondiale della Sanità.

Ma perché ciò avviene? I fattori sono principalmente due: il primo di natura orografica, dal momento che la Pianura Padana è un bacino chiuso su tre lati da Alpi e Appennini, aperta solo ad est verso il Mar Adriatico.Già di per sé, dunque, il ricircolo d’aria su larga scala è sfavorito rispetto, ad esempio, alle regioni del Centro-Sud e alla Liguria. In aggiunta proprio in Pianura Padana c’è il più elevato tasso di industrializzazione, aree urbane e numero di abitanti con conseguenti emissioni molto più elevate, fatto che rende questa zona tra le più inquinate del mondo. Il problema delle polveri sottili è tipico del periodo invernale, quando l’aria fredda, essendo più pesante, tende a stratificarsi al suolo, inibendo la turbolenza che è invece tipica delle giornate estive quando il sole surriscalda il terreno e l’aria, che quindi più leggera tende a sollevarsi verso l’alto. Contestualmente, in periodi anticiclonici, questa sedimentazione viene favorita non solo per mancanza di vento e precipitazioni, ma anche per il moto di subsidenza stesso che caratterizza l’alta pressione (ovvero schiacciamento verso il basso della colonna d’aria). In questa circostanza, dunque, il rimescolamento dell’aria viene praticamente annullato o quasi, almeno nei primi 300-400 m di quota, che sono quelli maggiormente abitati sulla Pianura Padana.

Ma quali sono le principali fonti di emissione e quali sono i limiti consentiti? Dipende dal tipo di parametro considerato: se ad esempio analizziamo le PM10, la combustione della legna o simile contribuisce in un’ampia fetta alle emissioni, molto più del traffico automobilistico e dell’industria. In generale, il riscaldamento domestico è un fattore predominante per quanto concerne le emissioni di polveri sottili. Se consideriamo invece gli ossidi di azoto, sostanze anch’esse altamente nocive, il traffico automobilistico aumenta la sua percentuale, chiaramente soprattutto in prossimità delle grandi arterie stradali e nei grandi centri urbani. Secondo ARPA Lombardia il particolato atmosferico è un insieme di particelle, solide e liquide, con una grande varietà di caratteristiche fisiche, chimiche, geometriche e morfologiche. Le sorgenti possono essere di tipo naturale (erosione del suolo, spray marino, vulcani, incendi boschivi, dispersione di pollini, etc.) o antropogenico (industrie, riscaldamento, traffico veicolare e processi di combustione in generale). Può essere di tipo primario se immesso in atmosfera direttamente dalla sorgente o secondario se si forma successivamente, in seguito a trasformazioni chimico-fisiche di altre sostanze. Si tratta, dunque, di un inquinante molto diverso da tutti gli altri, presentandosi non come una specifica entità chimica ma come una miscela di particelle dalle più svariate proprietà. I maggiori componenti del particolato atmosferico sono il solfato, il nitrato, l’ammoniaca, il cloruro di sodio, il carbonio, le polveri minerali e si stima che in alcuni contesti urbani più del 50% sia di origine secondaria. I principali effetti sulla salute dovuti all’esposizione al particolato sono: incrementi di mortalità premature per malattie cardio-respiratorie e tumore polmonare; incrementi dei ricoveri ospedalieri e visite urgenti per problematiche respiratorie; bronchiti croniche, aggravamento dell’asma.

Per questo esistono parametri normativi che devono essere rispettati: per il PM10 il limite giornaliero è fissato a 50 µg/m³ media oraria da non superare più di 35 giorni/anno e annuale di 40 µg/m³ come media annua, mentre per il PM2.5 la soglia scende a 25 µg/m³ di media annua. Ancora più restrittivi i limiti stabiliti dall’OMS: 45 µg/m³ di media giornaliera e 15 µg/m³ media annua per il PM10, 15 µg/m³ di media giornaliera e 5 µg/m³ di media annua per il PM2.5. Valori che, come sappiamo, in questo inverno, e non solo, sono stati abbondantemente superati non solo a Milano ma anche a Bergamo e in molti altri paesi della nostra provincia.

… E NELLE NOSTRE VALLI?

Ma vediamo, da inizio anno al 22 febbraio come è stata la situazione per le nostre valli. Per farlo utilizziamo le stime calcolate da ARPA su interpolazione dei dati misurati dalla varia stazione presente sul territorio. Sicuramente la qualità dell’aria migliora man mano che ci allontaniamo dalla pianura, con valori di PM10 costantemente sotto il limite soglia in montagna. Se invece analizziamo i dati per i comuni più “pianeggianti” allora vediamo che Almenno San Salvatore da inizio anno ha superato il limite 19 volte (76 µg/m³ il valore più alto il 17 febbraio) così come per Almè dove si è andati oltre in ben 24 giornate (picchi di 85 µg/m³).

Spostandosi nel cuore delle nostre valli la situazione “migliora”: a Piazza Brembana da inizio anno non abbiamo mai superato il limite con picchi massimi stimati di 35/40 µg/m³. A Sant’Omobono Terme, risentendo maggiormente l’influenza della pianura, ha superato tre volte il limite con picchi stimati di 56 µg/m³. Va precisato che i dati riportati sono per sempre stime ricavate su dati interpolati che andrebbero tuttavia confermati con misurazioni effettuate direttamente in loco.

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Commenti:
  1. L’inquinamento atmosferico è orchestrato dall ‘INPS, riducendo le aspettative di vita dei pensionati, non paga loro la pensione!

  2. Certamente si può fare qualcosa, come per esempio i depuratori dei fumi sia delle macchine che delle ciminiere industriali. Anni fa quando lavoravo a Milano le macchine dovevano avere il filtro ed erano controllate.

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