La Popillia japonica continua la sua avanzata anche nel territorio del Lemine, dove gli agricoltori denunciano una situazione sempre più difficile. Il coleottero infestante, originario del Giappone e comparso in Lombardia nel 2014, è arrivato nella provincia di Bergamo nel 2025 e, con il ritorno degli esemplari adulti dalla seconda metà di giugno, sta causando pesanti danni soprattutto alle aziende agricole biologiche.
A lanciare l’allarme sono due imprenditori agricoli di Almenno San Bartolomeo e Almenno San Salvatore, che raccontano una realtà fatta di raccolti compromessi, interventi quotidiani e ingenti perdite economiche. Giuliano Locatelli, titolare dell’azienda agricola Cascinetto d’Agro di Almenno San Bartolomeo, descrive una situazione ormai fuori controllo. “Con l’aumento delle temperature - spiega a Il Corriere della Sera - è stato un disastro annunciato. Le mie susine sono talmente attaccate che non si vedono neanche: da lontano si scorgono solo dei grumi scuri. Ci svegliamo tutti i giorni prima dell’alba per scuotere gli alberi e adottiamo rimedi naturali, ma non basta.”
L’imprenditore evidenzia anche il rapidissimo incremento della popolazione dell’insetto. “Dalle migliaia siamo passati ai milioni. La mia vigna è ampia un ettaro e la Popillia avanza molto velocemente Per ora la perdita non è quantificabile, ma rischiamo un danno da migliaia di euro.”
Anche da Almenno San Salvatore arriva un grido d’allarme. Mauro Villa, dell’azienda vitivinicola Ca’ Verde, racconta le difficoltà di chi produce seguendo i principi dell’agricoltura biologica. “Siamo allo stremo delle forze. Proviamo ad arrangiarci con soluzioni naturali a base di argilla e qualcosa si salva, ma il danno rimane. Il Servizio fitosanitario dovrebbe concederci una deroga per effettuare il trattamento chimico, perché il rischio è che la prossima vendemmia sia compromessa. Siamo arrabbiati perché noi sul raccolto ci viviamo, non è un hobby. Ci sentiamo abbandonati.”
La Popillia japonica si nutre di oltre 300 specie vegetali, tra cui alberi da frutto, vigneti, colture agrarie, ortaggi e numerose piante ornamentali e forestali. La sua capacità di espansione è elevata e può raggiungere fino a dieci chilometri all’anno. Il monitoraggio è affidato a ERSAF, l’Ente Regionale per i Servizi all’Agricoltura e alle Foreste, che ha previsto il picco della presenza degli esemplari adulti proprio nei primi giorni di luglio. Le attività di contenimento proseguono durante tutto l’anno e in provincia di Bergamo vengono impiegati anche dispositivi “attract-and-kill”, reti trattate con sostanze insetticide capaci di attirare e neutralizzare gli insetti.
Secondo l’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi, non bisogna però alimentare inutili allarmismi. “La presenza di Popillia japonica in Lombardia è un fenomeno noto e monitorato da anni, che non rappresenta pericoli per la salute dell’uomo o degli animali. Anche per quanto riguarda le piante, nella maggior parte dei casi i danni sono limitati e la vegetazione è in grado di riprendersi nel corso della stessa stagione o in quella successiva.”
Nonostante questo, i numeri testimoniano una diffusione ormai capillare: nella provincia di Bergamo risultano interessati 175 Comuni su 243. Anche nei centri abitati si stanno adottando contromisure. A Bergamo, nella Valle della Biodiversità dell’Orto Botanico, le piante vengono periodicamente scosse facendo cadere gli insetti in soluzioni saponose, una pratica consigliata anche ai cittadini per limitare la presenza del coleottero nei giardini privati. Tra i rimedi naturali viene indicato anche l’utilizzo dell’olio di neem.






