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Primo caso in Bergamasca già a metà gennaio: uno studio rivela il percorso del coronavirus

Il Covid-19 era in Lombarda già dall'inizio dell'anno
31 Marzo 2020

È un’epidemia silenziosa, il Covid-19 è arrivato nella Bergamasca verso la metà di gennaio, anche se nessuno se ne è mai accorto. È quanto emerge da “La prima fase dell’epidemia di Covid-19 in Lombardia”: il gruppo di ricerca è stato coordinato da Danilo Cereda, della Direzione generale Welfare di Regione Lombardia, Marcello Tirani (Dipartimento di igiene e medicina preventiva, Agenzia per la tutela della saluta di Pavia) e Francesco Rovida (Fondazione IRCCS, Policlinico San Matteo di Pavia).

Il primo caso registrato di Covid-19 risale al 20 febbraio: è un trentottenne di Codogno. Eppure, stando a questo studio, il primo caso confermato di Covid-19 in bassa Lombardia si è verificato il primo di gennaio. Un dato che conferma la sensazione che il virus fosse in circolazione ben prima del 20 febbraio. Nella bergamasca, il primo caso accertato è di Curno, i sintomi si manifestano tra il 15 e il 25 gennaio: il virus si diffonde, ci sono casi in Valle Seriana e in Valle Brembana, viaggia silenziosamente di paese in paese.

La provincia di Bergamo è una delle zone più colpite, insieme a Codogno e Cremona. È nella nostra provincia, però, che si registra il tasso di diffusione maggiore: i casi raddoppiavano in 3.1 giorni, a Cremona il raddoppio avveniva in 3.4 giorni.

Prima che il paziente uno fosse riconosciuto come tale, i casi in Lombardia erano 388, di cui 91 nella bergamasca. Risalendo la catena dei contatti dei primi casi, i ricercatori hanno trovato che il valore di R0, l’indice riproduttivo del virus, era tra 2,1 e 3,1 durante la fase di crescita esponenziale. L’indice è calato con le chiusure imposte dal Governo. Ed è proprio la provincia di Bergamo ad aver pagato il tributo più alto: nella terza fase, quella che va dal 25 febbraio, quando si decide di testare solo i sintomatici, all’8 marzo, il 25% dei casi registrati sono di Bergamo e provincia.

Dati che evidenziano ancora una volta la natura subdola del nemico, capace di muoversi per la Lombardia (e il resto d’Italia) per oltre un mese senza essere individuato. Uno studio dell’Imperial College di Londra stima che “le infezioni riconosciute siano di diversi ordini di grandezza rispetto a quelle reali, soprattutto per la presenza di soggetti asintomatici o con pochi sintomi, oltre che alla limitata capacità di fare test”. Stando a questa ricerca, in Italia le persone che hanno contratto il Covid-19 sarebbero 5,9 milioni, il 9,8% della popolazione del nostro paese.

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