33 ponti costruiti in un solo anno: quando in Valle Brembana arrivò il cemento e tutto cambiò

Nella seconda metà dell’800 il cemento cambia la vita della Valle che entra nella grande innovazione del costruire, dell’abitare, dalle semplici abitazioni alle grandi costruzioni monumentali, dalla viabilità alla innovativa ferrovia.
5 Giugno 2026

Articolo estratto da "Quaderni Brembani n.23" a cura di Giacomo Calvi e Chiara Delfanti

La seconda metà dell’800 è stata caratterizzata anche dalla seconda grande rivoluzione industriale, che si rappresenta con la scoperta e diffusione dell’elettricità, dell’acciaio e del cemento, prodotti di grandissima rivoluzione industriale, sociale ed economica. Anche la Valle Brembana sentì il grande cambiamento che queste scoperte portarono e visse un forte sviluppo sia sotto l’aspetto ambientale, che lavorativo e socioeconomico. Il cemento sarà uno dei nuovi prodotti industriali che cambierà la vita della Valle ed entrerà nella grande innovazione del costruire, dell’abitare, dalle semplici abitazioni alle grandi costruzioni monumentali, dalla viabilità alla innovativa ferrovia.

Il cemento, generalmente calcite, dolomite, silice e siderite, serve da legante per la roccia stessa, conferendole compattezza e dalla roccia lo si ottiene attraverso la cottura di una miscela di calcare e argilla, sostanze che si trovano in calcari marnosi, di cui è ricca anche la nostra valle. Caratteristica del cemento è la presa che realizza con l’acqua, con successivo indurimento nel tempo che dà al prodotto durezza e resistenza, riproducendosi così come una nuova pietra artificiale, detta anche pietracemento. Il cemento, studiato e scoperto prima da Parker e poi da Aspdin che nel 1824 ne brevettò la scoperta con il nome di Portland, dal colore del cemento, simile al colore delle rocce dell’isola Portland, ebbe una grande diffusione nella seconda metà dell’800 per la costruzione di piccole e grandi abitazioni, di ponti, strade e di grandi stabilimenti. Si studiò allora anche la realizzazione del cemento armato, una struttura della costruzione, ottenuta inglobando nel conglomerato cementizio, studiate armature metalliche.

Il cemento, o calcestruzzo, viene gettato allo stato pastoso in casseforme, studiate e preparate per dare al manufatto la forma che si vuol realizzare e nelle quali si è preventivamente predisposto l’armatura con bacchette o barre di ferro, dando così al manufatto cementizio una grande resistenza e flessibilità. In Valle sorsero vari cementifici, prima a conduzione famigliare e poi industriale. Nel 1880 a Zogno la Soc. Guffanti di Alzano Maggiore costruì alcuni forni di cottura per il cemento a Grumello de Zanchi e Stabello. Nel 1886 questa società con i suoi cementifici, fu acquistata dalla Soc. Ital. Cementi e Calci di Scanzo. Nel 1894 la Soc. Industria Ceramica Nazionale di Bergamo nella zona Ponti si Sedrina, sul territorio dei Comuni di Brembilla, Sedrina e Zogno acquista da varie ditte a conduzione famigliare, piccoli forni che producevano calce e cemento ed inizia un lungo ciclo di produzione industriale. Nel 1905 a Villa d’Almè sulla sponda del Brembo, vicino al grande linificio e là dove stava sorgendo la stazione ferroviaria di Villa d’Almè, sorge la grande cementeria Radici-Previtali che nel 1910 sarà acquistata dalla Soc. Anonima Italiana Cementi, la futura Italcementi.

A S. Giovanni Bianco fino ai primi anni 70 fu attiva la cementeria Mazzoleni. In Valle Brembana alla fine dell’800 e ai primi del 900 abbiamo alcuni importanti interventi di ristrutturazione ambientale, di costruzione di servizi viari e di trasporto, di rilancio delle attività artigianali e prime industriali. Tra questi interventi possiamo indicare la costruzione della Ferrovia di Valle Brembana, dal 1904 al 1906 e il rilancio dell’Acqua Minerale di S. Pellegrino e Bracca e del Termalismo a S. Pellegrino, momenti che hanno visto in Valle il sorgere di tanti cantieri per tante costruzioni civili ed industriali, espressioni di modernità e di sviluppo. In tutto questo certo l’uso del cemento ha avuto grande peso e ha assicurato nuove e valide soluzioni progettuali al costruire.

Nel maggio del 1904, la Soc. Anonima della Ferrovia Elettrica di Valle Brembana, nata alcuni mesi prima e sub concessionaria governativa dalla Provincia per la costruzione e l’esercizio della ferrovia, dà inizio ai lavori della costruzione della Ferrovia di Valle Brembana, progettati dall’ing. Vittorio Gianfranceschi. Dai primi 400 operai si passerà presto ai 2.000 ed i lavori saranno così continui che il primo treno arriverà, per il servizio quotidiano, alle 7,26 a S. Pellegrino il 12 luglio 1906, mentre a S. Giovanni Bianco arriverà il 6 ottobre. Il 21 giugno del 1905 fanno visita, autorizzata, gli studenti del IV anno accademico dell’Università Politecnico di Milano, accompagnati dal prof. Martelli e dal prof. Jorini, emeriti Insegnanti di Costruzioni Stradali e di Costruzioni Ponti e sotto la guida del progettista della linea ferroviaria, ing. Gianfranceschi e dell’ing. Ferdinando Leonardi progettista dei 38 ponti e viadotti in cemento armato, in costruzione sul tratto Bergamo-S. Giovanni Bianco. La descrizione e la valutazione della visita degli studenti fu poi trascritta negli atti della rivista Politecnico dell’Università, ripresi nel 1928 dall’ing. Luigi Zanchi, tecnico della Provincia di Bergamo per 30 anni e uno degli studenti in visita, che volle approfondire quella relazione in una sua pubblicazione intitolata “I ponti in cemento armato sulla ferrovia di Valle Brembana” edita da Vallardi Milano.

Nella relazione è interessante leggere una bella battuta del prof. Jorini riguardo al lavoro di preparazione del getto di cemento armato. Nel parlare del Ponte sul torrente Rino a Villa d’Almè, che aveva una luce di 27 metri ed una lunghezza complessiva di 37, vedendo gli operai predisporre l’armatura in ferro dei pilastrini e degli archi secondari sui quali poi posare due travi continue, il professore “osservò con una similitudine persuasiva che si stava compiendo, sulla disposizione dei ferri, un lavoro da canestraio”. In una pubblicazione dell’ing. Leonardi, progettista dei ponti della ferrovia, dal titolo “I progressi del cemento armato in Italia”, ci informa che “la volta del ponte sul torrente Rino della Ferrovia Valle Brembana, fu costruita in 18 ore con una temperatura di 8 centigradi sotto zero e che in 10 ore esatte venne gettata la volta del ponte sul torrente Brembilla ai Ponti di Sedrina, avente la luce di m. 27,20 e che in un anno vennero costruiti 33 ponti in cemento armato. Dunque una notevole rapidità di costruzione che difficilmente si sarebbe potuto conseguire se si fosse trattato di opere in armatura ordinaria o di opere metalliche”.

L’ing. Luigi Zanchi ipotizzava che per costruire la Ferrovia Valle Brembana senza il cemento armato ci sarebbero voluti forse 10 anni e che grazie all’uso del cemento, si era speso sì un poco di più dei vecchi ponti in metallo, ma si assicurava una minima spesa di manutenzione assai poco necessaria. Da queste considerazioni si evince che l’innovativo uso del cemento era accolto come un grande segno di progresso, come un materiale che si assicurava non invasivo, ma che garantiva sicurezza e manutenzione quasi nulla. Dopa la costruzione della ferrovia, un altro significativo momento di rilancio della Valle fu senza dubbio la trasformazione della stazione termale di S. Pellegrino. L’avv. Cesare Mazzoni di Milano nel 1893 aveva acquistato da Ester Palazzolo la Fonte, i Bagni e le Terme di S. Pellegrino. Immediato fu il completo rinnovo delle strutture termali e fu una vera esplosione di iniziative e di nuove costruzioni che cambiarono la Stazione Termale e tutta la Valle. Il 15 luglio 1901 ci fu l’inaugurazione del primo complesso di nuovi edifici: lo stabilimento dei Bagni sul Viale delle Terme e la Sala Bibite con il porticato, su alla Fonte. Nel 1904 si inaugurò, sul lato sinistro del Brembo, il mastodontico, eppur straordinario, Grand Hotel cui seguì la costruzione dello stabilimento d’imbottigliamento delle acque minerali ed infine il fantastico complesso del Gran Casinò.

Questi edifici strutturalmente progettati dall’ing. Mazzocchi, furono però innovativamente progettati dall’arch. Romolo Squadrelli che qui ci darà i migliori esempi europei di arte liberty floreale. Lo  stabilimento d’imbottigliamento, grandissimo e unico eccezionale esempio di arte liberty nelle costruzioni di stabilimenti industriali, purtroppo sarà abbattuto nei primi anni 60 nell’ampliamento industriale allora in corso. In tutte queste costruzioni furono chiamate a costruire imprese locali e anche della valle. Qui i nostri capomastri e i capaci muratori vennero a piena conoscenza dell’uso moderno del cemento e della pietra artificiale o pietracemento e impararono a costruire con lastre e blocchi prefabbricati, modellati da calco e martellinati in opera. Era un nuovo modo di costruire, assai più celere, più libero dagli schemi e dalle linee architettoniche da secoli seguite e il tutto con risultati veramente innovativi e di grande monumentalità e ornamento, con il cemento scolpito nei decori, colorato dalle polveri delle rocce locali.

Erano i grandi monumenti della vita felice e spensierata del centro termale che qui ha visto passare tanti turisti e anche la regina d’Italia. Validi artisti di Milano poi, come lo scultore Paolo Vedani, che realizzò le sue sculture nel cemento insieme a Tarcisio Bernasconi, specializzato negli altorilievi in cemento, Mazzucotelli, l’artista fabbro ferraio dei magnifici lampadari, il pittore Malerba, il moderno marangone Quarti con l’innovativa boiserie e tutti i soffitti in legno scolpito e Beltrame con le ampie finestre a vetri intarsiati per narrare la dolce vita, furono sicuri maestri per il futuro degli artisti locali e dei lavoratori edili. Anche in Valle allora iniziarono a lavorare scultori della pietra cemento e cementisti specializzati a riprodurre con calchi, stipiti, archi, portali, colonne e tanti blocchi della costruzione, comprese “le prisme di cemento”, come erano detti dai muratori i blocchi in cemento ad imitazione delle bugne, le antiche pietre scalpellate. Queste “prisme”, in getto di cemento, erano modellate, colorate e tutte uguali, ad imitazione delle bugne e diventavano un momento decorativo della costruzione, non più strutturale e portante.

Esempio di questo nuovo e appariscente costruire con il cemento è la piazza centrale di Lenna, dove vediamo il lato di sinistra delimitato da un lungo palazzo costruito in blocchi di cemento sagomato, colorato e altamente decorativo. E il costruire con il getto di cemento armato, per esempio, nei primi anni 60 ha visto sorgere nel quartiere del Carmine a Zogno, la nuova chiesa del Carmine, progettata dal grande architetto locale Vito Sonzogni. Il grande getto di cemento armato, riproduce un’ampia tenda, a richiamare l’antica tenda degli ebrei, luogo sacro sotto la quale si conservavano e veneravano le tavole della Legge, date da Dio a Mosè, mentre qui sotto la tenda, in cemento armato leggero e rivolto al cielo, oggi si conserva e si prega il Dio con noi nell’Eucarestia. Nei primi anni 60 questa tenda religiosa è stata più ampiamente ricostruita a Bergamo nel nuovo quartiere popolare del Monterosso, sempre su progetto dell’arch. Vito Sonzogni, dove è il centro soprelevato della comunità e verso cui si dirigono le strade del quartiere. Queste due opere in cemento armato leggero e centrali per le loro comunità, sono veramente capolavori architettonici.

Oltre ai nostri muratori, anche gli artisti scultori e stuccatori della valle iniziarono ad usare sempre più la pietra cemento, ottenendo risultati veramente significativi. Tra gli stuccatori eccelsero in valle e anche in provincia Gaetano Oberti (1858-1906) di Lenna e soprattutto il figlio Bernardo (1885-1922), uno dei primi diplomasti all’istituto d’Arte applicata all’Industria, l’Istituto Andrea Fantoni, di Bergamo. Nella chiesa di S. Martino, e in quelle di Telgate, di Cepino, di S. Omobono, di Brembilla, oltre in quasi tutte le chiese dell’Alta Valle abbiamo opere degli Oberti scultori e stuccatori che poco sono oggi ricordati, ma che hanno veramente dimostrato la capacità artistica di lavorare e scolpire il cemento a decoro ed ornamento. Si distinse però in Valle dalla fine dell’800 ai primi del 900 lo scultore Francesco Leopoldo Albera (Oleggio di Novara 1854-Piazza Brembana 1911), amico dello scultore Eugenio Goglio, con cui aveva studiato insieme all’Accademia di Brera e all’Istituto d’Arte Applicata all’Industria, a Milano.

Nel 1889 viene in valle con l’amico Goglio e qui resterà e manifesterà la sua arte veramente alta. Ai primi del 900 lavora a S. Pellegrino per il capomastro Angelo Gherardi per il quale realizza sculture e bassorilievi, che ornano la casa catalogo del capomastro, che li ripete con calchi per i committenti. Così vediamo che i quattro bassorilievi che rappresentano le quattro stagioni e che ancor oggi ornano la facciata dell’abitazione Gherardi, sono riprodotti in calco e vanno a ornare la facciata del bar Fassoni sul Viale delle Terme. Così pure, il bassorilievo, che rappresenta il Cristo morto che si presenta a mani forate aperte, sopra l’avello ed è adorato dagli angeli, è riprodotto su due cappelle funebri nel cimitero di Piazza, come nella cappella centrale del cimitero di Ornica ed in quella del cimitero di Sottochiesa. Questo fatto ci dimostra come l’uso del cemento, anche per l’arte, era ormai diventato un momento produttivo nuovo e di più facile ripetitività.

Anche le statue dell’Albera, da inizio secolo, sono realizzate in pietracemento, come la Madonna Immacolata scolpita sul campanile, appena soprelevato, di S. Bernardo a Piazza, o il Redentore con la croce davanti alla chiesa di Bordogna o la bella statua di S. Ambrogio  ad Ornica, che ancor oggi è portata in processione per la festa patronale, solo per citarne alcune. Ma la riproduzione di manufatti in cemento trova un innovativo e assai importante rinnovamento nell’edilizia e nella vita nelle case, nella produzione delle piastrelle in cemento per i pavimenti. Artefice e grande artista di questa innovazione molto popolare e assai accetta, fu Giovanni Oberti di Valnegra e poi di Lenna. Giuseppe Giovanni Oberti è nato a Valnegra il 22 settembre 1876 da Pietro e da Maria Calegari. Ragazzo, frequenta la scuola a Valnegra e dopo le elementari entra nel mondo del lavoro quale apprendista muratore e certamente è colpito dalla attività di cementista e stuccatore del giovane Guido Calegari, sempre di Valnegra, che sapeva costruire manufatti in cemento, vera novità del tempo. Il 9 novembre 1905, Giovanni sposa Maddalena Mainetti di Moio, da cui avrà cinque figli. Si dedica alla produzione di manufatti in cemento e soprattutto inizia a produrre mattonelle in cemento, ornate con semplice graniglia. Il suo lavoro incontra l’approvazione e molta richiesta, per cui nel 1910 decide di spostarsi a Lenna con il suo laboratorio. Nel prato sotto la strada provinciale, in contrada Piana, là dove si sarebbe poi costruita la stazione ferroviaria, costruisce il suo laboratorio che con il tempo diventa un grande palazzo a formare la piazza centrale del paese. Dopo i primi anni di ordinario ma continuo lavoro, dopo la Grande Guerra e con l’arrivo della ferrovia a Lenna, la fabbrica prende slancio e si ingrandisce.

Il palazzo Oberti diventa una casa catalogo, dove la facciata sud è ricca di balconi, di finestre a bifora o trifora, di altane che sono lì proprio come un catalogo da mostrare agli eventuali clienti e richiedenti. Oltre a parti strutturali degli edifici, come stipiti, portali, balaustrate, alte piastre di zoccolatura in cemento con graniglia martellinato, la ditta Oberti si specializza nella costruzione di mattonelle con mosaico in stile veneziano, in mattonelle in cemento con qualsiasi disegno e colore per la pavimentazione di chiese, di sale, di corridoi, di negozi, di laboratori. Il tutto è poi pubblicizzato con cataloghi ben illustrati e a colori. Grande fu allora la risposta in valle alla produzione della Ditta di Giovanni Oberti, che era poi chiamato dalla gente “ol Machina”, forse perché il suo laboratorio era anche modernamente aggiornato nella produzione, grazie alle macchine apposite che svolgevano tanti lavori un tempo affidati alla manovalanza.

Era insomma uno stabilimento moderno che si era aperto in Alta Valle. Le chiese, le case, specialmente delle famiglie più abbienti, si abbellirono con i pavimenti ornati e colorati dalle piastrelle del “Machina”, che lucidate a piombo, erano uno splendore. Non c’è chiesa in Alta Valle, ma anche in Valle e oltre che non abbia rifatto il pavimento con le piastrelle della Ditta Oberti, che, avendo voluto offrire parte della nuova pavimentazione del santuario della Madonna della Coltura a Lenna, in fondo alla chiesa, ha posto in opera una piastrella con il suo nome a ricordo per la gente. La ditta fin dai primi anni ebbe significativi riconoscimenti. Nel 1910 nell’Esposizione d’Arte Industriale a S. Pellegrino, il sindaco dott. Antonio Grazioli premia la Ditta G. Oberti con Medaglia d’Argento. Nel 1911 alle Esposizioni Riunite dell’Industria a Roma viene riconosciuto il gran livello della Ditta Oberti con una Medaglia  al Merito ed infine alla nuova Esposizione di S. Pellegrino la Ditta G. Oberti ottiene la Medaglia d’Oro.

Il lavoro della ditta ebbe il massimo sviluppo nel primo dopoguerra e primi anni 50, quando si costruivano in continuazione manufatti in cemento, come pietrini carreggiabili per l’esterno, caminiere, vasche da bagno, lavandini, tavoli e sedili, tutte opere in cemento semplice con graniglia. Per aiutare anche le famiglie povere o comuni con prezzi più contenuti, si costruirono anche piastrelle semplici in cemento bianco, ornate con graniglia di vari colori, che cambiarono totalmente il volto dei pavimenti delle case popolari della valle. Fu un forte cambiamento sociale. Anche il popolo cominciava ad avere una casa moderna! E il treno, che aveva a Lenna la fermata davanti alla ditta, ogni giorno si può dire, partiva con il carro merci pieno di piastrelle che circa 100 operai si impegnavano continuamente a fabbricare. In quegli anni subentrò alla direzione della ditta il figlio rag. Giovanni, già insegnante di Tecniche nell’Istituto Professionale di Valnegra.

Nei primi anni 60 però, la diffusione dei manufatti in ceramica, più economica, moderna e di moda, portò crisi in azienda, che venne chiusa a Lenna e aperta a Ponte San Pietro come semplice punto vendita delle ceramiche. Era finita una bella storia aziendale dell’Alta Valle e come si era chiusa l’azienda anche il Giovanni Oberti, “il Machina” ci ha lasciato proprio l’8 novembre 1964, chiudendo così una storia di capacità produttiva con un materiale povero ma importante come il cemento.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti:
  1. verissimo, 🥰L' Oberti di Lenna,nel 1900,si dedicò al nuovo santuario al S.S.CROCIFISSO DI Valsecca Valle Imagna .🙏❤️❤️❤️❤️

  2. verissimo, bel lavoro. ricordare anche l' era delle tantissime squadre di muratori, ed ognuno, imparata la tecnica di usare il cemento, si costruiva la propria casa.

  3. Complimenti, gran bella ricerca che dá lustro alla Valle e serve come monito per evitare la ulteriore perdita di testimonianze storiche, artistiche e architettoniche.

Ultime Notizie

X
X
linkcross