Articolo estratto da "Quaderni Brembani n.23" a cura di Marco Mosca.
Se c’è una persona che ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Valle Brembana e che merita di essere ricordata a centodieci anni dalla morte, quella è sicuramente Cesare Mazzoni. Egli è stato infatti il regista dello straordinario sviluppo industriale e turistico vissuto all’inizio del Novecento da San Pellegrino Terme, che in pochissimi anni passò dall’essere un paese come tanti, seppur noto sin dal Medioevo per le proprietà terapeutiche delle proprie acque, al diventare una stazione termale di livello internazionale, capace di reggere la concorrenza con analoghe località estere e attrarre turisti facoltosi da ogni parte del mondo.
Il Re Mida di tale incredibile metamorfosi fu, dunque, l’avvocato milanese Mazzoni che, alla fine dell’Ottocento, ebbe l’idea geniale di creare una società finalizzata allo sfruttamento industriale delle acque sanpellegrinesi e, in parallelo, valorizzare la cittadina, strategicamente posizionata nel cuore della Valle. In altri termini, egli fu l’inventore dell’esportazione delle acque e della loro “gestione integrata”, ossia puntò a «trasformare la vendita di quest’acqua in bottiglia, che era iniziata da poco tempo in forme improvvisate ed artigianali, in un’attività su vasta scala e inoltre pensò di intrattenere i ricchi ospiti disposti a fermarsi alcuni giorni a San Pellegrino, per il motivo della cura, con attività ludiche, sportive e culturali».
Tale progetto, avviatosi con la fondazione della Società Anonima delle Terme nel 1899 e un capitale di mezzo milione di lire, determinò un impetuoso crescendo di iniziative a livello edilizio, tanto da ridisegnare completamente il volto di San Pellegrino e conseguire risultati inimmaginabili. Una volta acquistate le fonti private delle famiglie Palazzolo e Salaroli, presso le quali erano precedentemente sorti piccoli centri termali ormai non più funzionali, sul viale delle Terme venne costruito il moderno stabilimento dei bagni disegnato dall’ingegner Luigi Mazzocchi (1901), mentre, nella zona della fonte, fu eretto il bellissimo portico che dava accesso a un’ampia sala bibite in stile pompeiano. Fu quindi la volta della creazione della Società anonima per la costruzione e l’esercizio dei Grandi Alberghi di San Pellegrino (1902), il cui intento era quello di dotare il paese di un complesso alberghiero adeguato a intercettare le esigenze dei ricchi frequentatori delle terme e fare in modo che potessero prolungare il loro soggiorno in terra brembana.
Ciò si tradusse nell’inaugurazione dell’imponente Grand Hotel progettato dal già menzionato Mazzocchi e dall’architetto Romolo Squadrelli (1904) in un’area del paese all’epoca non ancora urbanizzata e poi destinata ad accogliere anche le stazioni della Ferrovia di Valle Brembana. Così, in meno di due anni, San Pellegrino si ritrovò a possedere un albergo colossale caratterizzato da eleganza e modernità: quello che, grazie all’apparato decorativo in stile Liberty, è stato definito “un edificio massiccio e vaporoso come un mastodontico dirigibile” si qualificò velocemente come uno degli hotel più moderni d’Europa, in quanto capace di ospitare contemporaneamente cinquecento persone e poiché dotato di ascensori, luce elettrica, acqua potabile, telefono, servizi signorili, campi da tennis e un magnifico giardino vivacizzato dalla presenza di piante e fiori tropicali. Non a caso, nel corso della sua storia, il Grand Hotel di San Pellegrino ebbe modo di ospitare illustri personaggi, quali, solo per citarne alcuni, la Regina Margherita di Savoia, la Regina Elena con i principi Umberto, Maria e Giovanna, il compositore Mascagni, il generale Cadorna, il regista Fellini, i poeti Montale e Quasimodo, nonché numerosi politici, ufficiali, diplomatici, industriali e personalità del mondo dell’arte e della cultura.
Sempre in quel periodo, ossia tra il 1904 e il 1905, divenne operativo lo stabilimento di imbottigliamento dell’acqua minerale, anch’esso abbellito da decorazioni in stile floreale, con macchinari semiautomatici e una sessantina di dipendenti: in un’epoca in cui la maggioranza delle persone ancora doveva rifornirsi d’acqua alle fontane pubbliche, l’idea di imbottigliare l’acqua di San Pellegrino ed esportarla in tutto il mondo ebbe un successo immediato e straordinario. Basti considerare i numeri: dalle 35000 bottiglie vendute nel primo anno di produzione si passò ai 3 milioni nel 1907 e ai 5 milioni nel 1912. Si tratta di dati eccezionali che attestano quanto le iniziative di Mazzoni e dei suoi collaboratori fossero lungimiranti: nel giro di poco tempo, infatti, la Sanpellegrino raggiunse tutti i continenti e si qualificò come un’acqua di alto livello, tanto da essere bevuta in prima classe persino sullo sfortunato Titanic.
Eppure, per il vulcanico Mazzoni tutto questo non era sufficiente; si arrivò pertanto alla costruzione del fiore all’occhiello della stazione termale, ossia al luogo destinato ad attrarre visitatori benestanti che potessero divertirsi con feste e balli, assistere a spettacoli teatrali e, soprattutto, giocare d’azzardo i propri soldi: il Grand Kursaal, ovvero il Casinò. Questo magnifico edificio, disegnato da Squadrelli e ancora oggi considerato uno dei migliori esempi di Liberty in Europa, venne realizzato in soli venti mesi e fu inaugurato nel luglio 1907 con una affollatissima serata di gala. Da quel momento San Pellegrino visse alcuni anni d’oro, durante i quali indossò con classe l’abito dei sogni: chi vi giungeva da ogni angolo del pianeta poteva in effetti entrare in un microcosmo spensierato, nel quale si intrecciavano divertimenti esclusivi, incontri galanti o d’affari, edifici raffinati, mondanità ed esperienze di benessere.
A interrompere bruscamente l’atmosfera di perenne domenica che aveva permeato la Belle époque brembana e ad aprire la strada a un lungo periodo di crisi provvidero due fatti tragici: innanzitutto, lo scoppio della Prima guerra mondiale nel 1914, che determinò un drastico calo delle presenze straniere e, in secondo luogo, l’inaspettata uscita di scena di Mazzoni nel 1915, stroncato da un malore a soli 58 anni alle 4 di notte del 20 agosto a Milano. «È con uno schianto che non ci è possibile nemmeno di esprimere che noi diamo la notizia della morte dell’avv. Cesare Mazzoni»: con queste parole si apre l’articolo a tutta pagina pubblicato dal Giornale di San Pellegrino per annunciare la scomparsa di colui che viene definito “l’apostolo della fortuna di San Pellegrino” Attraverso le parole dei giornali locali è possibile delineare un ritratto più concreto dell’uomo che già nel 1907 era stato così presentato ai lettori: «È pure milanese. Alto, aitante della persona, ritto, piuttosto rigido nel portamento; non ho potuto saperne l’età, ma dimostra circa 45 anni. È il presidente dei presidenti; presidente nato per ogni e qualunque grande impresa del commercio e dell’industria. Parla pochissimo; qualche intimo, anzi, lo ha chiamato “il muto”: ma le parole sue sono oro colato; un suo monosillabo è un ordine; un suo apprezzamento una sentenza; un suo giudizio basta a fotografare la situazione, a delineare un progetto, a determinare tutto un programma. È dotato di una operosità infaticabile, di una genialità versatile fino all’inverosimile. Egli va prodigando la sua preziosa collaborazione alle più disparate forme dello sviluppo economico, commerciale e industriale italiano e in ogni dove l’acutezza del suo ingegno e la sapienza delle sue iniziative imprimono una traccia così vasta e benefica, da farlo considerare il porte-bonheur di ogni impresa. [...] È appassionato automobilista. [...] Porta gli occhiali d’oro e, attraverso le lenti, lo sguardo grave, acuto ed intelligente, impone, per subita impressione di rispetto e ammirazione».
Analogamente, otto anni più tardi, vale a dire in occasione della sua dipartita, vengono tessute le lodi di Mazzoni, verso il quale il Giornale di San Pellegrino dimostra grande partecipazione facendosi interprete di un profondo sentimento di gratitudine da parte della popolazione, che si era organizzata per consegnare all’avvocato, proprio pochissimi giorni dopo, una medaglia d’oro in occasione del sedicesimo anniversario della fondazione delle Terme. Mazzoni viene effettivamente presentato come un industriale e finanziere eminente, un cittadino integro, un lavoratore instancabile e un uomo di mente e di cuore. Di lui vengono messe in evidenza le qualità non comuni che gli consentirono di diventare presidente o membro di una ventina di aziende: la perspicacia, la profondità di giudizio, l’equilibrio mentale, la grande abilità diplomatica e, soprattutto, la bontà sorridente, fatta di intelligenza e indulgenza. Tutte queste caratteristiche lo portarono a divenire una figura stimata per spirito imprenditoriale e cultura, benché sempre animata da modestia.
L’avvocato, molto legato a San Pellegrino, era solito restarvi tutta la domenica, perciò la sua presenza, unita a una proverbiale sollecitudine, l’aveva fatto percepire alla cittadinanza come una persona di riferimento all’interno della propria comunità. Di conseguenza, profonda fu l’impressione generatasi in paese alla notizia della sua morte: unanimi furono il cordoglio e il rimpianto per la perdita dell’uomo che «seppe parlare operando», per usare le parole pronunciate nel Cimitero Monumentale di Milano dall’onorevole Bortolo Belotti dopo i funerali celebrati nella basilica di San Babila, alla presenza di numerose personalità del mondo finanziario e industriale. Ovviamente, il compianto per l’avvocato-imprenditore non si limitò alla Valle Brembana, ma si estese ovunque egli avesse avuto relazioni personali o professionali; certamente, però, fu proprio a San Pellegrino Terme che si iniziò presto a pensare di trovare un modo tangibile per celebrare pubblicamente la memoria di colui che già nel 1906 era stato nominato all’unanimità cittadino benemerito da parte del Comune. Fu così che, dopo pochi mesi, si giunse all’intitolazione a Mazzoni del viale dei platani che conduce alla fonte termale, con questa motivazione: «A San Pellegrino l’illustre uomo ha dedicato gran parte della sua forte intelligenza ed infaticabile operosità, non risparmiando fatiche di ogni sorta; ha segnata alla nostra stazione termale una nuova era, l’ha elevata ad un posto di primissimo ordine».
Peraltro, oltre a questa iniziativa di carattere collettivo, il Giornale di San Pellegrino si dichiarò disponibile a inviare a quanti ne avrebbero fatto richiesta una copia dell’ultima istantanea di Mazzoni, scattata giovedì 19 agosto mentre scendeva le scale esterne del Grand Hotel. Quando si ha a che fare con personaggi illustri come Mazzoni, il rischio agiografico è dietro l’angolo. Sicuramente, però, non si possono negare gli strabilianti risultati conseguiti in un limitato lasso di tempo e in diversi campi dall’avvocato, la vera anima dello sviluppo di San Pellegrino Terme e ancora oggi motivo di ispirazione per capacità imprenditoriale e modernità di visione, fattori fondamentali per conservarne la memoria a distanza di più di un secolo da quando, spiazzando tutti, fece calare il sipario su una delle stagioni migliori della storia della Valle Brembana.






