"In Italia troppo stress e poche prospettive": Matteo e Lia ripartono dall'Australia

I due giovani valdimagnini, lei di Berbenno e lui di Locatello, scelgono di cominciare una nuova vita in Australia, lontani dallo stress del vivere italiano.
25 Luglio 2026

Ci sono decisioni che maturano nel tempo, spinte dal bisogno di ridefinire i propri confini, di mettersi alla prova e di fuggire da ritmi che, a lungo andare, rischiano di soffocare la serenità quotidiana. È il percorso intrapreso da Matteo Carminati, classe 1998 di Locatello, e Lia Pensa di Berbenno, classe 2003, che hanno scelto di lasciare la Valle Imagna per trasferirsi in Australia. Una scelta netta, maturata non per impulso, ma per rispondere a un desiderio profondo di crescita e di cambiamento.

Prima di imbarcarsi per il continente australiano, Matteo ha lavorato per cinque anni nel mondo della scuola, insegnando all'Istituto Comprensivo di Sant'Omobono Terme, dove si è diviso tra la scuola dell'infanzia e la primaria. Un'esperienza che ha lasciato un segno profondo e di cui, oggi, avverte la mancanza: "Lavorare con i bambini mi dava veramente tanto e, qui, ogni tanto, sento la nostalgia di quei momenti. Sento la nostalgia perché ogni giornata aveva il sapore e la sfida di lasciare un po' di te, un qualcosa di positivo, nella loro crescita. Credo che questa sia la soddisfazione più grande di questo lavoro: vederli crescere, poter essere d'aiuto e d'esempio”.

Nonostante l'attaccamento al suo lavoro, l'Italia cominciava a stare stretta a Matteo. A spingerlo verso la partenza è stata la necessità di sottrarsi a un sistema di vita dominato dalla fretta e dalla pressione costante: "In parte mi sentivo un po' stretto in Italia per tante cose. Sentivo il bisogno di cambiare aria, di mettermi alla prova, di uscire da certi schemi e anche di scappare da delle cose che non riuscivo più a vivere, come lo stress che c'è da noi. Tutti di corsa: per strada, al supermercato, al lavoro. Questa cosa di dover rincorrere il tempo sempre, di doverlo occupare per forza, non mi è mai piaciuta e nell'ultimo periodo veramente non riuscivo proprio a sopportarla. Questa fretta poi ti porta a essere infelice, nervoso, sempre agitato e ansioso”.

Alla base del viaggio non vi era però solo il desiderio di allontanarsi da una situazione stressante, ma anche una forte spinta propositiva: la volontà di abbandonare la propria zona di comfort per scoprire se stessi, conoscere il mondo, esplorare nuove culture e migliorare la lingua inglese. La scelta è caduta sull'Australia e non su un paese europeo proprio per garantire una rottura radicale con i modelli noti. Matteo spiega che, pur muovendosi all'interno dell'Europa, si continua spesso a respirare lo stesso tipo di tensione e mentalità.

L'Australia, invece, rappresentava una realtà completamente diversa, della quale aveva già avuto un assaggio durante una vacanza trascorsa anni prima per visitare la sorella Annalisa, residente nella "Terra dei canguri" da dodici anni e ormai cittadina australiana. In quell'occasione, a colpirlo era stata l'atmosfera: "Ero tornato a casa con una sensazione di serenità che avevo respirato qui e che difficilmente avevo trovato in Italia o in Europa. Ho voluto tornare per respirare un po' di questa aria buona”.

Quando Matteo ha comunicato la decisione a parenti e amici, la notizia non è giunta come una sorpresa: il suo desiderio di trasferirsi era noto da anni. Ciononostante, la distanza geografica comporta inevitabili complessità emotive per entrambe le parti: "Siamo dall'altra parte del mondo, per cui non possiamo dire che è facile sapere di avere la mamma e il papà dall'altra parte del mondo, e così non è facile per loro sapere che il figlio si trova lì. Però credo abbiano capito quanto fosse importante per me fare questa esperienza. Sentire di avere il loro appoggio mi ha dato tanta forza, soprattutto nei momenti iniziali, quando era tutto nuovo, tutto da scoprire e c'erano super tante fatiche e pensieri del tipo 'chi me l'ha fatto fare’”.

L'importanza dell'altra metà

matteo carminati australi 2 - La Voce delle Valli

Il viaggio è stato condiviso fin dal principio con la fidanzata, Lia Pensa, originaria di Berbenno, una presenza che ha reso l'impatto con la nuova realtà più sostenibile e sereno. Matteo ricorda che il giorno della partenza non ha avvertito ansia, ma entusiasmo e tranquillità, consapevole che la scelta era stata ponderata a lungo e che avere accanto la propria partner costituiva un punto d'appoggio fondamentale per affrontare insieme i successi e le difficoltà.

I primi mesi in Australia sono stati facilitati dalla presenza della sorella, che ha offerto a Matteo e a Lia l'alloggio iniziale, eliminando l'urgenza della ricerca di una stanza. I primi giorni sono stati comunque intensi, dedicati alle pratiche burocratiche essenziali: l'apertura del conto in banca, la richiesta dei documenti necessari, la comprensione delle dinamiche locali e l'acquisto di un'auto, mezzo indispensabile date le grandi distanze del paese. Anche l'impatto con la lingua ha presentato delle sfide, a causa dell'accento locale, della velocità del parlato, dell'uso diffuso di slang e della tendenza ad abbreviare le frasi.

Per quanto riguarda il lavoro, la ricerca si è svolta secondo modalità tradizionali, distribuendo i curricula di persona nei locali. Matteo, che aveva già lavorato come pizzaiolo circa sei anni prima, ha trovato impiego in questo settore dopo sole due settimane: "Ho iniziato a lavorare dopo due settimane come pizzaiolo e sto ancora facendo quello. Qui hanno bisogno di queste figure e poi, figurati, ti arriva l'italiano che fa il pizzaiolo e ti prendono ad occhi chiusi " spiega Carminati.

L'esperienza professionale oltreoceano ha permesso a Matteo di riscontrare notevoli differenze rispetto al sistema italiano, in particolare per quanto riguarda la tutela del tempo libero e la dignità economica delle professioni: "C'è sicuramente un maggiore equilibrio tra vita privata e lavoro, c'è un rispetto per il tempo libero e spesso conta molto quello che sai fare concretamente, più del titolo che hai. Un'altra cosa che mi ha colpito è che i lavori più semplici vengono pagati in modo dignitoso. Questo permette alle persone di mantenersi, di mettere da parte qualcosa, di vivere con tranquillità e di uscire due o tre volte a settimana a mangiare. C'è una maggiore valorizzazione del lavoro in sé, indipendentemente dal ruolo che si ricopre”. Un altro dettaglio pratico evidenziato riguarda l'organizzazione dei turni: per legge, se si superano le sei ore di lavoro, è obbligatorio usufruire di mezz'ora di pausa, una tutela che Matteo contrasta con i ricordi delle lunghe giornate lavorative affrontate in passato in Italia.

Stile di vita e prospettive per il futuro

Della cultura australiana, Matteo apprezza l'approccio rilassato e la disponibilità della popolazione: i rapporti interpersonali sono improntati al rispetto reciproco e all'assenza di giudizio, elementi che contribuiscono a creare un contesto sociale sereno. A questo si aggiunge un legame quotidiano e profondo con la natura e gli animali, favorito dalla presenza di ampi spazi, parchi, piste ciclabili e dalla vicinanza del mare.

La sua giornata tipo varia a seconda dei turni lavorativi, che possono prevedere la preparazione mattutina, il servizio del pranzo o quello della cena. Al di fuori degli impegni professionali, Matteo dedica il proprio tempo agli allenamenti in piscina e in palestra, allo studio in biblioteca e alle passeggiate in spiaggia al tramonto, attività che descrive come fondamentali per valorizzare la quotidianità.

matteo carminati australia - La Voce delle Valli

Nonostante i molti aspetti positivi della vita in Australia, il legame con l'Italia e con la Valle Imagna rimane vivo. Oltre agli affetti familiari e agli amici, a mancare sono i pranzi in famiglia, i prodotti gastronomici d'origine e l'atmosfera specifica delle piccole comunità: "Mi mancano alcune abitudini quotidiane, come l'atmosfera dei piccoli paesi, quel senso di familiarità che i piccoli paesini, che casa, riesce a darti. Io che vengo da Locatello e sento la mancanza di questa cosa. Mi mancano quegli aspetti che davo per scontati in Italia e poi, quando ti ritrovi dall'altra parte del mondo, senti che ti mancano. Cosa non mi manca? Non mi mancano lo stress e quella sensazione di non vedere un futuro. Qui io vedo delle prospettive per il futuro, in Italia non le vedevo”.

Per quanto riguarda i progetti a lungo termine, Matteo non ha ancora formulato un piano definitivo. L'intenzione attuale è quella di rimanere in Australia per i prossimi due o tre anni, valutando la possibilità che questa esperienza si trasformi in un progetto di vita più stabile e duraturo: "Vedo un futuro, ma non ho un piano definitivo. Al momento mi sto godendo questa esperienza e piano piano sto cercando di capire dove mi porterà. Mi piacerebbe restare ancora un po', nei prossimi anni l'Australia potrebbe diventare qualcosa di più di una semplice tappa. In ogni caso, sento che questa scelta mi sta facendo crescere tantissimo dal punto di vista personale, umano e professionale. Comunque sarà, porterò con me tutto quello che sto vivendo, perché è bellissimo”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime Notizie

X
X
linkcross