Ci sono mestieri che più di altri si tramandano di generazione in generazione: sforzo, sacrificio e passione diventano l’eredità delle famiglie che hanno fatto dell'allevamento la propria quotidianità. È la realtà di molte aziende agricole delle valli bergamasche, come quella di Silvano Busi di Valtorta, che dal 1975 porta avanti un lavoro trasmessogli da sua madre.
“Tutto nasce da un’attività di famiglia, mia mamma gestiva inizialmente l’azienda, era piccolina, aveva 2-3 mucche. Io ho cominciato a lavorarci 51 anni fa e successivamente, insieme a mio papà e mio fratello, ho costruito la stalla. Dal 1986 gestisco l’azienda da solo, pian piano con il tempo sono riuscito a ingrandirmi”. Alla base di tutto c’è però la passione per il proprio lavoro, come ci tiene a sottolineare lui stesso.
“Se non c’è la passione questo mestiere non si fa. Mi sono sempre piaciuti gli animali, ma ho sempre avuto a cuore anche il presidio del territorio”. Ammette: “Mi piace tagliare i prati perché è bello vedere il mio paese il più pulito possibile, anche se ora ho una certa età e faccio un po’ di fatica”. Ancora nessuna luce filtra tra le cime delle montagne quando la giornata tipo di Silvano ha inizio: “Mi alzo presto la mattina, alle 5, massimo 5:30 - precisa - La prima cosa che faccio è sistemare la stalla e poi, alle 8 inizio, il mio turno in latteria fino all’ora di pranzo. Nel pomeriggio, invece, torno in stalla e mi dedico alla mia attività”.
La sua azienda conta tredici bovini da latte di razza Bruna Alpina e tre esemplari di mucche Jersey. Il suo latte viene impiegato nella lavorazione di due prodotti iconici: l’Agrì di Valtorta e lo Stracchino all’Antica delle Valli Orobiche, entrambi presidi Slow Food.
“Ho imparato a fare l’allevatore e a fare il casaro osservando e lavorando con la gente più esperta: è un mestiere che si tramanda”. Oggi, però, risulta difficile tramandare questo lavoro: i giovani in alta valle sono sempre meno per via dello spopolamento e sono pochi, tra coloro che restano, che scelgono di fare l’allevatore invece di dedicarsi ad altro.
“Purtroppo non c’è ricambio generazionale, anche se vedo che non è un problema solo del mio settore. Sicuramente in agricoltura e allevamento, specialmente in montagna, è un problema che si avverte maggiormente”. A chi sceglie questo percorso invece Silvano consiglia: “L’organizzazione, così come lo studio delle basi, sono necessari. A chi vuole iniziare auguro di trovare qualcuno con cui condividere tutto ciò perché bisogna tenere a mente che si tratta di un lavoro che richiede la presenza 365 giorni l’anno. Se si è in due è meglio”. Avviare un’azienda in Val Brembana porta inevitabilmente l’allevatore a scontrarsi con problemi dovuti dalla conformazione del territorio e ad alti costi di produzione.
“La montagna è scomoda, difficile, non si riescono a fare i numeri. È anche per questo che noi abbiamo puntato a fare prodotti di nicchia: ne produciamo meno ma riusciamo a recuperare in qualità quello che non riusciamo a fare in quantità”. Ci sono invece ostacoli più insidiosi della montagna stessa, che non vengono imposti dalla natura ma bensì dall'uomo e che chi possiede un’attività è chiamato a farci i conti: la burocrazia. “Bisognerebbe tagliare un po’ la burocrazia. Chi ha un’azienda di questi tempi dovrebbe avere una persona impiegata solo per gestire la parte burocratica del lavoro. Per gli agricoltori e allevatori questo è un costo e un peso ulteriore, un impiego di tempo che si toglie al lavoro effettivo”, afferma Silvano.
Oltre alla sua attività personale Silvano è, da anni, impegnato con la Latteria Sociale di Valtorta, una realtà composta da piccoli produttori agroalimentari uniti in cooperazione e mossi dall’obiettivo comune di promuovere e valorizzare i prodotti del proprio territorio.
“Sono entrato in Latteria nel 1986, come aiuto casaro e poi nel 1994 sono diventato presidente della cooperativa. Ho ricoperto questo ruolo fino al 2022 e sono soddisfatto del lavoro svolto. Siamo riusciti ad aumentare la produzione, incrementando così anche i prodotti di qualità come l’Agrì, che avevamo un po’ perso. Ma si puó sempre fare di più. Siamo partiti in 3 a lavorare in questa cooperativa e ora siamo raddoppiati. Qualcosina di buono l’ho lasciato, spero”. Certo è che la Latteria è una delle tappe fondamentali dei turisti che passano per Valtorta: “Arrivano persone anche da fuori Bergamo, i clienti poi sono felici e per noi riuscire a vendere i nostri prodotti e avere un riscontro positivo è sempre una bella soddisfazione”.




