“Armati” di secchi, barriere e amore per la natura, per salvare i rospi dagli pneumatici delle auto. Ogni anno, in Valle Imagna, la Comunità Montana e i volontari intervengono per aiutare gli anfibi nel delicato periodo della migrazione.
"Mi occupo di boschi, foreste e vigilanza ecologica con salvaguardia anfibi, un ambito forse sottovalutato, ma di grande importanza per il territorio - spiega Roberto Rota, responsabile dell’ufficio agricoltura della Comunità Montana Valle Imagna - A fine inverno, quando salgono le temperature, gli anfibi si spostano dai siti dove svernano, chiamati siti di latenza invernale, per portarsi verso aree umide come pozze e ristagni d’acqua per potersi riprodurre”.
Un tragitto irto di insidie. “Quando si spostano, attraversano delle strade, gli spostamenti avvengono sempre la sera; quindi, il transito degli autoveicoli porta allo schiacciamento degli anfibi. Da diversi anni svolgiamo attività grazie ai cittadini volontari, da un paio di anni anche con le guardie ecologiche del Parco dei Colli di Bergamo e della Comunità Montana Valle Imagna”.
In particolare, spiega Rota, la tutela degli anfibi riguarda tre Comuni: “Operiamo ad Almenno San Bartolomeo, a Sant’Omobono Terme e a Costa Valle Imagna, dove è iniziata l’attività nel 2012 dopo la segnalazione di una cittadina. Almenno è la situazione più complicata, perché la migrazione avviene nel centro abitato, quindi ci sono una serie di volontari che operano per salvaguardare la popolazione di anfibi a rischio che percorre strade che hanno parecchia percorrenza”.
Ecco, dunque, che entrano in gioco una serie di protezioni per aiutare gli animali: “Ad Almenno riusciamo a montare barriere per impedire l’accesso alla strada da parte degli animali. I volontari percorrono le strade per togliere i rospi e raccolgono quelli fermati dalle barriere, per poi liberarli in alcuni punti di rilascio predefiniti”.
Un’attività importantissima per l’habitat vallare, come si capisce dai numeri forniti da Rota. “Intercettiamo soprattutto il rospo comune, a Costa Valle Imagna il primo anno abbiamo raccolto 600 individui, nel 2025 la metà, con un picco di 800 individui nel 2013, poi il numero è andato calando. A Costa intercettiamo anche la rana montana, l’anno scorso erano circa 120/130 individui. Ad Almenno abbiamo iniziato nel 2018, ci siamo attestati su 300 circa rospi lo scorso anno insieme a rana dalmatina, salamandre e altri rospi, mentre a Sant’Omobono Terme la migrazione è cresciuta costantemente con rospi e salamandre”.
Uno spaccato che punta i riflettori su un fenomeno spesso sfuggente. “In Valle Imagna non montiamo le barriere, quindi percorriamo le strade dopo il tramonto, ovviamente sempre in sicurezza con tutte le protezioni del caso. Quest’anno non abbiamo ancora iniziato a Costa Valle Imagna, in questo momento la migrazione è ferma, ma quando ricomincerà a piovere ripartirà. Tutti gli anni, ini collaborazione con la Pro Loco Almenno, organizziamo una serata informativa per formare e informare i volontari. La stagione è lunga perché ad Almenno San Bartolomeo si va da metà febbraio a maggio, lì ogni sera i volontari in servizio hanno un referente”.
Spesso è però difficile trovare cooperazione, fondamentale anche da parte degli enti locali. “Nei siti in valle l’attività è più estemporanea, si valuta di giorno in giorno se si riesce a trovare qualcuno - racconta Rota - A Sant’Omobono, da due anni, abbiamo chiesto al sindaco di chiudere un tratto di strada che non provoca disagi alla popolazione. Abbiamo chiesto lo stesso ad Almenno San Bartolomeo, lunga la strada chiusa c’è un’abitazione, ma speriamo di non dare troppo fastidio. Almenno è uno dei due siti in Lombardia dove la migrazione avviene anche in autunno. Non sappiamo perché ciò avvenga, avremmo bisogno di qualcuno che facesse una ricerca ad hoc, magari una tesi di laurea o di dottorato”.







