Turismo preoccupato per la fase 3: in provincia coinvolti 32 mila addetti, stagionali esclusi

Redazione 11/05/2020 0 commenti

La principale preoccupazione nel settore turistico non riguarda la Fase 2, ma la fase 3. Quest’estate le strutture turistiche potranno operare? I turisti potranno arrivare da altri territori ed altre Regioni? I lavoratori potranno essere riassunti? Avranno lavoro gli Stagionali? Stiamo parlando di un’industria che complessivamente a Bergamo conta su poco meno di 7000 imprese con 32.000 addetti, stagionali esclusi.

“Siamo davvero preoccupati per la tenuta delle aziende a vocazione turistica e per i livelli occupazionali”. FISASCAT CISL Bergamo sottolinea l’importanza che il turismo ha per la provincia e la consapevolezza che è sicuramente uno dei settori più colpiti dagli esiti della pandemia e che tarderà a ripartire.

“Da pochi anni il turismo a Bergamo sta crescendo, cominciando a diventare un settore trainante della crescita economica ed occupazionale; ma rimane un settore fragile in cerca di professionalità nuove e di un consolidamento dei risultati. In questa logica andava anche l'importante accordo territoriale sulla stagionalità sottoscritto lo scorso anno con Ascom e che ha dato buoni risultati.È già il momento – dice Alberto Citerio, segretario generale della categoria – di ragionare sui nuovi modelli di aggregazione, sulla loro sostenibilità economica e sui posti di lavoro da conservare. Come organizzazione sindacale abbiamo la responsabilità di salvaguardare salute e sicurezza insieme alla ripresa economica”.

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“In questo momento , alcuni lavoratori del comparto stanno percependo ammortizzatori sociali, ma altrettanti, quelli definiti stagionali, non hanno ammortizzatori, non hanno prospettive di lavoro e attendono il bonus di 600 euro che per tanti ancora deve arrivare”.  "Abbiamo anche i circa ottomila Lavoratori e Lavoratrici intermittenti o 'a chiamata' che sono esclusi dagli ammortizzatori sociali e senza reddito da due mesi e mezzo: una perdita per tutto il settore”

FISASCAT CISL ritiene che le misure varate dal Governo non siano sufficienti. “Siamo pronti a dare il nostro contributo e invitiamo le associazioni datoriali a dare il via a comitati attraverso gli organismi paritetici territoriali, per accompagnare le imprese e i loro dipendenti, per iniziare a redigere protocolli sulla sicurezza. In una fase così delicata serve il rispetto delle regole da parte di tutte le aziende; una concorrenza sleale che danneggerebbe ulteriormente tutto il settore”.

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