Poca neve, estati oltre i 30°C: gli effetti del cambiamento climatico (anche) nelle nostre valli

Manuel Mazzoleni 11/02/2020 0 commenti

“Non ci sono più le mezze stagioni...”, “ … non nevica più come una volta…” sono due tra le tante frasi che sempre più riecheggiano in bar, negozi o semplicemente nei discorsi che affrontiamo con i nostri genitori o ancora più anziani. Come spesso accade la saggezza popolare o dei nostri anziani trova sempre riscontro in un fondo di verità.

In effetti il clima sta cambiano. Lo stiamo sperimentando anno dopo anno, in maniera sempre più decisa, con inverni che di inverno sanno sempre meno ed estate che invece sanno sempre più d’estate. Cosa sta succedendo al nostro caro e unico Pianeta. In una semplice parola HA LA FEBBRE! E quindi è malato? La risposta è purtroppo sì. I dati confermano, infatti, che il sistema climatico terreste (sinergia tra atmosfera, terra, oceani ed ecosistemi) si sta continuamente riscaldando, superando la soglia di 1°C rispetto ai livelli pre-industriali.

Un’impennata delle temperature che ha portato a conseguenze sotto gli occhi di tutti: ghiacci e ghiacciai che si sciolgono, ondate di calore sempre più frequenti, eventi estremi sempre più violenti e diffusi, inverni sempre meno rigidi, aree del globo a rischio siccità e area sempre più sommerse dall’innalzamento del livello del mare. Per non dimenticare di oceani sempre più acidi, nevicate che si spingono ad altitudini sempre più elevate, specie animali che migrano dai paesi tropicali verso latitudine più settentrionali. Colpa di chi? E sempre più evidente e confermato che la forzante antropica, iniziata con la Rivoluzione Industriale, ha giocato e gioca un ruolo fondamentale in tutto questo.

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L’emissione di gas climalteranti, tra tutti la fatidica CO2, ha determinato concentrazioni di gas serra in atmosfera mai così elevate negli ultimi 800 mila anni. Il cambiamento climatico coinvolge tutto il pianeta, chi più chi meno, e non lascia spazio a nulla di buono nel futuro se azioni concrete di riduzioni delle emissioni non verranno attuate nel breve. Sfortunatamente l’Europa e anche il nostro Bel Paese rientrano in quello che viene definito “hot point” ovvero punto caldo. Qui il riscaldamento, rispetto all’era pre-industriale, è maggiore rispetto alla media globale con anomalie di temperature che già superano 1.5°C, sfiorando localmente anche i 2°C.

Anche le nostre valli non sfuggono a questa regola. Specie negli ultimi decenni il cambiamento climatico si è fatto sempre più evidente: nevicate che in inverno non sono più una costante ma ormai un’eccezione, estati che diventano sempre più roventi con massime oltre i 30°C anche sulle nostre vette, periodi di siccità sempre più prolungati che fanno da contrasto a giornate in cui sembra che tutta la pioggia del cielo debba cadere in poche ore, lasciando al suolo quantitativi di acqua che solitamente scendono in un mese o più. Anche i dati registrati dalle stazioni meteorologiche sparse nelle nostre valli confermano che la temperatura media è in costante aumento, che le piogge sono distribuite su un minor numero di giorni ( sinonimo di eventi più violenti) e che il limite delle nevicate si sta alzando, costringendo gli operatori sciistici ad affidarsi sempre più alla neve artificiale o a migrare verso altitudini sempre più elevate.

Nel 1985 il Nord Italia sperimentava la grande nevicata del secolo. Da allora sono passati solo 35 anni ma guardando gli ultimi inverni sembra sia passato un’eternità. Cosa ci attende nel futuro? Difficile dirlo. La sfida di tutti è quella di limitare il riscaldamento globale sotto la soglia dei 2°C o ancora meglio dei 1,5°C. Per farlo serviranno azioni sempre più concrete che portino a un azzeramento delle emissioni di gas serra e nel contempo a tecnologie che permettano di “rimuovere” il surplus che sino ad oggi abbiamo accumulato. Nel nostro piccolo anche noi possiamo fare il nostro, basta aver la voglia e la convinzione di poter salvare l’unico Pianeta a nostra disposizione e perché non anche le nostre amati valli…

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