Atalanta-Lecce 3-1, esordio perfetto al Gewiss Stadium

Leandro Rinaldi 07/10/2019 0 commenti

È un esordio perfetto ieri pomeriggio, 6 ottobre. L’Atalanta torna a giocare a Bergamo dopo 5 mesi di assenza e sforna una prestazione maiuscola contro il Lecce: 3 a 1 il risultato finale, ma sono incalcolabili le occasioni da gol per i bergamaschi, che avrebbero potuto segnare tranquillamente altre 3 reti. La nuova Curva Nord esalta al massimo il caloroso tifo bergamasco, il settore si riempie un’ora prima del fischio d’inizio: la struttura lascia davvero senza fiato, un’opera imponente che ha pochi paragoni in Italia.

Per gli orobici i tre punti sono fondamentali, quindi Gasperini non rinuncia a Zapata, Ilicic e Gomez, nonostante le fatiche di coppa; dietro si rivede Simon Kjaer.  Liverani non snatura il proprio gioco, i salentini optano per un atteggiamento propositivo, rinunciando alla difesa ad oltranza e provando a costruire dal basso, mantenendo la squadra corta e compatta. Lo spirito costruttivo dei Lupi premia per la prima mezz’ora, anche se la Dea costruisce almeno due nitide chance. La più clamorosa è per Ilicic, lo sloveno a tu per tu con Gabriel costringe quest’ultimo ad un vero miracolo. 

Al 30’, Gosens pressa alto, recupera palla e la serve a Zapata: il suo destro è un missile che gonfia, per la prima volta al Gewiss Stadium, la rete della porta avversaria. 1 a 0 meritato per l’Atalanta e 6 gol in 7 partite per il bomber colombiano, cifra pazzesca per un giocatore in forma strepitosa.  È l’uomo delle prime volte: martedì il primo goal in Champions, oggi il primo al nuovo stadio. I salentini accusano il colpo, la Dea ne approfitta. Zapata, ancora lui, dialoga palla a terra con Gomez, il Papu entra in area, dribbla un difensore e batte Gabriel con un sinistro chirurgico. 

1-2 micidiale dell’Atalanta, 300 secondi fatali per il Lecce. Primo tempo a senso unico, solo l’estremo difensore leccese impedisce che la seconda frazione diventi pura accademia. Al rientro dagli spogliatoi, l’andazzo della partita non cambia minimamente. La Dea produce occasioni in quantità: De Roon sfiora l’incrocio da fuori, Gosens devia sottoporta una conclusione di Gomez, palla tra le braccia di Gabriel. È solo il preludio al tris nerazzuro.

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L’esterno tedesco scambia benissimo con Ilicic e si presenta in area, tiro angolatissimo e 3 a 0, primo gol sotto la nuova Nord che, evidentemente, è in delirio. Di fatto, la partita si chiude al 56’, l’unico aspetto incerto è il passivo con cui si chiuderà l’incontro. l’Atalanta non alza il piede dall’acceleratore, costruendo occasioni su occasioni, grazie anche all’ingresso dell’ex Muriel. Ilicic manda alto da ottima posizione, poi la sua conclusione, destinata al fondo del sacco con Gabriel battuto, viene salvata da Lucioni. Entra Malinovsky, la Dea di fatto costringe il Lecce nella propria area.

Gomez semina il panico e prova lo scavetto su Gabriel in uscita, altra prodezza del portiere, che para anche una conclusione da fuori di Muriel e un colpo di testa insidioso di Gosens. Il Lecce si affaccia in avanti solo al minuto 86. Punizione dalla sinistra di Falco, sul secondo palo arriva tutto solo Lucioni, incornata precisa e gol della bandiera per i salentini. Distrazione evidente, però, della difesa bergamasca, che davvero non riesce a chiudere una partita con la rete inviolata. Il match si conclude con un ultimo assalto della Dea, che però non riesce a rendere più rotondo un già soddisfacente 3 a 1. 

Ottima prova da parte di tutti gli uomini di Gasperini, in particolare brillano Kjaer, una sicurezza, Gomez, Gosens e Zapata. L’unico neo della gara sta proprio nel gran numero di occasioni sciupate, specialmente se si pensa che il Lecce ha segnato sfruttando uno dei due tiri in porta realizzati nell’arco dei 90 minuti: la Dea ne ha totalizzati 15.  Alla fine è festa grande, il Gewiss Stadium saluta la squadra prima della sosta per le nazionali. Si ritorna in campo sabato 19 ottobre, a Roma contro la Lazio. C’è una finale di coppa Italia da vendicare, per mantenere la posizione nella parte alta della classifica: una sfida perfetta per capire quanto lontano possa arrivare la Dea. 

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