Truffati da un test di intelligenza. Capita anche questo, nel mondo della truffa 2.0. Capita che mentre provi a misurare il tuo Q.I, qualcuno si stia adoperando per alleggerire il tuo conto bancario. A Adiconsum Bergamo, negli ultimi tempi, sono arrivate decine di segnalazioni riguardanti il passaggio su siti apparentemente normali, se non venati di una certa allure scientifica, e conseguenti addebiti non autorizzati sulla propria carta o conto online. Qualcuno si è trovato abbonato a servizi non richiesti, con notevoli difficoltà a disdirli. Pare che gli utenti maggiormente colpiti siano i possessori di una card Postepay
“Quasi tutti i siti che promettono test di intelligenza online sono legati a una truffa che si basa su un'interfaccia utente confusa per abbonare gli utenti senza che se ne rendano conto – avverte Mina Busi, presidente di ADICONSUM Bergamo - Gli addebiti su Postepay legati a presunti "test di intelligenza" (spesso associati a siti come iqbrain.co o simili, con importi variabili, spesso intorno ai 29-30 euro) sono da considerarsi truffe online o sottoscrizioni fraudolente. Questi siti spesso promettono un test IQ gratuito o a pochi centesimi, per poi attivare un abbonamento nascosto che addebita importi elevati sulla carta utilizzata”.
Cosa fare immediatamente se hai subito questo addebito: ADICONSUM consiglia di bloccare subito la carta, chiamando il numero verde di Poste Italiane 800.00.33.22 (attivo 24h) o bloccala tramite app; contestare l'addebito, compilando il modulo di disconoscimento operazione/contestazione, scaricabile dal sito di Poste Italiane o richiedibile in ufficio postale; sporgere denuncia presso la Polizia Postale o i Carabinieri per truffa e utilizzo indebito della carta, fondamentale per la procedura di rimborso, poi inviare il modulo di contestazione alle Poste. È anche utile inviare una segnalazione di phishing ad antiphishing@posteitaliane.it.
Per recuperare soldi truffati, vanno contattati immediatamente l’Istituto o la Banca per bloccare le transazioni e sporgere denuncia alla Polizia Postale o Procura entro 24-48 ore. “Quello che è necessario – continua Busi – è raccogliere prove (email, chat, ricevute) e, se la banca non rimborsa, rivolgersi all'Arbitro Bancario Finanziario (ABF) con l'ausilio dell'Associazione Consumatori. La velocità è fondamentale per il recupero. Comunque, noi consigliamo di non inserire mai i dati della Postepay (numero, scadenza, CVV) su siti poco conosciuti o in cambio di test online, di diffidare di offerte che chiedono cifre irrisorie (1-2 euro) per servizi digitali. Ricordatevi che Poste Italiane o la Banca non richiedono mai credenziali, PIN o codici di sicurezza via email, SMS o chiamate”.
LEGGI QUA
La truffa della ballerina su WhatsApp, anche a Bergamo: come funziona e come difendersi
In Val Brembana allarme pacchi in contrassegno: i truffatori chiedono soldi per scatole vuote
Truffe telefoniche da finti Carabinieri in Val Brembana: allarme dalla Compagnia di Zogno








