L’Atalanta trova tre punti conquistati di misura sulla Roma (1-0), ed inizia al meglio il nuovo anno, una vittoria che vale la rincorsa alla zona Europa. La ripresa del campionato nel 2026 per l’Atalanta assume un sapore intenso quanto simbolico: non solo per l’importanza della partita contro una grande squadra come la Roma, ma soprattutto per il ritorno a Bergamo di Gian Piero Gasperini, l’allenatore che ha costruito negli anni la Dea attuale e che oggi siede sulla panchina giallorossa. Lo stadio è una bolgia, il Gewiss Stadium si carica di emozioni già prima del fischio d’inizio, nell’onore di chi ha fatto la storia recente del club nerazzurro.
Palladino sceglie un undici quasi tipo, si rivede Scalvini che sostituisce Hien, per il resto gli stessi titolari della gara contro l’Inter: Carnesecchi, Djimsiti, Kolasinac, Zappacosta, De Roon, Ederson, Bernasconi, Zalewski, De Ketelaere e Scamacca. Anche Gasperini cambia poco rispetto alla vittoria contro il Genoa. Sempre Svilar tra i pali, Mancini, Ziolkowski ed Hermoso in difesa, Rensch e Celik esterni, Kone e Cristante a centrocampo, Soulé e Dybala dietro Ferguson.
La Dea scende in campo con determinazione fin dalle prime battute: gli uomini di casa hanno nel pressing alto e nella qualità palla al piede le loro armi migliori, e la scelta di schierare un attacco vivo e rapido sembra puntare fin da subito a far capire che questa sfida non è solo una gara ma un’affermazione di identità. I primi minuti di gioco vedono l’Atalanta prendere in mano le redini del ritmo, muovendo la palla con pazienza e cercando gli spazi per far male alla difesa di una Roma vigile ma attenta a non scoprirsi troppo.
La svolta arriva al 12′, quando un’azione costruita con pazienza porta al gol che spezza l’equilibrio: cross calibrato di Zalewski, mischia nell’area avversaria e Giorgio Scalvini è abilissimo ad inserirsi al momento giusto per battere Svilar con un tocco preciso. È l’1-0 per l’Atalanta, e lo stadio esplode. Una rete che non è solo vantaggio, ma anche premio per l’approccio aggressivo e per quel desiderio di imporsi nei primi minuti, tipico delle migliori versioni atalantine. La reazione della Roma è immediata ma confusa: i giallorossi provano a ripartire, cercando di sfruttare la qualità di giocatori come Paulo Dybala e Matías Soulé, ma trovano davanti a sé una retroguardia nerazzurra compatta e ben organizzata anche se al minuto 22 Kolasinac è costretto a uscire, al suo posto Honest Ahanor.
L’Atalanta tuttavia non si limita ad arretrare dopo il gol, anzi, mantiene equilibrio e intensità, con le mezzali che non si risparmiano nei raddoppi e i laterali pronti a supportare l’azione offensiva quando possibile. Col passare dei minuti la partita si fa più fisica, gli scontri a centrocampo aumentano e la Roma prova a spingere con maggior decisione. Tuttavia, l’Atalanta sembra gestire con lucidità: la pressione alta costringe spesso l’avversario all’errore prima ancora che si avvicini pericolosamente alla porta di Carnesecchi. Poco dopo la mezz’ora l’Atalanta di fatto raddoppia: su assist di Bernasconi imperioso stacco di Scamacca che batte Svilar, sembra tutto regolare ma dopo una manciata di minuti Fabbri viene chiamato al monitor: alla fine il gol viene annullato per una posizione di fuorigioco all'inizio dell’azione del numero nove nerazzurro.
Nel secondo tempo la Roma intensifica le sue iniziative, spingendo sulle fasce e cercando di velocizzare il gioco per scardinare la compattezza atalantina. Gasperini inserisce Tsimikas e Dovbyk per Rensch e Ferguson, Palladino risponde con Musah e Hien per Zalewski e l’acciaccato Scalvini. Le occasioni giallorosse però non si concretizzano: la difesa di casa legge bene le situazioni, raddoppia con efficacia e limita gli spazi per gli attaccanti giallorossi, anche l’ingresso in campo di El Shaarawy per Soulé non cambia verve alla gara. L’Atalanta, dal canto suo, non si chiude a riccio ma continua ad attaccare gli spazi con intelligenza, sfruttando l’esperienza e la capacità di leggere le fasi di gioco dei suoi elementi di maggior talento, le forze date da Kristovic e Maldini per Scamacca ed Ederson aggiungono freschezza.
Negli ultimi venti minuti la partita resta intensa, ma la solidità dei padroni di casa regge bene agli assalti finali: i nerazzurri lottano su ogni pallone, fanno sentire la pressione con aggressività e mantengono lucidità anche quando la Roma alza il baricentro, guidata dal solito Dybala. È una vittoria che vale più dei tre punti: è un’affermazione di carattere, una risposta concreta alle attese di un pubblico che sa quanto l’identità di questa squadra sia fatta di intensità, coraggio e qualità. In una serata carica di significati — con il ritorno di Gasperini da avversario — l’Atalanta ha vinto, ha battuto una contendente all’Europa e ha dato prova di forza dopo la brutta sconfitta contro l’Inter.






