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Coldiretti contro la Bergamo-Treviglio: "C'è crisi alimentare e si cementifica fertile campagna"

"Un’opera assolutamente fuori contesto, già vecchia ancora prima di essere realizzata”, Così Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo, commenta il via libera all’autostrada Bergamo Treviglio, un’infrastruttura che da sempre considera […]
1 Aprile 2022

"Un’opera assolutamente fuori contesto, già vecchia ancora prima di essere realizzata”, Così Alberto Brivio, presidente di Coldiretti Bergamo, commenta il via libera all’autostrada Bergamo Treviglio, un’infrastruttura che da sempre considera “una inutile ferita per il territorio e per l’attività agricola”, a maggior ragione in questo momento in cui si è capito l’importanza di garantirsi la sovranità alimentare.

“In questo momento in cui si sta facendo il possibile, sia a livello Europeo sia a livello nazionale, per trovare nuove superfici da coltivare – puntualizza Brivio - questo ennesimo progetto, che andrà a cementificare altra fertile campagna, risulta illogico soprattutto perché andrà a compromettere ulteriormente la nostra già precaria capacità di approvvigionamento alimentare. Purtroppo stiamo vivendo la più grave e preoccupante emergenza alimentare degli ultimi anni, una tempesta perfetta causata da un lato dai cambiamenti climatici e dall’altro dalla guerra in Ucraina con i conseguenti aumenti dei costi dell’energia e delle materie prime. Nel rispetto delle prerogative delle istituzioni competenti rimane netta la nostra contrarietà a questa infrastruttura ritenendo che la visione strategica da adottare sia un’altra”.

Coldiretti Bergamo ricorda che l’Italia è un Paese deficitario su molti fronti per quando riguarda il cibo: produce appena il 36% del grano tenero che le serve, il 53% del mais, il 51% della carne bovina, il 65% del grano duro per la pasta, il 73% dell’orzo, il 63% della carne di maiale e i salumi, il 49% della carne di capra e pecora mentre per latte e formaggi si arriva all’84% di autoapprovvigionamento. Una situazione che espone pericolosamente l’intero sistema agricolo e gli stessi consumatori dalle conseguenze delle speculazioni e degli eventi internazionali.

“Se poi focalizziamo l’attenzione sulla viabilità del territorio interessato dalla Bergamo Treviglio – prosegue il presidente di Coldiretti Bergamo - facciamo notare come sia già a buon punto la realizzazione della tangenziale di Verdello, un’arteria in grado di superare uno dei punti nevralgici più critici del traffico”.

Coldiretti Bergamo evidenzia che secondo l’ultimo rapporto ISPRA al 2020 era già stato consumato l’11,8% di suolo provinciale. Solo nel periodo tra il 2019 e il 2020 sono stati sacrificati 114 ettari. Non si tratta solo di fare considerazioni sul suolo che è stato cementificato, ma anche su ciò che questo fenomeno comporta.

Oltre l’importanza rivestita nella sfera ambientale e sociale, la necessità di tutelare il suolo emerge anche dai costi riconducibili al suo ‘degrado'. Quest’ultimi, secondo stime del Parlamento europeo, superano i 50 miliardi di euro all'anno per il solo territorio comunitario. In assenza di un reale cambio di modello, in Italia il costo complessivo tra il 2012 e il 2030 a causa della perdita di servizi ecosistemici potrebbe raggiungere i 99,5 miliardi di euro.

Il suolo - sottolinea Coldiretti Bergamo - è una risorsa ambientale fondamentale, ma purtroppo limitata e non rinnovabile. Occorrono, infatti, più di 2 mila anni per formare 10 cm di terreno ma, nonostante questo, ancora troppo spesso, le superfici agricole, naturali o semi-naturali vengono occupate da coperture artificiali ad un ritmo difficilmente sostenibile.

“Preoccupa molto ciò che si prospetta per il futuro – conclude Brivio –, anche in previsione del moltiplicarsi di poli logistici, già largamente presenti sul territorio provinciale. Come proposto anche al Presidente della Provincia, non possiamo più limitarci a rincorrere questa o quella emergenza, ma è ormai indifferibile trovare il modo per programmare lo sviluppo del nostro territorio in modo condiviso. È evidente che abbiamo bisogno di produrre più cibo, quindi dobbiamo decidere una volta per tutte se vogliamo continuare ad esaltare solo con le parole la nostra capacità di produrre qualità e la bellezza dei nostri paesaggi, oppure se vogliamo difendere questo patrimonio con scelte concrete e coerenti”.

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